Mondo assicurativo 8 novembre 2016

Medici dipendenti e collaboratori di strutture, quanto ancora sarà mantenuta la disparità di trattamento?

Sono un anestesista libero professionista ed opero a tempo pieno presso una struttura privata della Campania sulla base di un contratto di collaborazione (praticamente faccio parte della popolazione delle “partite IVA”). La cosa non mi creerebbe alcun problema se non fosse per il tema dell’assicurazione. Infatti la struttura mi richiese all’inizio della collaborazione l’esibizione della […]

Sono un anestesista libero professionista ed opero a tempo pieno presso una struttura privata della Campania sulla base di un contratto di collaborazione (praticamente faccio parte della popolazione delle “partite IVA”). La cosa non mi creerebbe alcun problema se non fosse per il tema dell’assicurazione. Infatti la struttura mi richiese all’inizio della collaborazione l’esibizione della mia personale polizza di responsabilità professionale; l’assolvimento di questa condizione mi costa infatti qualche migliaio di euro all’anno generando una situazione di iniquità con i medici che, in quanto dipendenti della struttura, non subiscono il medesimo onere. Mi è stato spiegato che il d.l. Gelli contiene una norma che spazzerebbe via questa disparità di trattamento. Le chiedo se questa informazione è corretta e quando il disegno diventerà legge dello Stato.

In effetti le polizze in corso che coprono la responsabilità sanitaria delle strutture distinguono decisamente la posizione del medico dipendente da quello del medico collaboratore (devo precisare: salvo una compagnia leader del mercato). Pertanto le polizze coprono anche la responsabilità personale del medico dipendente mentre quella del medico collaboratore rimane non garantita. In pratica questo significa che in caso di danno causato da un medico dipendente l’Assicuratore non si rivale su medesimo per il recupero di quando risarcito; lo stesso Assicuratore invece può rivalersi sul medico collaboratore. Ovviamente questo aspetto incide significativamente sul premio che la clinica deve pagare; per altro l’assicuratore, per acquisire la certezza di poter esercitare effettivamente il recupero dal medico collaboratore richiede che questo sia munito di una sua personale polizza. Da qui nasce a sua volta la richiesta della clinica di esibizione delle polizze personali dei medici collaboratori. Questa situazione può avere qualche ragione sostanziale quando il medico collaboratore è un effettivo libero professionista che si serve, in piena autonomia, della struttura organizzativa per esercitare la sua attività diagnostica, terapeutica o chirurgica. Ha invece meno senso quando coinvolge una situazione, come la sua, di un medico attivo a tempo pieno nella struttura, senza tuttavia poter vantare l’etichetta di dipendente.

Il disegno di legge Gelli (art.7) opportunamente interviene su questo tema statuendo che la copertura assicurativa (obbligatoria) delle strutture sanitarie, pubbliche o private, deve estendersi ad ogni prestazione sanitaria eseguita all’interno della struttura, comprese quelle libero professionali. L’azione di rivalsa, in sintonia con quanto adottato per i medici del SSN, potrà essere esercitata solo in caso di acclarata colpa grave o dolo del medico.

Notizie recenti mi dicono che il disegno ha superato il vaglio della commissione Senato senza emendamenti al citato articolo 7.

E’ quindi prevedibile che la situazione da lei rappresentata troverà in breve tempo una soluzione vantaggiosa per la sua personale posizione professionale.

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