Lavoro 1 dicembre 2017

Grasselli (FVM): «Scioperiamo non solo per il nostro contratto, ma per evitare naufragio della sanità»

Il 12 dicembre sciopereranno anche i veterinari. Il Presidente FVM: «Un sistema veterinario e funzionante è necessario per evitare tossinfezioni alimentari e cibi contraffatti e garantire valore economico al sistema agroalimentare del nostro Paese»

Una tempesta perfetta. Il Presidente della Federazione Veterinari-Medici-Farmacisti e Dirigenti Sanitari (FVM) Aldo Grasselli definisce in questo modo ciò che la sanità italiana sta vivendo in questo momento, e ciò che l’attende nei prossimi anni. «Un insieme di fattori, dovuti all’invecchiamento della popolazione italiana, alle cronicità di lunga durata, ai magnifici ma costosi farmaci innovativi, alla non autosufficienza, stanno per mettere in ginocchio la più importante conquista sociale di tutti i tempi: la sanità per tutti, equa e inclusiva», spiega il Presidente in una nota. Laurea abilitante, aumento delle borse di studio, aumento delle risorse per finanziare i Lea, rinnovo del contratto della categoria, soluzione a sprechi e ruberie e fine del precariato sono i motivi che hanno spinto anche la FVM a confermare lo sciopero del prossimo 12 dicembre. Intervistato da Sanità Informazione a margine della manifestazione nazionale dei medici in Piazza Monte Citorio, il Presidente Grasselli spiega così le ragioni della protesta.

Dottor Grasselli, ha concluso il suo intervento chiarendo che il 12 i medici sciopereranno non solo per il rinnovo del loro contratto, ma anche per capire se la politica e il governo credono o no ancora nel Sistema Sanitario Nazionale.

«Esattamente, si parla molto di tempesta perfetta. Questo Servizio Sanitario Nazionale sembra non dovere più esistere, sembra che sia diventato interessante preda di molti interessi economici, e che quindi i diritti fondamentali riconosciuti dall’articolo 32 della Costituzione siano messi a disposizione. È già tempo che vengono compressi, e la gente che sta nelle liste di attesa per avere una prestazione nonostante paghi regolarmente le tasse lo sa bene. Ci sono persone che hanno bisogno del Servizio Sanitario Nazionale ma sono espulse da questo. Assistiamo ad una compressione dei diritti che non può essere più accettata. Noi scioperiamo perché abbiamo diritto ad avere un contratto di lavoro come tutti gli altri lavoratori della Pubblica Amministrazione. D’altro canto questo Paese ha trovato risorse per tutti: da Alitalia alle banche, qualunque tipo di richiesta è stata accolta. Sorprende allora che non si trovino i soldi per la sanita. Non per il nostro contratto e per il nostro incremento salariale che, per carità è importante e dignitoso, ma non è questa la chiave di volta del sistema. La chiave di volta del sistema è che senza un finanziamento adeguato del SSN, proporzionale al Pil esattamente come in Francia e in Germania, il sistema crollerà e la gente che avrà bisogno di essere curata correrà a farsi polizze assicurative, pagherà al privato che avrà una defiscalizzazione per poter avere ancora benefici, mettendo il Servizio Sanitario pubblico, la più grande conquista sociale del nostro Paese da quando è Repubblica, nelle mani di interessi privati. Probabilmente creando due sistemi, uno per i poveri e uno per i ricchi».

Tra l’altro voi portate la voce dei veterinari pubblici che oltre a svolgere il loro ruolo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, sono fondamentali per una serie di controlli sull’alimentazione, in assenza dei quali ci sono conseguenze importanti sulla salute dei cittadini.

«Assolutamente, noi continuiamo a dire che noi generiamo non eventi, facciamo prevenzione e quindi non succede niente. Ma senza la prevenzione i fenomeni arrivano: arrivano le malattie, arrivano le tossinfezioni alimentari, arrivano i prodotti contaminati, arrivano le contraffazioni e le frodi. Per tutto questo il lavoro dei veterinari è sempre stato fondamentale e fa risparmiare moltissimi soldi al nostro Paese: in termini di salute, in termini di alimenti che vengono distrutti o abbandonati perché non possono essere consumati, ma soprattutto consente al nostro sistema agroalimentare di riuscire a certificare i suoi prodotti per poterli vendere in tutto li mondo. Questo è un valore economico incredibile che perderemmo senza un sistema veterinario funzionante ed efficace come quello italiano. E se il sistema continua a perdere colpi per la disattenzione delle Regioni e degli Assessorati alla sanità, avremo dei guai».

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