Formazione 6 Maggio 2019 15:34

Obbligo ECM, Rosset (OMCeO Aosta): «La formazione tutela la salute pubblica. Con sentenza si esce dall’ambiguità»

«Il rispetto della formazione, la tutela della salute e l’obbligo di rispondere a quanto viene dettato dal legislatore, quindi a osservare la legge, sono cose assolutamente imprescindibili e che rendono giustizia a questa sentenza», spiega Roberto Rosset, presidente OMCeO Valle D’Aosta, in merito al sanzionamento di odontoiatra colpevole di non aver curato l’aggiornamento professionale

di Giovanni Cedrone e Diana Romersi
Obbligo ECM, Rosset (OMCeO Aosta): «La formazione tutela la salute pubblica. Con sentenza si esce dall’ambiguità»

Una sentenza ribadisce l’obbligo dell’aggiornamento professionale per i medici. La sanzione, emessa dalla Commissione Albo Odontoiatri di Aosta, ha sospeso per 3 mesi un odontoiatra inadempiente. Una decisione che si pone in controtendenza con le scelte fin qui attuate dagli Ordini, i quali avevano privilegiato gli incentivi a chi frequenta i corsi ECM totalizzando i crediti del fabbisogno formativo, rispetto a misure “repressive”. Abbiamo raggiunto telefonicamente Roberto Rosset, presidente OMCeO Valle D’Aosta per capire cosa cambierà per la professione medica.

Presidente, la sentenza è una novità assoluta e naturalmente ribadisce l’importanza della formazione per i medici in modo ancora più stringente. Probabilmente anche il ruolo degli OMCeO crescerà in questo senso…

«Esatto. È una storia che parte da lontano: il ricorso è del 2014, è stato discusso solo adesso perché la Commissione centrale è stata ricostituita solo l’anno scorso, quindi al di là del caso singolo, la soddisfazione nel caso nostro è di essere usciti da questa ambiguità. C’è un obbligo deontologico di aggiornamento che l’Ordine è tenuto comunque a far rispettare a tutela della salute pubblica e una normativa di riferimento per l’educazione continua in medicina: diciamo che per la prima volta c’è una intersecazione di questi due fattori, per cui l’obbligo di formazione viene comunque in qualche maniera fatto corrispondere all’adempimento dell’educazione continua. Di fatto è una situazione che si stava trascinando perché gli Ordini non sapevano come comportarsi, anche come valutare la constatazione di inadempienza. L’assolvimento o meno dell’obbligo formativo è facilmente acquisibile, poi ci possono essere delle difficoltà di trasmissione per la parte dei provider all’anagrafe centrale, però l’obbligo comunque permane, quindi l’onere poi di evidenziare eventualmente l’assorbimento del credito. Quindi si spera che faccia giurisprudenza questa decisione della Commissione centrale che èstata accolta da tutti con una certa soddisfazione».

Peraltro, il provvedimento ricorda ancora una volta che un medico formato è una garanzia soprattutto per i pazienti…

«Alla fin fine è chiaro che la tutela è quella della salute pubblica, quindi a prescindere delle note criticità del sistema attuale dell’ECM e dell’attuale così poca osservanza delle verifiche di qualità che comunque si fanno sull’offerta formativa, comunque in ogni caso l’obbligo esiste quindi non possiamo che essere soddisfatti. Al di là dell’effettiva formazione comunque è il senso del dovere di sottostare ad una norma che è di tipo nazionale. Il rispetto della formazione, la tutela della salute e l’obbligo di rispondere a quanto viene dettato dal legislatore, quindi a osservare la legge, sono cose assolutamente imprescindibili e che rendono giustizia a questa sentenza».

Questa sentenza arriva anche dopo una lettera che il presidente FNOMCeO, Filippo Anelli aveva inviato a tutti gli ordini provinciali…

«Esatto. Il triennio finisce quest’anno e il prossimo triennio inizia il 1 gennaio 2020. Si auspica chiaramente che la commissione ECM in qualche maniera intervenga. Come auspicio personale spero venga permesso da qui al 31 dicembre di andare a formarsi e poter spalmare gli eventuali crediti in eccesso che possono essere acquisiti in questo periodo sugli anni precedenti. L’auspicio è che tutti i medici non siano sanzionabili e che i pazienti siano giustamente rassicurati sulla qualità del servizio».

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