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Prevenzione 10 settembre 2018

Tosse, fatica a respirare e dolore toracico? Ecco quando sospettare una bronchiectasia

«Dalla tosse cronica produttiva di muco, anche con sanguinamento, alla mancanza di respiro, fino al dolore toracico». Daniela Savi, ricercatrice del Centro Regionale per la Fibrosi Cistica di Sapienza Università di Roma, mette in guardia da alcuni dei sintomi più diffusi della bronchiectasia, una malattia in cui si riscontra una dilatazione irreversibile di una porzione […]

di Isabella Faggiano

«Dalla tosse cronica produttiva di muco, anche con sanguinamento, alla mancanza di respiro, fino al dolore toracico». Daniela Savi, ricercatrice del Centro Regionale per la Fibrosi Cistica di Sapienza Università di Roma, mette in guardia da alcuni dei sintomi più diffusi della bronchiectasia, una malattia in cui si riscontra una dilatazione irreversibile di una porzione dell’albero bronchiale dei polmoni.

«In presenza di questa patologia – ha spiegato Daniela Savi – un’area all’interno del lume bronchiale appare dilatata in maniera anomala e permanente. A ciò si associa anche un’alterazione della clearance mucociliare (un meccanismo di difesa dell’apparato respiratorio atto a catturare e portare verso l’esterno corpi estranei e agenti patogeni, ndr) e una concomitante infezione».

Le bronchiectasie non sono tutte uguali. Due le principali cause scatenanti «possono essere determinate da fattori genetici, come la fibriosi cistica –  ha aggiunto la ricercatrice –  oppure da fattori secondari, come fenomeni infiammatori o infezioni severe. Le bronchiectasie possono essere anche una complicanza di altre patologie come la  broncopneumopatia cronica ostruttiva  e l’asma».

«Tra i sintomi più diffusi – ha continuato Savi – l’ipersecrezione di muco, legata ad un’alterazione della clearance mucociliare, e la tosse produttiva, che può essere maggiormente evidente al mattino o in alcuni momenti della giornata».

Le bronchiectasie non hanno età: a seconda della causa che le scatenano possono insorgere nei bambini o nella popolazione adulta. «Quelle di natura genetica – ha sottolineato la ricercatrice – cominciano ad emergere già nei primi anni di vita, mentre per tutte le altre forme l’età di comparsa più frequentemente è quella adulta».

La diagnosi precoce è fondamentale per evitare danni irreversibili: «Spesso – ha commentato la dottoressa Savi – si crea un circolo vizioso di infezioni e infiammazioni che, a loro volta, danno origine a ripetute bronchiectasie, capaci di distruggere la struttura polmonare».

Sottoporsi ad un’adeguata terapia, dunque, è d’obbligo: «Innanzitutto – ha consigliato la ricercatrice – è necessario fare un’adeguata riabilitazione respiratoria che comprende l’educazione del paziente, l’esercizio fisico e tecniche di fisioterapia e di drenaggio, volte a smuovere ed eliminare le secrezioni dalle vie aeree. Accanto a questi metodi si utilizzano anche i farmaci, sopratutto agenti mucoattivi, capaci di fluidificare il muco».

Sì agli antibiotici, quando necessario: «Ma – ha concluso Savi – con un “carico” molto più leggero per il paziente che, grazie a nuove soluzioni in commercio, può sostituire, in casi specifici, la terapia orale con l’aerosol».

 

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