Salute 4 Novembre 2026 17:21

Dipendenze, +22% di accessi al Pronto Soccorso in cinque anni. “Intercettare prima i consumi”

Il Terzo Rapporto OISED 2026 fotografa le difficoltà della rete assistenziale: i servizi raggiungono solo una quota minoritaria delle persone con consumi problematici. Sotto organico i SerD, mentre si punta sulle Case della Comunità.

di Arnaldo Iodice
Dipendenze, +22% di accessi al Pronto Soccorso in cinque anni. “Intercettare prima i consumi”

Aumentano del 22% nell’ultimo quinquennio gli accessi al Pronto Soccorso per problematiche legate all’uso di sostanze stupefacenti. Oltre la metà riguarda situazioni di abuso senza una dipendenza già stabilizzata, un dato che evidenzia le difficoltà del sistema di intercettare precocemente i consumi problematici e intervenire prima che evolvano in condizioni più gravi. È quanto emerge dal Terzo Rapporto OISED 2026, “Impatto socio sanitario ed economico delle dipendenze in Italia”, realizzato dall’Osservatorio sull’Impatto Socio-Economico delle Dipendenze, promosso da C.R.E.A. Sanità e Ce.R.Co.

Secondo le stime contenute nel documento, nel 2024 circa 290mila persone sono state seguite dai servizi pubblici e del privato sociale per diverse forme di dipendenza, comprese quelle comportamentali. Ma il sommerso resta elevato: i servizi raggiungono soltanto il 20% delle 740mila persone con consumo non occasionale di sostanze psicotrope e appena il 10% delle 730mila persone con consumo di alcol ad alto rischio. Possono inoltre trascorrere anche dieci o più anni tra l’esordio della problematica e la presa in carico.

Una situazione aggravata dalla carenza di personale nei Servizi pubblici per le dipendenze (SerD), dove mancano complessivamente 1.976 professionisti rispetto agli standard organizzativi previsti. Nel 2024 gli operatori erano 6.200, 374 in meno rispetto al 2019 (-5,7%), nonostante l’aumento delle persone assistite per dipendenza da stupefacenti, passate a 126.910 nel 2024 e a 131.328 nel 2025.

Case della Comunità e intervento precoce per ridurre gli accessi in ospedale

È proprio la difficoltà di intercettare tempestivamente i consumi problematici a rendere necessario un rafforzamento della rete territoriale. Per affrontare il problema, OISED propone di rafforzare l’integrazione tra SerD e Case della Comunità, utilizzando queste ultime come punti di accesso territoriali per individuare precocemente le situazioni di consumo problematico. Una possibilità ancora poco sfruttata: al 31 dicembre 2025, soltanto 164 delle 781 Case della Comunità con almeno un servizio attivo, pari al 21%, offrivano attività dedicate alle dipendenze, a fronte di 1.715 strutture programmate.

Il modello individua cinque profili di utenti potenzialmente assistibili nelle strutture di prossimità, tra cui giovani sotto i 25 anni con consumi problematici e disagio psicologico, studenti già intercettati dai servizi di ascolto, giovani sotto i 34 anni con episodi di binge drinking o uso problematico di sostanze e psicofarmaci, persone con dipendenza stabilizzata impegnate nel reinserimento sociale e utenti che hanno concluso il percorso terapeutico e necessitano di controlli periodici.

Secondo le simulazioni dell’Osservatorio, intercettare precocemente il 15-25% dei giovani nuovi consumatori potrebbe determinare una riduzione del 30-35% degli accessi al Pronto Soccorso e del 5-10% delle persone coinvolte in illeciti, reati o detenzione, con un risparmio potenziale di circa 402,9 milioni di euro annui. In uno scenario più generale, raggiungere il 5-10% delle persone con dipendenza da stupefacenti oggi escluse dai servizi potrebbe generare risparmi tra 102,3 e 222,3 milioni di euro l’anno. Si tratta di proiezioni teoriche, ma che indicano il potenziale di una rete territoriale più capillare.

L’obiettivo, sottolinea il Rapporto, non è sostituire i SerD, che devono mantenere il ruolo di riferimento specialistico per i casi complessi, ma affiancarli con servizi capaci di intercettare prima i consumi problematici, riducendo il ricorso tardivo all’assistenza ospedaliera.

