Salute 2 Agosto 2017

Ricerca biomedica italiana: CIMO si oppone alla bancarotta del settore

«Si continua a dire che la ricerca italiana in campo biomedico produce molto pur ricevendo pochi finanziamenti rispetto ai concorrenti internazionali ma nello stesso tempo non si fa nulla per garantire continuità alla carriera dei ricercatori» la denuncia del Sindacato dei Medici

Oltre un anno fa dopo un serrato confronto al Ministero della Salute era stata definita una proposta per inquadrare con contratti a tempo determinato e con una progressione di carriera legata alla produttività scientifica, il personale che attualmente lavora negli IRCCS con contratti di collaborazione continuativa e professionale o con borse di ricerca. Si continua a dire che la ricerca italiana in campo biomedico produce molto pur ricevendo pochi finanziamenti rispetto ai concorrenti internazionali ma nello stesso tempo non si fa nulla per garantire continuità alla carriera dei ricercatori. Si tratta di professionisti portatori di competenze elevate e che le condizioni attuali spesso spingono a cercare all’estero quello che non trovano da noi con un doppio danno per il Paese (perdita del capitale investito per formarli e dei futuri ricavi legati al progresso scientifico nell’ambito soprattutto delle ricerca traslazionale).

Dal momento che il fattore tempo è di fondamentale importanza CIMO ritiene indispensabile spingere perché venga posta in essere la proposta che era uscita dagli incontri tenuti al Ministero della Salute. Infatti la possibilità del mancato rinnovo dei contratti atipici in essere metterebbe in ginocchio la ricerca biomedica italiana condannandola alla marginalità più assoluta. E’ quindi essenziale che la legge di bilancio sia finanziata la stabilizzazione dei ricercatori. Si fa notare che al contrario di altre uscite dello Stato che finiscono per mantenere in essere situazioni con poche o nessuna prospettiva di sviluppo gli investimenti fatti in ricerca e nello specifico quello per i ricercatori sicuramente ripagheranno con gli interessi quanto stanziato.

Ci sono 3300 persone che hanno dato al Paese più di quello che hanno ricevuto e che hanno il diritto di vedere riconosciuto il proprio contributo alla ricchezza nazionale. Chi è che sta ostacolando il percorso di stabilizzazione che aveva visto la convergenza della quasi totalità degli attori? CIMO si appella al Governo perché si faccia carico delle proposte uscite dal Ministero della Salute e si decida a finanziare una spesa produttiva, che mira allo sviluppo del Paese e che caratterizza le economie avanzate se ancora riteniamo che l’Italia ne faccia parte.

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