Voci della Sanità 23 Ottobre 2021 11:23

Miocarditi post vaccino, Simedet: «Eventi rari, vantaggi superano rischi. Opportuno monitorare andamento»

«Tra le ipotesi più probabili, per questa rara reazione flogistica, è quella che i vaccini a mRNA indurrebbero un’eccessiva quantità di autoanticorpi» spiega il professor Claudio Di Veroli, Vicepresidente del Comitato Scientifico della SIMEDET

La SIMEDET (Società Italiana di MEdicina Diagnostica E Terapeutica) consiglia vivamente la vaccinazione contro il Covid 19.  In ogni caso, è importante riferire al proprio medico gli eventuali effetti collaterali riferibili ad un vaccino a mRNA, come d’altronde si dovrebbe fare dopo l’assunzione di qualsiasi farmaco. Ecco la posizione della società scientifica curata dal professore Claudio Di Veroli, Vicepresidente del Comitato Scientifico della SIMEDET. 

«La pericardite e la miocardite sono degli stati flogistici o infiammatori che colpiscono rispettivamente la parte esterna (pericardio) e quella interna (miocardio) del cuore. Le malattie che possono interessare il pericardio sono numerose. Si ricordano quelle primitive, virali e tubercolari. Recentemente si sono riscontrate alcune pericarditi dopo la somministrazione dei vaccini a mRNA per il SARS-COVID-2. La miocardite è una infiammazione causata da infezioni sistemiche (in prevalenza da virus, ma anche da batteri e da protozoi), da malattie autoimmuni e da poco tempo pure dai vaccini a mRNA per il SARS-COVID-2. Questi sono prodotti dalle case farmaceutiche Pfizer/BionTech e Moderna, che si chiamano rispettivamente Cominarty e Spikevax. Entrambi possiedono lo stesso meccanismo di azione, differiscono soltanto per alcuni grassi presenti nelle microscopiche vescicole che “trasportano” l’mRNA. 

Le flogosi del miocardio e/o del pericardio sono rare e si possono manifestare di rado dopo l’inoculazione dei vaccini a mRNA, in modo particolare ma non in modo esclusivo, negli adolescenti maschi e negli adulti più giovani. Queste infiammazioni, dopo le vaccinazioni con mRNA non producono nella maggior parte dei casi chiari sintomi e si risolvono senza conseguenze oppure dopo pochi giorni con “semplici cure mediche”. Quando è presente un importante quadro clinico si possono avere alcuni disturbi (aritmie, dispnea, insufficienza cardiaca, ecc.) e soltanto un numero esiguo di persone è deceduto, ma erano già portatori di malattie gravi. L’incidenza è di circa 22 episodi su 100mila persone. La diagnosi si effettua quasi sempre con la clinica, con gli accertamenti di laboratorio che l’esame sul malato indica, con l’ecocardiogramma e/o con la risonanza magnetica cardiaca.

L’EMA (European Medicines Agency) spesso ricorda che i vantaggi di queste vaccinazioni sono superiori ai rischi legati al virus, permettendo in tal modo di ridurre i ricoveri ed azzerare i decessi. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha confermato che gli episodi flogistici (miocardite e pericardite) hanno una “credibile associazione con i vaccini a mRNA”. Pertanto, consiglia che tali eventi siano riportati chiaramente nei bugiardini. 

Alcune agenzie statunitensi ed europee per il controllo delle malattie, a proposito di questa vaccinazione, ne indicano l’efficacia e ricordano che il virus può essere letale. Le persone guarite possono presentare disturbi per un lungo periodo di tempo, su di una base probabilmente autoimmune (long Covid). Si tratterebbe di una eccesiva produzione di autoanticorpi che, come nelle malattie autoimmuni (artrite reumatoide, ecc.), si rivolgerebbero verso l’organismo che li genera provocando una reazione infiammatoria (nel nostro caso la miocardite e/o la pericardite).

Tutte le istituzioni, internazionali e nazionali, ritengono che il rapporto tra i benefici e i rischi di questa vaccinazione sia favorevole ai primi. Soltanto, se un’alta percentuale di popolazione (>80%) si vaccina si può ottenere una protezione efficace, ovvero “l’immunità di gregge. Comunque, le varianti di questo virus potrebbero rendere meno probabile detta immunità. 

A questo proposito, anche l’ACIP (Comitato consultivo sulle pratiche di immunizzazione ha confrontato i rischi (il numero di episodi di miocarditi e/o di pericarditi) della vaccinazione con i benefici (la prevenzione di una malattia grave da SARS-COV-2). Lo studio ha confermato ulteriormente che i vantaggi della vaccinazione a mRNA verso SARS-COV-2, per i gruppi di età a cui era stata consigliata, superano gli eventuali rischi, compreso quelli infiammatori e pertanto il rapporto tra rischi e benefici risulta favorevole ai secondi. Tuttavia, è sempre opportuno monitorare l’andamento delle miocarditi e delle pericarditi dopo la vaccinazione.

Tra le ipotesi più probabili, per questa rara reazione flogistica, è quella che i vaccini a mRNA indurrebbero un’eccessiva quantità di autoanticorpi, con gli effetti che abbiamo già considerato per il long Covid. Per evitare o limitare questa flogosi si è ipotizzato per gli adolescenti di ridurre la dose dei due vaccini a mRNA. Un’idonea posologia è in corso di studio, insieme alla valutazione dell’età più favorevole per la vaccinazione nei bambini al di sotto dei 12 anni. I risultati si spera che potranno essere a disposizione in tempi brevi.

Dopo gli studi sull’argomento, le principali istituzioni internazionali e nazionali ritengono che il rapporto tra i rischi e i benefici di questi vaccini, sia favorevole in tutte le classi di età. Infine, le industrie farmaceutiche e la popolazione dovrebbero essere informate sugli episodi di miocardite e di pericardite, specialmente nei maschi tra i 12 e i 29 anni.

Prof.re Claudio Di Veroli 

Vicepresidente del Comitato Scientifico della SIMEDET

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