Politica 13 Maggio 2020 17:40

Covid-19, Pittella (Pd): «Estendere copertura Inail a 60mila camici banchi. Obiettivo ‘agganciare’ norma al Dl Rilancio»

Già venti senatori hanno firmato il Ddl del senatore e medico legale del Partito democratico Gianni Pittella. «La sentenza della Cassazione 1663/2020 ha aperto uno spiraglio importante, avendo esteso la copertura Inail ad altri soggetti che svolgono attività parasubordinate. Ora in Parlamento sanare vulnus». MMG, pediatri di libera scelta e specialisti ambulatoriali le categorie interessate

Covid-19, Pittella (Pd): «Estendere copertura Inail a 60mila camici banchi. Obiettivo ‘agganciare’ norma al Dl Rilancio»

«Pensiamo che i sanitari che operano in regime di convenzione e sono sovente la prima interfaccia sanitaria per il cittadino meritino di essere pienamente integrati nelle tutele dagli infortuni e malattie professionali». Sta riscuotendo successo la battaglia di Gianni Pittella, medico legale e senatore del Pd, per estendere la tutela infortunistica Inail ai medici medicina generale, ai pediatri di libera scelta e agli specialisti ambulatoriali e della continuità assistenziale nei casi accertati di infezione da Covid-19 in occasione di lavoro. Per ora si tratta di un Disegno di legge, ma, visti i tempi lunghi dei Ddl, la speranza è quello di agganciarlo al Decreto Rilancio che a breve sarà all’esame del Parlamento.

L’iniziativa è stata subito accolta con favore dalla Federazione Italiana Medici Pediatri, che ha definito la norma una «battaglia di civiltà», e dalla Fimmg di Silvestro Scotti, che ha parlato di «segnale di grande sensibilità politica». Anche perché al momento questi camici bianchi sono sostanzialmente privi di tutele, visto che l’unico modo che ha la famiglia di un collega deceduto in emergenza «è quello di rappresentare, se vi è stata, una responsabilità della struttura sanitaria e farla valere in chiave contenziosa solo se vi fossero stati elementi chiari di colpa grave, di grave negligenza, imprudenza o imperizia da parte della struttura o del personale sanitario atta a causare la morte della persona deceduta», ricorda Pittella. Una circostanza che raramente coinvolge un medico che lavora in convenzione.

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«Sono circa 60mila i sanitari in servizio come medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici della continuità assistenziale – spiega Pittella a Sanità Informazione – e sono assurdamente privi di copertura Inail contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali. È la ragione per cui con diversi senatori ci siamo interrogati sull’urgenza di porre rimedio a questo vulnus soprattutto in una fase grave come questa, in cui tanti operatori sanitari di base hanno mostrato coraggio e senso di responsabilità, rischiando sulla propria pelle e, in qualche caso, rimettendoci la vita. In fondo, già una recente sentenza della Cassazione, la 1663/2020, aveva aperto uno spiraglio importante, avendo esteso la copertura Inail ad altri soggetti che svolgono attività parasubordinate e dunque, in prospettiva, anche ai sanitari convenzionati».

La proposta nasce come iniziativa del Partito democratico (sono venti al momento i senatori Pd che hanno sottoscritto il Ddl) ma Pittella assicura che «è assolutamente aperta al contributo di ciascun senatore e ciascun deputato dell’arco di forze parlamentare. Si tratta di una battaglia che dobbiamo provare a far vivere in modo bipartisan sia nel caso in cui si proceda a esaminarlo come Ddl autonomo, sia nel caso in cui si riesca ad ‘agganciarlo’ come emendamento a uno dei provvedimenti del governo di risposta alla crisi da Coronavirus».

Il senatore Pd, medico legale e sotto i riflettori per essere perito nel processo a Finnegan Lee Elder e Gabriel Natale Hjorth, i due americani in carcere a Regina Coeli per l’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, è da sempre attento alle esigenze dei colleghi medici, anche nella sua lunga esperienza al Parlamento europeo come capogruppo dei Socialisti e Democratici.

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«È molto importante – continua il senatore Pd – la circolare Inail n. 13 del 2020 che, come abbiamo scritto nella relazione al Ddl, stabilisce che la tutela assicurativa Inail operi anche nei casi di infezione da Coronavirus contratta “in occasione di lavoro” per tutti i lavoratori assicurati Inail. Con il Ddl si estende questa tutela (fatta da un insieme di prestazioni economiche, sanitarie, socio-sanitarie) anche ai medici convenzionati che ora non ce l’hanno. Questa estensione opera, secondo quanto stabilito dal Ddl, dal 23 febbraio, data del primo DPCM sul Coronavirus, fino al termine dell’emergenza di cui alla delibera del Consiglio dei Ministri del 31 gennaio 2020 (quindi fino al 31 luglio 2020, salvo ovviamente proroghe). Anche l’articolo 42 del decreto-legge Cura Italia sospende per questo periodo di tempo il decorso di alcuni termini temporali relativi a prestazioni a carico dell’Inail».

L’obiettivo, con il Ddl, è quello di compiere un primo passo per rendere stabile tale copertura Inail anche dopo la cessazione dell’emergenza.

Resta poi sullo sfondo un altro tema molto sentito dai medici in prima linea per l’emergenza Covid-19, cioè quello dello scudo penale e della limitazione della responsabilità professionale in questa difficile circostanza. Gli emendamenti al Cura Italia non sono stati accolti e la problematica resta inevasa. «Ci sono state diverse proposte in queste settimane, anche un Ordine del giorno al Senato nella discussione sul Cura Italia che impegna il governo a dare una risposta nella direzione di tener conto, nella valutazione della responsabilità civile, penale e medica, dell’emergenza sanitaria – spiega il senatore Pd -. Al momento tuttavia non possiamo ancora dire di aver conseguito quest’obiettivo. C’è anche chi come me ha proposto in tempi non sospetti, alcuni mesi addietro e con la firma dei colleghi Fedeli e Giacobbe, un Disegno di legge che, con lo scopo di contrastare la medicina difensiva, prevede che il medico non possa essere perseguito penalmente per colpa lieve se, nello svolgimento delle proprie attività, si attiene alle linee guida e alle buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso concreto. Questo mio Ddl nasceva per evitare che il medico, come spesso accade, nel timore di incorrere in contenziosi civili o penali, alimenti in chiave difensiva la tendenza che conduce alla iperprescrizione di terapie farmacologiche, di ricoveri non necessari, di esami non indispensabili nella prospettiva della cura dell’assistito. Oggi quel Ddl nato per combattere la medicina difensiva avrebbe un’attualità non meno rilevante e mi auguro che le camere lo portino quanto prima in approvazione».

 

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