Al Bambino Gesù di Roma arriva un nuovo servizio di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza. Prime visite dal 3 ottobre. Stefano Vicari: "Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile"
Uno smartphone acceso fino a notte fonda. Videogiochi che prendono progressivamente il posto delle altre attività. Social network controllati continuamente, difficoltà a interrompere la connessione, fino al ritiro dalle relazioni e dalle attività abituali. E poi le chat con l’intelligenza artificiale, utilizzate sempre più spesso dagli adolescenti per parlare di problemi personali, prendere decisioni o affrontare momenti di sofferenza psicologica. È in questo scenario che l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù apre un nuovo ambulatorio della Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali. Il servizio sarà rivolto a bambini e adolescenti nei quali smartphone, tablet, computer, videogiochi, social network o altre attività online interferiscono in maniera significativa con la vita quotidiana. Le prime visite sono previste sabato 3 ottobre, dalle 8.30 alle 13, nella sede di Baldelli. Successivamente l’ambulatorio avrà cadenza settimanale.
Il rapporto con la tecnologia inizia sempre più presto. Secondo i dati riportati da Save the Children, in Italia il 32,6% dei bambini tra i 6 e i 10 anni utilizza lo smartphone ogni giorno, quasi il doppio rispetto al 18,4% rilevato nel 2018-2019. Tra gli 11 e i 13 anni, oltre tre ragazzi su cinque, il 62,3%, hanno almeno un account social. Ma trascorrere molte ore davanti a uno schermo non significa automaticamente avere una dipendenza. A fare la differenza, spiegano gli specialisti, è soprattutto la capacità di controllare l’utilizzo del digitale e le conseguenze che questo comportamento produce sulla vita quotidiana. Il campanello d’allarme scatta quando un bambino o un adolescente non riesce a ridurre o interrompere l’attività online nonostante le conseguenze negative. Il sonno può risentirne, così come il rendimento scolastico, le relazioni familiari e sociali, lo sport e le attività ricreative. Tra i segnali da osservare ci sono la ricerca continua del dispositivo, irritabilità o agitazione quando non è disponibile, il progressivo abbandono delle altre attività e il bisogno di trascorrere sempre più tempo online per ottenere lo stesso livello di gratificazione. Un ruolo può averlo anche la FOMO, la “Fear Of Missing Out”, cioè la paura di essere esclusi o di perdersi qualcosa quando non si è connessi.
Bambini e adolescenti sono particolarmente sensibili alle ricompense immediate. Notifiche, contenuti che si rinnovano continuamente e reazioni ai propri post possono alimentare un meccanismo di attesa e gratificazione che spinge a controllare ripetutamente il dispositivo. In una fase dello sviluppo nella quale i sistemi cerebrali legati alla ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione, interrompere un’attività altamente gratificante può risultare più difficile. Per questo, però, la soluzione non è semplicemente togliere lo smartphone. L’obiettivo è aiutare bambini e adolescenti a costruire un equilibrio tra esperienza digitale e altre attività capaci di generare interesse, piacere e soddisfazione: lo sport, la musica, il disegno, il gioco, le attività all’aria aperta, le amicizie e il tempo condiviso in famiglia. Anche la noia può avere un valore. Lasciare spazio all’assenza di stimoli continui può favorire fantasia, creatività e nuovi interessi. E le relazioni restano un elemento centrale: secondo i dati citati da Save the Children, oltre otto ragazzi su dieci si dichiarano soddisfatti o molto soddisfatti delle proprie amicizie e circa l’80% del rapporto con i genitori. “Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile”, spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù. Il compito degli adulti, aggiunge, è aiutare bambini e adolescenti a scoprire anche forme di gratificazione che richiedono più tempo, ma possono essere più durature: sentirsi ascoltati, riconosciuti, ricevere un abbraccio, una carezza o una parola di incoraggiamento.
Alla questione dell’uso problematico di smartphone e social si aggiunge oggi un fenomeno nuovo: il rapporto degli adolescenti con l’intelligenza artificiale. Secondo un’indagine di Save the Children citata dal Bambino Gesù, quasi un ragazzo su tre tra i 15 e i 19 anni utilizza l’IA ogni giorno. Il 41,8% dichiara di essersi rivolto all’intelligenza artificiale in momenti di tristezza, solitudine o ansia, mentre circa il 42% l’ha utilizzata per chiedere consigli su decisioni importanti legate a relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. Il motivo è anche nella disponibilità continua dei chatbot. Sono sempre accessibili, non giudicano e consentono di affrontare anche temi difficili da condividere con un’altra persona. Ma proprio quando la conversazione con l’IA entra nel terreno del disagio psicologico, la cautela deve aumentare. “Il problema nasce quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica”, sottolinea Vicari. L’intelligenza artificiale, aggiunge, “non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista”. Il tema si inserisce in un quadro più ampio di crescente richiesta di assistenza neuropsichiatrica da parte di bambini e adolescenti. Al Bambino Gesù, le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono passate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025.
La prevenzione, secondo gli specialisti, comincia dall’accompagnamento dei bambini verso un rapporto graduale e consapevole con la tecnologia. Come criterio educativo prudenziale, Vicari propone di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta, precisa, di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni pensate per proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo. Il punto centrale resta comunque osservare ciò che accade nella vita quotidiana. Se l’uso del digitale diventa difficile da controllare e comincia a compromettere il sonno, la scuola, le relazioni o le altre attività, è opportuno chiedere una valutazione specialistica. È proprio a queste situazioni che risponde il nuovo ambulatorio del Bambino Gesù.
Il servizio sarà attivo dal 3 ottobre nella sede di Baldelli del Bambino Gesù, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma, con una seduta settimanale. L’accesso avviene tramite prenotazione al CUP 06.68.18.1, con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile.