Lavoro 25 Agosto 2020

Rinnovo contratto sanità privata, botta e risposta tra Confindustria e sindacati

Stirpe: «I sindacati non rispettano i patti». Cgil, Cisl e Uil: «Chi non rispetta i patti è Aiop, la federazione di riferimento di Confindustria. Proclamiamo lo sciopero di settore»

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Duro botta e risposta tra Maurizio Stirpe, vicepresidente di Confindustria con delega per il lavoro e le relazioni industriali, e i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl. Il tema è il rinnovo del contratto di lavoro della sanità privata, motivo, nelle ultime settimane, di proteste e sit-in in tutta Italia. Scaduto da 14 anni, a giugno si era arrivati ad una pre-intesa tra sindacati e Aris-Aiop, le associazioni che rappresentano la stragrande maggioranza delle strutture sanitarie private che operano in accreditamento col sistema pubblico. Poi, però, non è arrivata la firma definitiva.

L’INTERVISTA DI STIRPE A REPUBBLICA

Ad aizzare la polemica un’intervista di Stirpe a “La Repubblica”: «Basta con ‘sta storia dei 12 anni – ha dichiarato -. Vorrei ricordare che il contratto della sanità privata segue di regola quello della sanità pubblica che è stato rinnovato solo nel dicembre scorso. A giugno abbiamo raggiunto una pre-intesa, ma stenta a decollare perché vogliamo essere certi che ognuno faccia la propria parte. È previsto che le Regioni si facciano carico del 50% dell’onere degli aumenti contrattuali, ma mentre quelle del Nord hanno i conti a posto, nel Centrosud ci sono tante situazioni di emergenza finanziaria e questa cosa non ci tranquillizza».

LA REPLICA DEI SINDACATI

Non si è fatta attendere la risposta dei sindacati, dura e piccata: «Vorremmo ricordare a Stirpe – spiegano in una nota i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli e Michelangelo Librandi – che l’ultimo contratto rinnovato della sanità privata è quello del 2006. Dovrebbe sapere che nella sanità privata i lavoratori sono indietro di un biennio ed un triennio contrattuale. Poi ci dica dove è scritto che il contratto della sanità privata segue l’iter del CCNL pubblico – affermano i segretari generali -. Ma mentre nel pubblico il blocco era legislativo, nel privato la scelta è stata dei datori di lavoro».

«Stirpe dovrebbe sapere – proseguono – che a fronte della richiesta di Cgil Cisl e Uil di recepire il testo unico su democrazia e rappresentanza, la sua federazione di riferimento Aiop ha posto la pregiudiziale della tutela di una organizzazione sindacale, peraltro non presente al tavolo, ma di loro riferimento, a proposito di regole. Suona strano che un imprenditore affermi che rinnova un contratto solo se un terzo lo finanzia. Le imprese che si occupano di sanità privata in questi anni hanno fatto fior fior di profitti».

«Continuano a sfruttare lavoratori – sottolineano – e hanno il coraggio di dire che il contratto siglato, e non sottoscritto in via definitiva da loro, non è innovativo perché non sposta quote di salario sul welfare contrattuale. In pratica per loro gli aumenti salariali andrebbero pagati dalle regioni e il contributo che loro vorrebbero metterci come datori di lavoro che fanno profitto con soldi pubblici è con benefit e prestazioni integrative erogate da soggetti che sono legati alle loro strutture. Così sono bravi tutti a fare gli imprenditori. Non c’è etica né giustizia in questo loro posizionamento, in più c’è il mancato riconoscimento del valore professionale dei lavoratori della sanità accreditata sia sul mancato rinnovo sia sulla mancata erogazione dei premi Covid ai dipendenti».

«Chi non rispetta i patti – precisano – è la federazione di riferimento di Confindustria. Vergogna! Quando ci si candida a gestire servizi pubblici si dovrebbe a cuore l’interesse generale pur facendo gli imprenditori, invece siamo alla garanzia che i diversi gruppi si accordino nelle singole regioni per avere garanzie sui loro interessi. Noi a questo ricatto ci siamo ribellati e per questo abbiamo proclamato lo sciopero di settore» concludono Sorrentino, Petriccioli e Librandi.

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