OMCeO, Enti e Territori 31 gennaio 2017

Vaccini, Scotti (FIMMG): «Non escludere medici di famiglia dalle campagne»

«Mentre da un lato prendiamo atto positivamente degli obblighi vaccinali che esprimono attenzione alla salute delle comunità, oltre che degli individui, dall’altro non possiamo che sottolineare negativamente la proposta di perpetuare un fallimentare modello organizzativo di prevenzione vaccinale che, visto il mancato raggiungimento delle coperture vaccinali, ha fatto ottenere all’Italia il richiamo della commissione dell’OMS». […]

«Mentre da un lato prendiamo atto positivamente degli obblighi vaccinali che esprimono attenzione alla salute delle comunità, oltre che degli individui, dall’altro non possiamo che sottolineare negativamente la proposta di perpetuare un fallimentare modello organizzativo di prevenzione vaccinale che, visto il mancato raggiungimento delle coperture vaccinali, ha fatto ottenere all’Italia il richiamo della commissione dell’OMS». Lo dichiara Silvestro Scotti, Segretario Nazionale della FIMMG.

«L’unico scopo del paragrafo di un presunto documento della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni, diffuso a mezzo stampa, che sembrerebbe escludere i medici di MG dalle campagne vaccinali, può essere solo quello di allontanare in realtà il cittadino dall’offerta vaccinale, perché questo determinerà scarsa informazione ai pazienti sulle scelte fatte dalle ASL, sulle tipologie di vaccini, sulle caratteristiche della campagna vaccinale, oltre che la perdita della possibilità, fondamentale per i grandi anziani e i pazienti più fragili, di ricevere la vaccinazione al proprio domicilio. Quante giornate di lavoro – continua Scotti – dovranno perdere i figli per accompagnare i propri genitori presso ambulatori lontani chilometri? Appare paradossale inoltre che le aree più capillarmente informatizzate e più coinvolte nei profili dei fascicoli sanitari o patient summary, siano poi quelle che avrebbero problemi di “registrazione del dato!»

«Si parla, e siamo d’accordo, – aggiunge Scotti – di processi di medicina d’iniziativa delle cure primarie sulla cronicità, processi caratterizzati dalla chiamata attiva dei pazienti cronici, ma sui tavoli della prevenzione vaccinale diventiamo quelli con maggiori problemi anche nella chiamata diretta dei numerosi pazienti che quotidianamente accedono ai nostri studi. Ci si permette di dichiarare nostre presunte difficoltà nel mantenimento della catena del freddo, dimenticando che i MdF partecipano da anni alle campagne antinfluenzali con risultati che hanno migliorato l’adesione vaccinale?».

«O si vuole in maniera subdola sottolineare, fatto questo molto piu’ grave, l’inadeguatezza delle strutture della Medicina Generale, come se fino ad oggi i vaccini li conservassimo non nei frigoriferi con termometri di minima e massima ma nella borsa della spesa? Ma soprattutto, aspetto che reputiamo gravissimo, viene messa in discussione la nostra capacità di garantire i dovuti profili di sicurezza nella somministrazione dei vaccini lasciando addirittura intendere che fino ad oggi abbiamo eseguito atti medici in modo improprio».

«A chi serve una definizione di inadeguatezza del Medico di Famiglia – sottolinea Scotti –? Possiamo tranquillamente delegare, ove necessario, per campagne diverse da quelle più estese, come quella antinfluenzale, l’organizzazione di modelli di distribuzione che garantiscano i profili richiesti di sicurezza in tutte le sedi di somministrazione. Questo però non significa né può significare che qualcuno pensi di escluderci dai processi tipici delle cure primarie».

«Non permetteremo a chicchessia – conclude Scotti – di proporre come opportunistiche criticità organizzative quelle che si riferiscono alle campagne vaccinali ma che poi non esisterebbero per la gestione della cronicità o per tutti quei modelli che richiedono cure primarie integrate, organizzate e capaci di innovarsi nel ruolo e nell’offerta ai cittadini. Vogliamo ancora restare in posizione di discussione attiva e propositiva su temi che investono soprattutto il nuovo ruolo che vorremmo dare ai medici del territorio, tutti nella definizione del nuovo ACN, ma è ormai necessario che qualcuno, non noi, si interroghi e chiarisca ai cittadini che cosa vuole veramente».

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