Alcol, cannabis ed emergenza sanitaria: i dati su Pronto Soccorso e controlli stradali nel Report 2026

La necessità di intervenire prima che i consumi problematici richiedano cure ospedaliere trova riscontro anche nei dati nazionali sull’emergenza sanitaria, che fotografano il peso delle sostanze stupefacenti e dell’alcol sugli accessi ai servizi. La Relazione al Parlamento del 2026 evidenzia un quadro articolato riguardo agli accessi sanitari e ai controlli di emergenza legati al consumo di alcol e cannabis. Nel corso del 2025, i Pronto Soccorso italiani hanno registrato complessivamente 9.641 accessi per condizioni direttamente droga-correlate, segnando un incremento del 15% rispetto al 2024. Nell’ambito delle intossicazioni acute segnalate dal Sistema Nazionale di Allerta Rapida (NEWS-D), il 63% dei casi ha mostrato quadri di policonsumo, in cui il THC e l’alcol sono risultati frequentemente associati ad altre sostanze assunte.

Un rilievo centrale per gli interventi nei servizi di emergenza riguarda l’incidentalità e i controlli stradali che conducono gli utenti al Pronto Soccorso. Nel 2025, su 14.094 accertamenti analizzati dalle Tossicologie Forensi su soggetti giunti in Pronto Soccorso per incidenti o controlli viari ai sensi degli articoli 186 e 187 del Codice della Strada, circa il 27% (3.854 casi) è risultato positivo a sostanze psicotrope o alcol. Tra questi, l’alcol si conferma la sostanza maggiormente identificata, rilevata nel 17% del totale degli accertamenti, seguita dai cannabinoidi che sono stati riscontrati nel 6,8% dei casi. Nello screening su strada dedicato alle sostanze stupefacenti, la cannabis è risultata la sostanza più diffusa con 398 positività, prevalentemente riscontrate tra i giovani di età compresa tra 18 e 27 anni.

Le analisi sui soggetti giunti nei Pronto Soccorso mostrano inoltre la presenza di cannabinoidi nel 7% dei controlli generali e nell’8% dei casi di incidente con esito mortale. Nelle dinamiche di guida in stato di alterazione si evidenzia anche la rilevanza dei consumi combinati: l’associazione tra alcol e altre sostanze ha interessato il 4% degli accertamenti tossicologici condotti in Pronto Soccorso, con la combinazione di alcol e cannabinoidi che rappresenta il 10% di questi casi di policonsumo. Nei soli decessi per incidente stradale vagliati dalle strutture forensi, l’alcol è stato rilevato nel 34% dei casi e i cannabinoidi nell’8%.

Cannabis, coinvolto l’84% degli adolescenti che arrivano in ospedale per uso di sostanze

Un trend analogo sul peso della cannabis tra i giovanissimi trova riscontro anche nella letteratura scientifica internazionale. A confermarlo è anche uno studio della Washington University School of Medicine di St. Louis, pubblicato il 4 novembre sull’American Journal of Psychiatry, secondo cui la sostanza è coinvolta nella maggior parte degli accessi al pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri per problemi legati all’uso di sostanze tra adolescenti e giovani adulti, mentre l’alcol prevale nelle fasce d’età più avanzate

Lo studio ha analizzato oltre 1,3 milioni di persone tra i 16 e i 64 anni, per un totale di più di 5 milioni di accessi ospedalieri negli Stati Uniti tra il 2016 e il 2023. Tra gli adolescenti di 16-18 anni, l’84% ha avuto almeno un episodio che coinvolgeva la cannabis, contro il 19% degli adulti tra 55 e 64 anni. La percentuale è cresciuta soprattutto tra i giovani di 19-24 anni, con un incremento medio di 1,8 punti percentuali all’anno, mentre tra gli adolescenti l’aumento è stato di 0,8 punti. I ricercatori segnalano che la maggiore potenza dei prodotti a base di cannabis, legata alle concentrazioni di THC, può aumentare i rischi, soprattutto durante lo sviluppo cerebrale. Tra le conseguenze osservate figurano ricoveri associati a episodi di psicosi e vomito grave. Quasi la metà degli accessi correlati alla cannabis coinvolgeva anche un’altra sostanza e la sua presenza tra le diagnosi non indicava necessariamente che fosse la causa principale del ricovero.

Per l’alcol emerge invece una tendenza crescente con l’età: gli episodi hanno riguardato il 33% degli adolescenti e il 70% degli adulti tra 55 e 64 anni. L’incremento più marcato, pari a 3,6 punti percentuali annui, ha riguardato i ricoveri principalmente attribuiti all’alcol tra i 25 e i 34 anni.

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato