Lavoro 1 Aprile 2019

CSS, una infermiera vicepresidente. Di Giulio: «Cittadini e professionisti al centro del mio mandato»

Per la prima volta un infermiere entra nel Consiglio Superiore di Sanità: «Contenta del riconoscimento dato alla professione. Fondamentale attivare canali di comunicazione con chi dirige i servizi delle professioni sanitarie e con chi lavora sia in territorio che in ospedale o nelle strutture residenziali»

Un’infermiera vicepresidente del Consiglio Superiore di Sanità. La professoressa Paola di Giulio (200 pubblicazioni a sua firma e diversi incarichi nell’ambito della ricerca e della didattica) si dice «ancora sorpresa» dalla nomina arrivata alcune settimane fa da parte del Ministro della Salute Giulia Grillo, che doveva scegliere i 30 membri non di diritto del CSS. È la prima volta che un rappresentante della categoria degli infermieri entra a far parte del Consiglio, un organo consultivo tecnico del Ministero della Salute che risponde a questioni poste dallo stesso Ministro ma che può anche proporre indagini, norme e provvedimenti per la tutela della salute.

«La soddisfazione è stata grandissima – racconta la professoressa di Giulio in una intervista pubblicata sul sito fnopi.it – , ovviamente per me ma soprattutto per il riconoscimento per la nostra professione (e per le professioni sanitarie in generale). Siamo infatti sempre in prima linea ma raramente in posizioni di visibilità. Quindi grazie alla lungimiranza del Ministro Grillo nell’aver portato avanti questa scelta”. Nella scelta, Di Giulio è convinta che “abbia avuto un ruolo rilevante il sostegno della FNOPI, ma anche la convinzione dei votanti di dare un segnale concreto per sottolineare l’ingresso di una nuova componente nel CSS. Non era per nulla scontato anche perché nel CSS sono presenti rappresentanti di elevatissima competenza e prestigio».

La nuova vicepresidente partecipa ai lavori della seconda sessione, che si occupa – tra le altre tematiche – di problemi che riguardano molto da vicino l’assistenza: dalla formazione delle professioni sanitarie alla determinazione dei requisiti minimi per l’accreditamento delle strutture, alla certificazione di qualità. «Sarà molto importante attivare canali di comunicazione con chi dirige i servizi delle professioni sanitarie – continua la professoressa Di Giulio nell’intervista –, ma anche con chi lavora nella pratica sia in territorio che in ospedale o nelle strutture residenziali, per raccogliere problemi e punti di vista. Insegno agli infermieri e faccio ricerca, che mi consente un contatto diretto e continuo con i servizi sanitari, questa posizione privilegiata mi permette di accedere alle informazioni a livelli diversi. I tanti colleghi che mi hanno contattato mi hanno assicurato il loro sostegno. Senza cadere nella retorica, credo che il mio ruolo come infermiera in questo contesto sia di mettere il paziente al centro delle scelte, delle politiche, della valutazione dell’impatto delle decisioni; tenere sempre presenti le ricadute delle scelte sull’assistenza, l’importanza di favorire scelte che privilegino la qualità e continuità assistenziale, i diritti. E non dimenticare anche chi lavora ‘in prima linea’».

Ma quali sono gli obiettivi che la professoressa di Giulio si è posta di raggiungere in questo mandato (dalla durata triennale)? «Innanzitutto – risponde – visibilità per il contributo che possono portare le professioni sanitarie in generale e gli infermieri, nello specifico. Come ho già affermato, siamo una maggioranza numerica, ma non sempre questo corrisponde ad una voce forte. Sto ancora imparando, ma mi piacerebbe che oltre a dare risposta ai problemi che arriveranno all’attenzione del CSS, si possa portare un contributo propositivo su problemi legati ai LEA, alla regionalizzazione, ai requisiti minimi di personale per garantire un’assistenza sicura, non solo in ospedale ma anche nelle Residenze Sanitarie Assistenziali. Muovendosi, certo, nell’ambito delle competenze del CSS. Il clima che percepisco nel CSS – conclude la vicepresidente – è di grande attenzione a questi aspetti e molto collaborativo. E sicuramente un’esperienza da cui imparerò molto».

 

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