Voci della Sanità 8 Aprile 2019

Carenza specialisti, Foad Aodi (Amsi e Omceo Roma): «Meno 60mila specialisti nel 2025, investire sui giovani medici e stabilizzare i colleghi stranieri presenti in Italia»

Si parlerà anche della carenza di medici specialisti e di Medicina Generale, e delle possibili soluzioni, al tavolo tecnico di prossima istituzione presso il Ministero della Salute, che coinvolgerà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e l’Associazione Medici stranieri in Italia (Amsi), e che sarà dedicato a Sanità e […]

Si parlerà anche della carenza di medici specialisti e di Medicina Generale, e delle possibili soluzioni, al tavolo tecnico di prossima istituzione presso il Ministero della Salute, che coinvolgerà la Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo) e l’Associazione Medici stranieri in Italia (Amsi), e che sarà dedicato a Sanità e Immigrazione.

Ad annunciarlo, in un’intervista appena pubblicata sul Portale Fnomceo, il presidente della stessa Amsi, Foad Aodi, che ha incontrato venerdì scorso il Sottosegretario alla Salute, Armando Bartolazzi.

«Il tavolo nasce per trovare soluzioni condivise su tematiche che riguardano la salute di tutti i cittadini, quali l’accesso alla circoncisione preventiva presso gli ambulatori di chirurgia, previo pagamento di un ticket, l’aggiornamento sulle tematiche relative all’immigrazione e, appunto, la carenza di medici specialisti e di medicina generale – afferma Foad Aodi – Ringrazio il ministro Grillo e il sottosegretario Bartolazzi per la sensibilità dimostrata, non solo in questa occasione. Un grazie anche al viceministro agli Esteri, Emanuela Del Re, e al presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, che stanno supportando questo nostro impegno in un “gioco di squadra” che consentirà certamente di arrivare presto a una soluzione condivisa per tutelare il diritto alla salute dei più indifesi di noi, come i bambini, e quello di tutti i cittadini».

Sarà il 2025 l’anno nero per il Servizio sanitario nazionale: in quella data, infatti, la cosiddetta ‘gobba pensionistica’ toccherà il suo apice e, se non arriveranno nuovi specialisti a sostituirli, il Servizio sanitario nazionale rimarrà senza chirurghi, anestesisti, ortopedici, ginecologi, medici di famiglia. Ben 60mila professionisti, tra specialisti impegnati negli ospedali e nelle strutture private e medici di medicina generale, mancheranno all’appello, secondo un’indagine recentemente effettuata proprio dall’Amsi. Eppure i medici, nel nostro paese, ci sono: sono più di diecimila i giovani laureati e poi imprigionati nell’imbuto formativo, perché non vengono finanziate sufficienti borse per specializzarli. E, senza correttivi, diventeranno 19mila già nel 2021, quando si laureeranno gli studenti immatricolati in sovrannumero per ricorso al Tar. A loro si aggiungono i 19mila medici, per lo più specialisti, di origine straniera, che lavorano con contratti a termine e, in mancanza della cittadinanza, non possono accedere ai concorsi. Ma anch’essi se ne stanno andando dall’Italia, attratti da offerte di lavoro più convenienti e più stabili in altri paesi, tra i quali quelli d’origine.

«Il paradosso è che i medici stranieri arrivati negli anni scorsi in Italia, oggi cominciano ad abbandonarla – spiega Foad Aodi, che è anche Consigliere dell’Ordine dei medici di Roma -: registriamo un aumento del 20% dei medici intenzionati a tornare a casa. Mentre è aumentata addirittura del 35% la percentuale di quelli che preferiscono, in ogni caso, esercitare in un paese diverso dall’Italia».

Come risolvere, dunque, la carenza di specialisti?

«Innanzitutto, con una corretta programmazione, formando un numero adeguato di specialisti nelle specialità per le quali sarà più grave la carenza – precisa Foad Aodi -. Per prima cosa, dunque, dobbiamo specializzare i medici che escono dalle nostre università: ci associamo all’appello della Fnomceo per avere già da quest’anno almeno diecimila borse, in modo da formare gran parte dei medici oggi prigionieri dell’imbuto formativo».

«In secondo luogo, velocizzando il riconoscimento dei titoli per i medici stranieri già specializzati che vogliono lavorare in Italia. Poi, migliorando le condizioni contrattuali, in maniera da far rimanere in Italia i medici, italiani e stranieri, che già lavorano sul territorio, e da far tornare coloro che sono emigrati all’estero – conclude -. Infine, permettendo l’accesso ai concorsi anche ai medici stranieri che già lavorano da tempo in Italia, a condizione che, una volta superato il concorso, ottengano la cittadinanza».

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