Voci della Sanità 14 Luglio 2020

Tromboembolismo venoso: bassa incidenza di emorragie con edoxaban

I dati real world mostrano bassa incidenza di emorragie e di recidive di TEV a 12 mesi dall’inizio del trattamento con edoxaban. Al Congresso virtuale ISTH, Daiichi Sankyo ha presentato cinque abstract dai registri ETNA-VTE globale ed europeo

I dati real world mostrano bassa incidenza di sanguinamento e recidive di TEV in 12 mesi di trattamento con edoxaban. Al Congresso virtuale della Società Internazionale di Trombosi ed Emostasi (ISTH) 2020, Daiichi Sankyo ha presentato cinque abstract dai registri ETNA-VTE globale ed europeo, gli studi di sicurezza non interventistici che valutano l’anticoagulante orale non antagonista della vitamina K edoxaban nella pratica clinica quotidiana su 4.595 pazienti (età media 64 anni) con tromboembolismo venoso.

«Il tromboembolismo venoso è una delle principali cause di morbilità e mortalità a livello globale – si legge in una nota aziendale – ogni anno in Europa oltre 1,5 milioni di persone sono colpiti da un evento di TEV, con il rischio di insorgenza che aumenta esponenzialmente con l’età (raddoppiando ogni 10 anni dopo i 50 anni) rendendo le persone anziane i soggetti più vulnerabili.

«Questi risultati dal mondo reale forniscono ai clinici ulteriori prove della sicurezza e dell’efficacia di edoxaban in specifiche popolazioni di pazienti affette da TEV considerate ad alto rischio o con comorbilità – ha spiegato il dr Alexander T. Cohen, MBBS, MSc, MD, FRACP, FESC, Medico vascolare ed Epidemiologo al Guy’s and St. Thomas’ Hospital del King’s College di Londra –. Ciò è particolarmente significativo per i pazienti anziani e per coloro che li curano, poiché gli anziani sono maggiormente a rischio a causa dell’elevata prevalenza di comorbidità predisponenti e malattie acute, che rendono edoxaban un trattamento adeguato a questa popolazione».

 

 

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