Voci della Sanità 1 Aprile 2020

Coronavirus, Rostan (Iv): «Urge Big Data sanitario e screening di massa»

«Sono troppe le differenze tra le regioni relative al numero dei test effettuati. Se vogliamo avere un quadro realistico della diffusione nel nostro Paese dobbiamo uniformare il più possibile le procedure» sottolinea la vicepresidente della Commissione Affari Sociali

«Bisogna lavorare da subito alla realizzazione di un Big Data sanitario che sia in grado di riportare e inserire in un’unica rete nazionale tutte le informazioni determinanti sul virus, sullo stato di avanzamento delle terapie curative e riabilitative, sulla sintomatologia dei pazienti. Ciò consente agli operatori sanitari, ospedalieri o convenzionati, di dialogare in modo semplice, coordinato ed efficace così da poter seguire direttamente e con maggiore efficacia tutti coloro che in questo momento si stanno curando a casa. Obiettivo principale della lotta al coronavirus è senza dubbio quello di trovare la massima omogeneità tra le regioni nelle azioni di prevenzione del contagio, controllo e monitoraggio di coloro che risultano positivi al test, individuazione del maggior numero possibile degli asintomatici e dei pauci-sintomatici che rischiano di alimentare nuovi focolai. Le nuove tecnologie potranno contribuire in modo determinante a snellire i contatti tra cittadini, medici di famiglia, Asl e strutture ospedaliere. Al termine dell’emergenza, il Servizio sanitario nazionale potrà così disporre di una tecnologia e di una banca dati importante per comprendere la natura, i tempi e le cause della diffusione del virus nel nostro Paese». Lo ha dichiarato la vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Michela Rostan.

«L’altra sfida – prosegue la deputata di Italia Viva – è quella di avviare lo screening di massa sulla popolazione attraverso test rapidi di nuova generazione, più affidabili e che, stando alle dichiarazioni degli immunologi, saranno presto a disposizione. Sono troppe le differenze tra le regioni relative al numero dei test effettuati. Se vogliamo avere un quadro realistico della diffusione nel nostro Paese dobbiamo uniformare il più possibile le procedure. Se la Campania ha effettuato 17mila test e il Veneto oltre 100mila di certo le analisi saranno incomparabili. Considerando che la convivenza con il Covid19 non sarà breve, è bene affrontare da subito il tema dell’individuazione dei focolai domestici e dei piccoli focolai che potrebbero riaccendere la miccia. Anche dopo la netta riduzione dei positivi dovremo darci regole da rispettare che non possono essere lasciati alle singole responsabilità ma necessitano di controlli e verifiche continui».

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