One Health 5 Novembre 2026 10:15

Guerre, triplicati gli attacchi alle infrastrutture idriche: l’allarme UNICEF

Il rapporto “Water Under Fire - Volume 4” documenta gli attacchi ai sistemi idrici e igienico-sanitari in 23 Paesi e territori. Nel 2026 solo il 26% dei fondi umanitari necessari è stato ricevuto.

di Redazione
Guerre, triplicati gli attacchi alle infrastrutture idriche: l’allarme UNICEF

Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF, gli attacchi segnalati che hanno danneggiato o distrutto i sistemi idrici e igienico-sanitari nelle zone di conflitto sono triplicati tra il 2021 e il 2025, aumentando per i bambini il rischio di epidemie, malnutrizione e violenza. Il rapporto “Water Under Fire – Volume 4” documenta gli attacchi contro i sistemi idrici e igienico-sanitari (WASH), gli operatori e gli utenti in 23 Paesi e territori tra gennaio 2021 e giugno 2026.

L’analisi evidenzia una tendenza crescente, con episodi sempre più frequenti e diversificati, che interessano aree geografiche sempre più estese. Sono sette le tipologie di attacchi individuate: dai bombardamenti contro impianti di trattamento, condutture e pozzi alla contaminazione delle fonti idriche, fino alle restrizioni sull’accesso ai pezzi di ricambio e ai prodotti chimici necessari per il trattamento dell’acqua.

In Sudan, a marzo 2024, soltanto uno dei 13 impianti di trattamento dell’acqua dello Stato di Khartoum era ancora funzionante. In Burkina Faso, tra il 2020 e il 2025, oltre 145 punti di approvvigionamento idrico sono stati distrutti in seguito ad attacchi, interrompendo l’accesso all’acqua per circa 830.000 persone, più della metà delle quali bambini. A Gaza, dall’ottobre 2023, sono stati danneggiati oltre 130.000 metri di condotte fognarie, con conseguente scarico delle acque reflue non trattate nel Mar Mediterraneo o in bacini di raccolta temporanei.

Acqua ed energia, gli attacchi compromettono anche le infrastrutture integre

Le interruzioni dell’approvvigionamento idrico non dipendono esclusivamente dai danni diretti a tubature, pompe e impianti. Il rapporto evidenzia come anche gli attacchi alle infrastrutture energetiche possano compromettere il funzionamento dei servizi idrici, lasciando intere popolazioni senza accesso all’acqua. In Ucraina, nel dicembre 2022, gli attacchi alle infrastrutture energetiche avevano lasciato quasi 7 milioni di bambini senza accesso costante all’elettricità, al riscaldamento e all’acqua. In Iraq, nel novembre 2025, un attacco con droni contro un giacimento di gas ha ridotto di circa l’80% la produzione di elettricità nell’intera Regione del Kurdistan. Le autorità sono state quindi costrette a razionare l’energia tra progetti idrici, ospedali e città.

“Gli attacchi ai sistemi idrici e igienico-sanitari privano i bambini dell’acqua potabile sicura e dei servizi essenziali che dipendono dall’acqua per funzionare efficacemente”, ha dichiarato Catherine Russell, Direttrice Generale dell’UNICEF. “Gli operatori umanitari fanno del loro meglio per garantire il flusso dell’acqua nonostante il crescente numero di attacchi. Tuttavia, le riparazioni non possono sostituire la protezione di queste strutture, prevista dal diritto internazionale umanitario”.

Acqua contaminata, aumentano i rischi di epidemie e malnutrizione

Le conseguenze della distruzione o dell’interruzione dei sistemi WASH vanno ben oltre la perdita dell’accesso all’acqua potabile. Senza acqua pulita, le strutture sanitarie non possono sterilizzare le attrezzature, assistere in sicurezza i parti o preparare il latte terapeutico utilizzato per curare i bambini gravemente malnutriti. La diarrea ricorrente provocata dall’acqua non potabile compromette inoltre l’assorbimento delle sostanze nutritive necessarie alla crescita e indebolisce le difese immunitarie dei bambini, aumentando la loro vulnerabilità alle infezioni che si diffondono quando l’acqua è contaminata o inaccessibile.

Un esempio arriva dai campi profughi del Ciad orientale, dove sono ospitati rifugiati provenienti dal Sudan. Qui l’Organizzazione mondiale della sanità ha collegato un’epidemia di epatite E allo scarso accesso all’acqua potabile e ai servizi igienico-sanitari. Tra gennaio e aprile 2024 sono stati registrati 2.092 casi sospetti e la metà riguardava bambini di età compresa tra i 6 e i 17 anni. Il rapporto documenta anche episodi in cui bambini sono stati uccisi, feriti o hanno subito danni mentre erano in fila per procurarsi l’acqua, con numerosi casi segnalati a Gaza. Quando le famiglie devono raggiungere fonti idriche lontane dalle proprie abitazioni, in sette casi su dieci sono donne e ragazze a occuparsi dell’approvvigionamento. Percorsi più lunghi e pericolosi aumentano il rischio di violenza sessuale e sottraggono tempo alla frequenza scolastica.

Operatori a rischio e fondi insufficienti, l’UNICEF chiede maggiore protezione

Anche il personale impegnato a garantire l’erogazione dell’acqua è esposto ai rischi dei conflitti. Le Nazioni Unite hanno registrato l’uccisione di 14 membri del personale delle Autorità idriche libanesi durante il conflitto del 2024. Per mantenere attivi i servizi, le squadre umanitarie stanno sviluppando soluzioni adattate ai diversi contesti. In Afghanistan, circa il 65% dei sistemi idrici sostenuti dall’UNICEF funziona oggi a energia solare, riducendo la dipendenza dal carburante e dalla rete elettrica nazionale. In altri Paesi, gli interventi comprendono la formazione di meccanici locali, lo stoccaggio preventivo dei pezzi di ricambio e la costruzione di sistemi locali di dimensioni più contenute, in modo che un singolo attacco non interrompa l’approvvigionamento di intere comunità.

Queste attività sono tuttavia minacciate dai tagli ai finanziamenti: nei Paesi in cui è in corso una risposta umanitaria coordinata in materia di WASH, 137,9 milioni di persone necessitano di assistenza, ma per il 2026 è stato ricevuto soltanto il 26% dei fondi necessari. Di fronte a questa situazione, l’UNICEF esorta le parti in conflitto, gli Stati membri, i donatori e gli attori umanitari e dello sviluppo a riconoscere i sistemi WASH nelle zone di guerra come indispensabili per la sopravvivenza e la protezione dei civili, soprattutto dei bambini, e a istituire un meccanismo per raccogliere sistematicamente i dati sugli attacchi.

L’organizzazione chiede inoltre di proteggere bambini, comunità, operatori dei servizi idrici e personale del settore energetico, garantendo agli operatori umanitari un accesso sicuro, tempestivo e senza ostacoli alle popolazioni bisognose e alle forniture essenziali per mantenere in funzione i sistemi idrici ed energetici. Tra le priorità indicate figurano infine gli investimenti in approcci WASH resilienti ai conflitti e in misure di continuità dei servizi gestite a livello locale.

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