L'Aula ha approvato all'unanimità la modifica del terzo comma dell'articolo 38. Tra i protagonisti del percorso il senatore Mazzella, che in Commissione ha proposto di richiamare esplicitamente il diritto all’autonomia e la rimozione delle barriere
Non basta riconoscere i diritti delle persone con disabilità: occorre rimuovere concretamente gli ostacoli che ne impediscono l’esercizio. È questo il principio che ha guidato il contributo del senatore Orfeo Mazzella alla modifica del terzo comma dell’articolo 38 della Costituzione, approvata all’unanimità dall’Aula. Una riforma che segna un passaggio importante nella tutela dei diritti delle persone con disabilità e che, come sottolinea lo stesso parlamentare, affonda le proprie radici nel lavoro svolto in Commissione. Mazzella ha voluto condividere con Sanità Informazione due documenti che raccontano il percorso della modifica costituzionale: due testimonianze che restituiscono il lavoro che precede una riforma costituzionale e mostrano come alcune parole, apparentemente semplici, possano assumere un significato determinante nella definizione dei diritti.
Nel suo intervento in Commissione, il senatore ha richiamato la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, ratificata dall’Italia nel 2009. Un riferimento fondamentale, perché “introduce un approccio alla disabilità basato sul modello biopsicosociale, superando una visione esclusivamente assistenzialistica. La disabilità, in questa prospettiva – spiega – non può essere considerata soltanto una condizione individuale, ma deve essere letta anche in relazione all’ambiente, alle barriere e agli ostacoli che limitano l’autonomia e la partecipazione alla vita della comunità”. Da qui la richiesta di inserire nel nuovo testo costituzionale un riferimento esplicito al diritto all’autonomia e alla piena ed effettiva partecipazione delle persone con disabilità alla società. Un passaggio che, secondo Mazzella, “avrebbe consentito di evitare il rischio di una tutela prevalentemente assistenziale, compiendo invece un passo avanti verso il riconoscimento della persona con disabilità come titolare di diritti e protagonista delle scelte che riguardano la propria esistenza”.
Uno dei punti centrali dell’intervento ha riguardato proprio il concetto di ostacolo. Richiamando l’articolo 9, comma 1, della Convenzione ONU, Mazzella ha sottolineato “l’importanza di distinguere il riferimento alle barriere e agli ostacoli contenuto nella Convenzione dal più generale principio di rimozione degli ostacoli previsto dall’articolo 3 della Costituzione”. La sua proposta era quella di introdurre nell’articolo 38 un riferimento autonomo ed esplicito alla rimozione degli ostacoli che impediscono alle persone con disabilità di esercitare pienamente i propri diritti. La formulazione proposta dal senatore prevedeva: “Gli inabili e le persone con disabilità hanno diritto all’educazione e all’avviamento professionale. La Repubblica garantisce e riconosce alle persone con disabilità il diritto all’autonomia e alla piena ed effettiva partecipazione nella società, rimuovendo gli ostacoli che lo impediscono”. Un’impostazione che ha contribuito alla costruzione del testo di sintesi successivamente approvato.
Il secondo documento informare condiviso da Mazzella con Sanità Informazione ha un valore particolare: è il documento manoscritto che conserva la formulazione elaborata durante il confronto a più voci in Commissione, nel momento in cui è stata individuata una soluzione condivisa. “Una riforma storica che mi ha visto protagonista e testimone”, racconta il senatore, spiegando di aver voluto rendere pubblico un documento che, a suo avviso, restituisce un pezzo importante del lavoro parlamentare. Il dato che sottolinea è anche quantitativo: “Delle 28 parole contenute nella mia proposta, 17 sono entrate nel testo definitivo”. Ma, al di là del numero, ciò che considera decisivo è il principio che è riuscito a trovare spazio nella nuova formulazione costituzionale: “La Repubblica garantisce i diritti delle persone con disabilità attraverso la rimozione degli ostacoli che ne impediscono l’esercizio”. L’approvazione unanime dell’Aula rappresenta il punto di arrivo di questo percorso e una convergenza istituzionale su un tema che riguarda non soltanto le persone con disabilità, ma la qualità democratica e inclusiva dell’intera società. Perché il riconoscimento dei diritti, per essere effettivo, deve tradursi nella possibilità concreta di vivere autonomamente, partecipare, scegliere e contribuire alla vita collettiva. È in questa prospettiva che la modifica dell’articolo 38 assume il suo significato più profondo: non soltanto garantire protezione, ma rimuovere ciò che impedisce alle persone di esercitare pienamente la propria libertà.
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