Lavoro 11 Settembre 2020

Giornata contro la violenza sugli operatori sanitari. FNOMCeO: «Legge contro aggressioni sia primo passo»

Dal 24 settembre a proteggerli una legge contro le aggressioni. La giornata annuale contro la violenza sugli operatori sanitari continua a sensibilizzare. La Federazione dei medici: «Ora salto culturale che veda la sicurezza, a 360 gradi, come un diritto degli operatori sanitari e medico come alleato»

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Eroi di questa pandemia e motore del Servizio Sanitario Nazionale, gli operatori sanitari affrontano ogni giorno il pericolo di essere vittime di un’aggressione. L’ultimo episodio meno di un mese fa contro due operatori del 118, presi a botte a Napoli. Oggi è la giornata annuale contro la violenza sugli operatori sanitari, che dal 5 agosto scorso hanno una difesa in più.

LA GIORNATA CONTRO LA VIOLENZA SUGLI OPERATORI SANITARI 2020

Quel Ddl Aggressioni, che entrerà in vigore il 24 settembre, e che ora impone sanzioni da 500 a 5 mila euro per chi si scaglia contro un camice bianco, in caso di lesioni gravi scatta anche la reclusione (da 4 fino a 16 anni per le gravissime). Un passo verso la civiltà e un posto di lavoro più sicuro. Lo ha ribadito anche il ministro della Salute Roberto Speranza, nel suo messaggio per oggi. «La Legge contro la violenza ai danni degli operatori sanitari – ha detto – è un importante traguardo, raggiunto con la piena condivisione di tutte le forze politiche. Chi presta un servizio tanto prezioso per la collettività deve sapere che lo Stato è al suo fianco. Per questo voglio far arrivare il mio pieno sostegno alla campagna di sensibilizzazione lanciata dalla FNOMCeO affinché l’impegno di chi ci assiste non si trasformi in un sacrificio intollerabile. Qualsiasi violenza contro quanti lavorano nelle nostre strutture sanitarie è inaccettabile. Oggi lo Stato tutela con più forza chi si prende cura di noi».

La prima iniziativa di questo 11 settembre, una data già densa di ricordi, sarà la proiezione in prima visione a Noicattaro (Bari) del docufilm “Notturno”, dedicato proprio al tema, in presenza del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri. In contemporanea nella città pugliese una campagna di sensibilizzazione vede tre grandi cartelloni dedicati al volto di Paola Labriola, psichiatra uccisa da un paziente sette anni fa.

LA LEGGE CONTRO LE AGGRESSIONI SIA PRIMO PASSO

«Oggi è un giorno importante – afferma il Presidente della FNOMCeO, Filippo Anelli -. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Legge per la sicurezza degli operatori sanitari si porta a compimento un lavoro iniziato anni fa dall’Ordine dei Medici di Bari e poi portato avanti, come FNOMCeO, a livello nazionale».

«Questa legge, è sì un traguardo, come la definisce il Ministro della Salute – prosegue – ma è anche il primo passo di un lungo percorso che deve portare a quel salto culturale che veda la sicurezza, a 360 gradi, come un diritto degli operatori sanitari, presupposto imprescindibile della sicurezza delle cure e che veda il medico come l’alleato del cittadino contro le malattie, e non come un nemico da combattere».

FNOMCEO: «ORA SENSIBILIZZAZIONE E ADEGUAMENTO DEI SISTEMI ORGANIZZATIVI»

«Fondamentale, quindi, ora, continuare su una doppia direttrice d’azione: l’adeguamento dei sistemi organizzativi e la sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Due linee valorizzate anche dalla Legge, con la costituzione dell’Osservatorio, che vede il coinvolgimento degli Ordini delle professioni sanitarie, e con la previsione di campagne di comunicazione», conclude.

Il Docufilm “Notturno”, prodotto da Draka Production per la regia di Carolina Boco, racconta la passione, la paura e la determinazione di medici in prima linea per scelta ma vittime di una condizione di insicurezza e solitudine. Il racconto, girato di notte durante una guardia medica, mette insieme le testimonianze di medici che sono stati vittime di aggressione con il commento di alcuni giornalisti, intercalandoli con parti di film di finzione. Partecipazioni d’eccezione al docufilm sono quella dell’attrice Maria Grazia Cucinotta, oltre che dei giornalisti Massimo Giletti e Gerardo D’Amico.

 

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