Lavoro 14 Aprile 2022 15:34

OSS: in Veneto al via nuovi percorsi di potenziamento professionale. Infermieri: «No a polemiche strumentali»

OPI Veneto: «L’infermiere, sulla base delle valutazioni professionali che gli competono decide se e a chi attribuire l’attività prevista per il raggiungimento degli obiettivi assistenziali»

OSS: in Veneto al via nuovi percorsi di potenziamento professionale. Infermieri: «No a polemiche strumentali»

Tutto pronto in Veneto per dare il via a due nuovi percorsi formativi, il primo di “formazione complementare in assistenza sanitaria dell’operatore socio-sanitario”, un altro di “formazione per infermieri referenti per l’inserimento di operatori socio-sanitari nelle strutture residenziali e semiresidenziali per anziani”. La Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, infatti ha approvato, trasmettendola alla competente Commissione del Consiglio regionale, una nuova delibera. L’attuale sostituisce quella del 16 marzo 2021 sullo stesso tema.

La sanità del futuro: dall’emergenza Covid al PNRR

«Tenuto conto delle esigenze di assistenza durante le prime fasi dell’emergenza Covid – dice Lanzarin – questa formazione era stata concepita come inizialmente rivolta ai dipendenti OSS in attività presso le strutture residenziali e semiresidenziali per anziani, extra-ospedaliere pubbliche e private accreditate. Con l’avanzare dello stato di emergenza sono stati assunti poi numerosi atti di riorganizzazione dell’assistenza per fronteggiare i problemi causati dalla pandemia. È proprio sulla base di tali atti, e in considerazione dell’esperienza maturata durante la pandemia e degli obbiettivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, abbiamo ritenuto utile aggiornare le iniziative regionali in materia di formazione degli operatori sanitari coinvolti nell’assistenza».

Il contributo degli infermieri

Il traguardo è stato raggiunto a seguito di un confronto con i presidenti degli Ordini Provinciali delle Professioni Infermieristiche. «A suo tempo, unitamente alla nostra Federazione nazionale (FNOPI) – spiegano, in una nota congiunta, i presidenti degli Ordini infermieristici del Veneto – siamo intervenuti su una delibera della Regione Veneto varata lo scorso anno (DGR 305/2021), che creava i presupposti di una nuova figura professionale con un’inedita relazione assistenziale diretta e profili di autonomia non previsti dalla norma, portando all’ipotesi di sostituzione impropria, che poteva mettere a rischio la professionalità infermieristica e la salute degli assistiti. Delibera stoppata – sottolineano – prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato. Pertanto, al di là della necessità di una nuova e più lungimirante programmazione, quello che si sta cercando di fare ora tra Istituzioni dello Stato, Regione e Ordini delle Professioni Infermieristiche del Veneto, è ripristinare la corretta filiera di responsabilità professionale connessa alla gestione del processo, ascritta all’infermiere sin dal 1994».

Il ruolo chiave dell’infermiere

Non l’intervento che si va costruendo, nulla cambia, rispetto all’attuale: «L’infermiere, sulla base delle valutazioni professionali che gli competono – aggiungono i presidenti degli Ordini Provinciali delle Professioni Infermieristiche – decide se e a chi attribuire l’attività prevista per il raggiungimento degli obiettivi assistenziali. Anche sulle attività attribuibili al personale di supporto – ribadiscono -, si è concentrata l’azione del Coordinamento degli OPI del Veneto, nell’ambito di una filiera assistenziale che vede l’Operatore Socio Sanitario a supporto all’attività infermieristica e gli consente, non da oggi, ma da quasi 20 anni (Accordo Stato-Regioni del 16 gennaio 2003), di esperire una formazione complementare a quella di base».

Poiché l’iniziativa è rivolta alla formazione dei lavoratori in possesso della qualifica di Operatore Socio Sanitario (o titolo equipollente) che operano presso le strutture residenziali e semiresidenziali per anziani è stata acquisita anche la disponibilità delle Associazioni rappresentative di tali strutture.

I posti disponibili

Al momento la disponibilità indicata dalle Ulss è per un totale di 510 posti (30 a Belluno, 90 a Treviso, 60 a Venezia, 30 nel Veneto Orientale, 30 a Rovigo, 90 a Padova, 30 all’Ulss Pedemontana, 60 a Vicenza e 90 a Verona). I numeri potrebbero subire qualche modifica in relazione alle necessità assistenziali e organizzative. Un corso specifico è riservato anche agli infermieri referenti per l’inserimento di OSS con formazione complementare in assistenza sanitaria in strutture residenziali e semiresidenziali per anziani. Il costo dell’intero percorso formativo è stimato in 700 euro pro capite comprensivo di docenza e tirocinio. All’OSS con Formazione Complementare potranno essere attribuite, sempre con la supervisione di un infermiere, ulteriori attività di carattere tecnico-esecutivo. Il Corso per Infermieri Referenti per l’Inserimento di OSS con Formazione Complementare ha lo scopo di sostenere l’introduzione dell’OSS con Formazione Complementare in un contesto di presa in carico complessiva degli assistiti.

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

Articoli correlati
Consiglio di Stato boccia i reparti gestiti dagli infermieri. CIMO-FESMED: «Competenze mediche non siano affidate ad altri professionisti»
Il sindacato commenta la sentenza: «La gestione del percorso terapeutico e clinico del pazienti deve essere in capo ai medici»
Medici e infermieri: patto su assistenza. Anelli (Fnomceo): «Regioni in ritardo sui fabbisogni»
Riuniti i due Comitati Centrali Fnomceo-Fnopi: «Da noi le indicazioni per la qualità e l’efficienza dei servizi. Ai cittadini vanno garantite le competenze delle due professioni». Anelli: «DM 71 ha sottostimato fabbisogno infermieri nelle case di comunità e non ha risolto il problema della carenza dei MMG»
Lombardia indietreggia, infermieri come supporto e non supplenti dei mmg
La Direzione Generale del Welfare in Lombardia risponde alle critiche dei medici, precisando in una nota che gli infermieri possono aiutare e non sostituire i medici di famiglia
Medici contro l’ipotesi di usare gli infermieri come «supplenti» degli mmg
La Fnomceo e la Cimo-Fesmed rispondono all'assessore della Lombardia Letizia Moratti, secondo la quale gli infermieri potrebbe sostituire e contribuire alla carenza di medici di famiglia
di Redazione
Sileri: «Il territorio al centro della nuova sanità, ma bisogna investire sul personale»
Per il Sottosegretario Sileri la sanità ha bisogno di investire sul personale, aumentando le retribuzioni e puntando sulla formazione
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 1° luglio, sono 547.500.575 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.335.874 i decessi. Ad oggi, oltre 11,74 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dall...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi della variante Omicron BA.5 e quanto durano?

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi lievi, come naso che cola e febbre. I primi dati indicano che i sintomi durano in media 4 giorni
Covid-19, che fare se...?

Negativo con i sintomi, quando posso ripetere il test?

Capita sempre più spesso che una persona con i sintomi del Covid-19 risulti negativa al primo test. Con Omicron sono stati segnalati più casi di positività ritardata. Meglio ripet...