Formazione 6 dicembre 2018

Formazione ECM, Scariati (Coach and Lean): «Ecco come funziona la mia pagella del dossier formativo»

Si tratta di uno strumento volto a valutare l’aggiornamento professionale anche dal punto di vista qualitativo. «Avrà ripercussioni positive sia sulla salute dei pazienti che nei tribunali in caso di contenzioso e sarà utile agli Ordini professionali per valutare la formazione individuale»

di Arnaldo Iodice e Giovanni Cedrone

L’obbligo formativo ECM non è soltanto una questione di numeri e crediti acquisiti. Lo sviluppo delle competenze e delle capacità del professionista vanno dunque valutate al di là dei 150 crediti triennali. La dottoressa Nunzia Scariati, Presidente di “Coach and Lean” e CTU (Consulente Tecnico d’Ufficio), è l’ideatrice della pagella del dossier formativo. Uno strumento che consente di valutare la formazione del professionista non soltanto dal punto di vista “formale”, ma anche qualitativo e in termini di diligenza. Il risultato è una miglior preparazione dell’esercente la professione sanitaria, la quale si riversa non soltanto sul suo lavoro e sulla salute dei pazienti, ma anche e soprattutto nei tribunali in caso di contenzioso.

Dottoressa Scariati, siamo al Forum Risk Management di Firenze. Lei è l’ideatrice della pagella del dossier formativo per il professionista. Ci può spiegare in cosa consiste?

«La pagella del dossier formativo consente di valutare la performance anche in termini di diligenza. Il concetto di diligenza, imperizia, performance sono elementi collegati alle attività di prevenzione e gestione del rischio che, adeguatamente governate, permettono di aumentare la sicurezza delle cure e il livello di responsabilità professionale (deontologica, amministrativa, penale e civile) dell’esercente la professione sanitaria. Responsabilità e sicurezza come obiettivi della Legge Gelli. Non più una valutazione solo in termini numerici, dunque, e quindi basata solo sulla quantità di crediti ECM acquisiti ai fini dell’obbligo formativo triennale. La pagella del dossier va oltre e offre un metro per valutare la performance e la diligenza in relazione al livello di consapevolezza che il singolo professionista matura nella gestione dei rischi. Maggiore sarà il livello di consapevolezza dei rischi migliori saranno le attività di gestione dello stesso a dimostrazione di prestazioni appropriate con ricadute positive sul livello di sicurezza delle cure. Ciò significa che non posso basare una valutazione solo sulla quantità in termini numerici dei crediti ma bisogna valutare il professionista, la sua performance, anche in termini della scelta della tipologia di intervento formativo che questi sceglie per aggiornare le proprie competenze e la propria formazione, che consente di variare il risultato del processo di valutazione».

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La correlazione tra l’acquisizione dei crediti formativi e il rischio, così come considerato dalla Legge Gelli, è insomma evidente.

«Il rischio diventa di primaria importanza. Già nei primi articoli della Legge Gelli si evidenzia l’importanza di gestire correttamente tutte le attività riguardanti la prevenzione e la gestione del rischio il cui esito individua il livello di responsabilità del professionista e della struttura con ripercussioni, negative o positive, sulla sicurezza delle cure. Pensiamo al livello di aggiornamento raggiunto dal professionista (obbligo derivante dal Decreto 502/92 e dal 229/99) che diventa importante in termini di imperizia. Un professionista adeguatamente formato e aggiornato, che dimostri il suo livello di crescita e sviluppo (livello derivante dalla valutazione presente nella pagella di dossier attraverso una attestazione) prova di aver svolto la sua attività con cura in quanto accorto al suo livello di crescita, pertanto diligente nello svolgimento dei sui compiti. Chiaro è che in termini di formazione, ovvero per quel che riguarda un professionista che deve essere adeguatamente formato e aggiornato per svolgere una determinata attività, i rischi non esistono solo ed esclusivamente da un punto di vista clinico-sanitario ma anche da attività di tipo amministrativo-organizzativo e gestionale per valutare la performance, pertanto si annidano anche dietro al teatro organizzativo di ogni azienda, ovvero in altre aree. Il professionista deve dimostrare dunque la sua diligenza e la pagella del dossier fa proprio questo, diventando inoltre utile al giudice per valutare la condotta professionale dell’esercente la professione sanitaria. Per questo la diligenza diventa un elemento molto importante, un’evidenza documentale che l’avvocato può utilizzare per la difesa nei confronti di determinate linee di accusa e che il giudice può consultare per valutare la condotta professionale del soggetto. In conclusione, i concetti di imperizia, diligenza e appropriatezza sono determinanti nell’attività complessiva di valutazione della performance del sanitario con ricadute sia sulla responsabilità professionale sia sulla sicurezza delle cure, obiettivi questi della Legge Gelli in cui “vede” il concetto di rischio e sicurezza collegati tra loro il cui esito di valutazione determina il risultato finale anche in sede di risarcimento del danno e la pagella di dossier diventa una evidenza documentale a supporto del processo di valutazione della performance e del livello di diligenza e imperizia del sanitario. Pagella utile al professionista per auto valutare il proprio livello di sviluppo, utile agli Ordini professionali per validare la formazione individuale e, infine, utile in sede di contenzioso per valutare la condotta professionale dell’esercente la professione sanitaria».

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