Voci della Sanità 14 Febbraio 2018

CCNL Sanità, Bonazzi FSI-USAE : «Ѐ una questione di giustizia professionale, chi ha competenze va valorizzato»

La contrattazione in Aran per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro della sanità pubblica si è svolta con l’esame delle proposte relative alla costituzione dei fondi e di un primo articolato per le varie indennità. Documenti che si sono subito rivelati insoddisfacenti per la F.S.I.-U.S.A.E. (Federazione Sindacati Indipendenti e Unione Sindacati Autonomi Europei) ed altre organizzazioni […]

La contrattazione in Aran per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro della sanità pubblica si è svolta con l’esame delle proposte relative alla costituzione dei fondi e di un primo articolato per le varie indennità. Documenti che si sono subito rivelati insoddisfacenti per la F.S.I.-U.S.A.E. (Federazione Sindacati Indipendenti e Unione Sindacati Autonomi Europei) ed altre organizzazioni sedute al tavolo.

«In realtà prima di esaminare tali proposte una discreta porzione di tempo è stata dedicata alle richieste di chiarimenti  circa la diffusione a mezzo stampa di un documento che non è mai stato fornito alle organizzazioni sindacali e di cui le stesse hanno chiesto una smentita ufficiale da parte dell’Aran.  Richieste a cui Aran ha fornito risposte non esaustive che hanno  innescato una discussione, a tratti anche animata, circa gli obiettivi  della contrattazione e le rispettive posizioni delle organizzazioni sindacali rappresentative e di alcune altre organizzazioni sedute al tavolo» fa sapere la FSI-USAE.

«Una discussione che ha poi portato, ovviamente, in fase  di prima disamina dei documenti odierni, la nostra federazione a non focalizzarsi solo sui documenti proposti ma a fare ragionamenti più ampi e ad allargare le considerazioni anche ad altri temi più  cogenti della contrattazione come l’adeguamento del valore economico delle indennità, il finanziamento e la portata dei nuovi incarichi professionali, la revisione della classificazione del personale e il recepimento del sapere professionale nelle progressioni di carriera,  l’inquadramento e l’estensione delle indennità  per gli O.S.S. e le specificità del sistema incentivante del Ssn. La nostra organizzazione inoltre ha pesantemente stigmatizzato il modo di procedere dell’agenzia dichiarando il proprio assoluto dissenso per il palese tentativo di destabilizzare contrattualmente la sanità pubblica, cercando di introdurre norme contrattuali analoghe a quelle già inserite nel contratto degli statali delle Funzioni Centrali; norme che non hanno alcuna attinenza con le peculiarità tipiche del comparto della sanità: unico comparto in cui il 70% del personale lavora su turni H24 sette giorni su sette ed unico comparto ad avere una componente di lavoro femminile molto alta e vicina ai 2/3 del personale. Unico comparto in cui il lavoro notturno delle donne è autorizzato in deroga a tutte le norme vigenti per gli altri settori».

A questo proposito il Segretario Generale, Adamo Bonazzi, ha dichiarato: «L’Aran deve partire dall’impianto contrattuale esistente che è specifico e non fare voli pindarici verso normative che distruggerebbero il sistema della sanità pubblica. Aran deve pensare ad un impianto normativo leggero con poche ma significative modifiche delle norme esistenti che recepiscano le innovazioni  professionali ed organizzative  del pianeta sanitario ospedaliero e territoriale, con significativi interventi invece sull’impianto della scala parametrica contrattuale che recepiscano le nuove professioni introdotte nel sistema negli ultimi 15 anni (come ad esempio gli Operatori Socio Sanitari) e che diano la giusta soddisfazione a quei professionisti della sanità che hanno investito il proprio tempo e in molti casi il proprio denaro per acquisire formazione supplementare e nuove competenze. I professionisti della sanità sono a tutti gli effetti dei Quadri e questo gli deve essere riconosciuto. Non è solo una questione economica. Ѐ una questione di giustizia professionale: chi ha delle competenze va valorizzato. Ma l’Aran deve anche pensare a compensare adeguatamente i vari disagi, partendo di chi lavora su turni o da chi resta a disposizione del sistema con la pronta disponibilità» conclude.

 

 

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