Mondo 22 Luglio 2020

Usa fuori da OMS? «Come chiudere guardia forestale mentre i boschi vanno a fuoco»

Editoriale del New England Journal of Medicine critica la controversa scelta del Presidente Trump

di Tommaso Caldarelli
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«Supponiamo che ci sia un grosso incendio che sta bruciando la California: quale potrebbe essere la risposta più adeguata per questo disastro? Se siete l’attuale amministrazione americana, la scelta sarebbe quella di chiudere la guardia forestale nel mezzo dell’incendio»: le parole del New England Journal of Medicine sono solo le ultime, sia da parte della stampa generalista che da parte delle riviste specializzate, a lanciare il più forte possibile degli allarmi in seguito alla decisione presa da Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti, con una lettera ufficiale comunicata il 6 di luglio, ha annunciato il ritiro unilaterale degli USA dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: una decisione che entrerà in vigore di qui ad un anno, dunque nel luglio 2021 e di cui, continua il NEJM, «le implicazioni non sono ancora del tutto chiare».

Scrive la National Public Radio statunitense che, per lasciare l’organizzazione internazionale, gli Stati Uniti devono fornire «un anno di preavviso e pagare importanti multe»: fra l’altro attualmente il governo americano è moroso per oltre 198 milioni di dollari nei riguardi del WHO, di cui però è il principale contributore a livello mondiale con un apporto stimato al 22% del budget complessivo e avente all’attivo «le più grandi contribuzioni volontarie aggiuntive – per lo sradicamento della polio, la lotta contro la malnutrizione, i programmi vaccinali, ad esempio», continua il NEJM. Alla base della decisione USA la geopolitica: Donald Trump accusa l’organizzazione internazionale di essere eccessivamente sinocentrica e di essere, nei fatti, complice del tentativo di occultamento delle responsabilità di Pechino riguardo le fasi iniziali dell’epidemia da Coronavirus.

«Il WHO», continua il New England Journal, «non è di certo perfetto. Decide per consenso di 194 stati membri, il che rende il processo decisionale lento e burocratico. In particolare, il WHO non è storicamente una organizzazione particolarmente rapida nella risposta: i passi falsi nell’epidemia di colera nel 2010 ad Haiti, nello scoppio del virus Ebola in Africa Occidentale fra il 2013 e il 2016 e nell’attuale esplosione di SARS – CoV – 2 sono evidenti. Tuttavia», continua l’editoriale NEJM, «la sua azione dipende sulle informazioni che gli vengono fornite dai paesi coinvolti, assieme alla possibilità che questi ultimi danno di promuovere indagini sulle epidemie – e spesso manca di un finanziamento adeguato per queste indagini».

L’Americal Medical Association ha detto: «Questo ritiro mette la salute del nostro paese a grande rischio. Ci uniamo a tutti quelli che si oppongono fortemente a questa decisione che è un colpo basso alla scienza, alla salute pubblica e agli sforzi globali di coordinamento necessari per sconfiggere il Coronavirus». Le malattie infettive, continua NEJM, «non rispettano i confini. Quello che accade ai nostri vicini e persino a paesi remoti va ad impattare la nostra salute»: l’OMS raduna «i migliori esperti del mondo pronti a dare utili consigli a tutti gli stati, un impegno che è in grado di coinvolgere le vite di centinaia di milioni di persone». D’altra parte, continua il prestigioso editoriale, «a un certo punto dovremo spiegare, dovremo valutare perché gli Stati Uniti abbiano fatto così poco per combattere il Covid19, chi sia il responsabile per le decine di migliaia di morti che si potevano evitare e dei miliardi di dollari di danni economici aggiuntivi che ne sono derivati. Ma oggi, nel mezzo del problema, dobbiamo farci forti nel rimanere dove siamo e cercare di fare meglio: per farlo efficacemente abbiamo bisogno del WHO».

L’amministrazione Trump invertirà la rotta o la decisione sarà confermata? Ci si sente in una situazione già vista in Regno Unito per la Brexit: l’ipotesi che quella dell’amministrazione Trump possa essere solo una mossa geopolitica per alzare il tiro nei rapporti con la Cina non è da scartare. Tuttavia, fanno notare gli esperti, anche questo calcolo potrebbe essere ampiamente sopravvalutato: «Lasciare il WHO è in effetti un regalo politico alla Cina», spiega Larry Gostin, geopolitico della Georgetown University: «Uscendo dall’organizzazione, gli Stati Uniti creano un vuoto di leadership che la Cina sarà più che felice di riempire». Inoltre, «l’Organizzazione Mondiale della Sanità senza di noi non sparirà», ha aggiunto un diplomatico attachée all’OMS durante l’amministrazione Obama: «Quel che accadrà invece è che il ruolo diplomatico degli Stati Uniti diminuirà e che non potremo più portare i nostri migliori esperti nella stanza dove si discutono i dossier importanti».

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