Gli esseri umani inalano fino a 68.000 particelle di microplastica ogni giorno, soprattutto in ambienti chiusi come abitazioni e automobili. Lo rivela uno studio guidato da Nadiia Yakovenko, scienziata dell’Università di Tolosa, e pubblicato sulla rivista PLOS One. Le particelle più piccole, di dimensioni tra 1 e 10 micrometri, circa un settimo dello spessore di un capello umano, sono particolarmente pericolose perché possono penetrare in profondità nei polmoni e distribuirsi nel corpo, entrando anche nel flusso sanguigno e attraversando barriere come quella placentare e cerebrale.
Yakovenko ha evidenziato che le concentrazioni interne di microplastiche sono maggiori a causa della scarsa ventilazione e della presenza diffusa di plastica nei prodotti di consumo, come vestiti, utensili, tappeti. Inoltre, le attività quotidiane sollevano continuamente particelle leggere che rimangono sospese più a lungo, aumentando l’esposizione. Le microplastiche contengono migliaia di sostanze chimiche nocive come BPA, ftalati e Pfas, che sono legate a gravi rischi per la salute. L’inalazione di microplastiche è associata a infiammazione polmonare cronica, che può portare a tumori polmonari.
Le concentrazioni nell’aria delle automobili, dove la ventilazione è limitata e i materiali plastici abbondano, sono circa quattro volte superiori a quelle degli appartamenti. Per ridurre l’esposizione, si suggerisce di limitare l’uso di plastica in casa, preferendo materiali naturali come legno o metallo, e di utilizzare sistemi di filtraggio dell’aria con filtri HEPA, oltre a pulizie regolari. La ventilazione nelle auto può aiutare, ma può anche introdurre particelle da fonti esterne come pneumatici. Yakovenko ha sottolineato che l’impatto sulla salute dell’inalazione di microplastiche potrebbe essere molto più rilevante di quanto precedentemente ritenuto e che servono ulteriori ricerche per comprenderne appieno le conseguenze.
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