A quasi dieci anni dall'obbligo vaccinale, il morbillo continua a circolare e l'Italia registra il maggior numero di casi in Europa. La SIP richiama l'attenzione sulle coperture vaccinali: la seconda dose resta il principale punto debole della prevenzione
Il morbillo continua a circolare in Italia e i numeri più recenti confermano che la protezione della popolazione non è ancora sufficiente. A lanciare l’allarme è la Società Italiana di Pediatria (SIP), che richiama l’attenzione sia sui nuovi casi registrati in Europa sia sull’andamento delle vaccinazioni nel nostro Paese. Secondo gli ultimi dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), l’Italia è il Paese dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo con il maggior numero di infezioni. A questo quadro si aggiunge l’elaborazione realizzata dalla SIP sui dati ufficiali del Ministero della Salute, che confronta le coperture vaccinali tra il 2016 e il 2024. Il risultato evidenzia una criticità: i progressi ottenuti con la prima dose non sono stati accompagnati da un miglioramento altrettanto significativo per la seconda.
Negli ultimi dodici mesi sono stati registrati in Italia 651 casi di morbillo, oltre un quarto di quelli complessivamente notificati nei Paesi dell’Unione europea e dello Spazio economico europeo. È quanto emerge dai nuovi dati diffusi dall’ECDC, secondo i quali il nostro Paese presenta anche un’incidenza più che doppia rispetto alla media europea: 11 casi per milione di abitanti, contro 5,1.
Numeri che riportano l’attenzione sull’importanza della prevenzione vaccinale. Il morbillo, infatti, non è una malattia innocua e può provocare complicanze anche gravi. La circolazione del virus rappresenta un rischio soprattutto quando le coperture vaccinali non raggiungono livelli sufficienti a garantire una protezione diffusa della popolazione.
A quasi dieci anni dall’introduzione dell’obbligo vaccinale nel 2017, l’andamento delle coperture mostra risultati differenti tra le due somministrazioni. L’elaborazione della SIP sui dati del Ministero della Salute evidenzia che, tra il 2016 e il 2024, la copertura della prima dose è salita dall’87,26% al 94,77%, con un incremento di 7,51 punti percentuali.
Più limitato il progresso per la seconda dose, passata dall’82,24% all’84,45%, con una crescita di appena 2,21 punti percentuali. Un risultato che lascia ancora un’ampia distanza dall’obiettivo del 95% e segnala la difficoltà di garantire il completamento del ciclo vaccinale.

Anche l’andamento degli ultimi anni evidenzia questa criticità. Se la copertura della prima dose è cresciuta progressivamente, raggiungendo il 94,77% nel 2024, quella della seconda ha mostrato una lieve flessione: dall’85,64% del 2021 è scesa all’85,06% nel 2022, all’84,79% nel 2023 e infine all’84,45% nel 2024.
I due indicatori fanno riferimento a fasce d’età differenti: la prima dose viene rilevata a 24 mesi, la seconda a 5 anni. Si tratta quindi di coorti di nascita diverse, ma il confronto permette di evidenziare quanto sia ancora difficile assicurare la prosecuzione del percorso vaccinale.
«La morte di un bambino per morbillo negli Stati Uniti, di cui abbiamo avuto notizia proprio ieri, ricorda che non stiamo parlando di una malattia innocua. I nuovi dati europei sono un segnale che non possiamo ignorare: il morbillo continua a circolare e l’Italia paga il prezzo di coperture vaccinali ancora insufficienti», afferma Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria.
La priorità, sottolinea, è individuare e recuperare tutte le persone che non sono adeguatamente protette, non soltanto tra i bambini, ma anche tra gli adolescenti e i giovani adulti. Una strategia che deve quindi guardare oltre le prime vaccinazioni dell’infanzia e raggiungere anche chi non ha completato il ciclo.
Sulla stessa criticità interviene Rocco Russo, responsabile del Tavolo tecnico vaccinazioni della SIP, che richiama l’attenzione sulla seconda dose. «A fronte dei progressi registrati con la prima dose, la copertura con la seconda non solo resta insufficiente, ma negli ultimi anni mostra persino una lieve flessione», osserva. Per Russo, l’obiettivo non deve essere soltanto aumentare il numero di bambini che iniziano il percorso vaccinale, ma assicurarsi che lo completino. Da qui la necessità di un impegno concreto e coordinato di tutti gli attori coinvolti nel percorso vaccinale, affinché le lacune nelle coperture non continuino a esporre la popolazione a conseguenze anche molto gravi.
A quasi dieci anni dall’obbligo, il messaggio della SIP è dunque chiaro: non basta iniziare il percorso vaccinale, occorre completarlo. Il recupero delle seconde dosi mancanti e l’individuazione delle persone ancora suscettibili restano passaggi fondamentali per rafforzare la protezione contro il morbillo.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato