Tutto Diabete 30 Settembre 2026 10:51

Diabete, dalla prevenzione alle nuove terapie: le sfide globali al 62° Congresso EASD

A Milano il 62° Congresso della European Association for the Study of Diabetes. Presentati nuovi dati sull’aumento del diabete di tipo 1 e di tipo 2, con particolare attenzione alla popolazione pediatrica e adolescenziale

di Redazione
Diabete, dalla prevenzione alle nuove terapie: le sfide globali al 62° Congresso EASD

Il diabete cambia volto e lo fa a un ritmo che coinvolge sempre più precocemente bambini e adolescenti. Al 62° Congresso della European Association for the Study of Diabetes (EASD), in corso a Milano dal 28 settembre al 2 ottobre, la ricerca internazionale mette in fila dati epidemiologici, nuove strategie terapeutiche e prospettive di prevenzione per una delle principali sfide della salute globale. A preoccupare è soprattutto l’anticipazione dell’età di insorgenza. Secondo le proiezioni presentate al Congresso, entro il 2049 saranno 12,1 milioni le persone con diabete di tipo 1 nel mondo, il 29% in più rispetto ai 9,4 milioni stimati nel 2025. E i più giovani rappresentano già una quota consistente delle nuove diagnosi: nel 2025 il 42% dei nuovi casi di diabete di tipo 1 ha riguardato la fascia 0-19 anni, con una percentuale del 37% nei Paesi ad alto reddito e del 49% in quelli a basso reddito. Ma il problema riguarda anche il diabete di tipo 2, tradizionalmente associato all’età adulta. Uno studio statunitense della Colorado School of Public Health ha evidenziato un aumento di quasi dieci volte, dall’inizio del secolo, del tasso di nuovi casi tra gli under 20. Un andamento che conferma quanto il diabete di tipo 2 sia ormai presente anche in età pediatrica e adolescenziale.

Diabete di tipo 1, entro il 2049 attesi 12,1 milioni di casi

Le proiezioni del modello DIAMOND-T1D fotografano una crescita significativa del diabete di tipo 1 nei prossimi decenni. Dai 9,4 milioni di persone stimate nel 2025 si potrebbe arrivare a 12,1 milioni nel 2049. Anche in Italia il numero delle persone con diabete di tipo 1 è destinato ad aumentare. Secondo le previsioni presentate al Congresso, la crescita potrebbe essere del 16% entro il 2049, fino a superare le 239mila persone. Il quadro epidemiologico rende quindi sempre più importante intervenire precocemente, sia sul fronte della diagnosi sia su quello della gestione della malattia. In Italia, complessivamente, sono quasi 4 milioni le persone che convivono con il diabete, alle quali si aggiunge una quota stimata di circa 1,5 milioni di persone che non sanno di avere la malattia, secondo il Diabetes Monitor Report 2025 della IBDO Foundation.

Le terapie disease-modifying aprono una nuova prospettiva

Tra i temi al centro del Congresso EASD ci sono le terapie disease-modifying per il diabete di tipo 1. Si tratta di un approccio che non punta semplicemente a sostituire l’insulina, ma a intervenire sui meccanismi della malattia, modulando la risposta autoimmune e cercando di preservare, per quanto possibile, la funzione delle cellule beta pancreatiche. Al momento è disponibile un unico trattamento approvato con l’obiettivo di rallentare la progressione della malattia e modificarne il decorso. Parallelamente, sono in corso studi su altri immunomodulatori, strategie antigene-specifiche e approcci cellulari. La ricerca punta quindi a spostare progressivamente il paradigma: non soltanto controllare la malattia una volta comparsa, ma intervenire sui meccanismi che ne determinano l’evoluzione. “Con l’incremento del diabete di tipo 1 e l’anticipazione d’esordio del tipo 2 emerge la necessità di interventi sempre più tempestivi per tutelare la qualità di vita delle persone”, commenta Francesco Giorgino, Presidente della European Association for the Study of Diabetes (EASD). In questa direzione si muovono anche i documenti e le attività presentati nel corso del Congresso, a partire dalla nuova linea guida EASD sul monitoraggio continuo della glicemia, che valuta l’estensione del CGM a tutti gli adulti con diabete di tipo 2, indipendentemente dal trattamento con insulina. Fino al nuovo Consensus Report ADA/EASD 2026, che si orienta verso un trattamento precoce e intensivo della malattia, capace di affiancare al controllo glicemico la protezione cardiovascolare, renale ed epatica e la gestione del peso”.

Obesità e diabete, un legame sempre più evidente

Nel quadro delineato dal Congresso, l’obesità rappresenta uno degli elementi centrali dello spettro cardiometabolico. La crescita dei casi di diabete di tipo 2 tra bambini e adolescenti procede infatti parallelamente all’aumento dell’eccesso ponderale, soprattutto nei Paesi industrializzati. Una relazione che rende sempre più importante affrontare diabete e obesità attraverso strategie integrate di prevenzione e trattamento. Ampio spazio è dedicato alle nuove evidenze sulle incretine e sui multi-agonisti, al ruolo dell’amilina e alle più recenti innovazioni terapeutiche per l’obesità. La ricerca si concentra non soltanto sull’efficacia dei nuovi trattamenti, ma anche sui meccanismi d’azione, sul profilo di sicurezza, sulla gestione degli effetti indesiderati e sull’utilizzo delle diverse terapie nei sottogruppi di popolazione che possono trarne maggiore beneficio.

Dalla legge sul diabete alla legge sull’obesità: il percorso italiano

Nel panorama internazionale, l’Italia rivendica una lunga tradizione legislativa nell’ambito delle malattie metaboliche. Il riferimento è innanzitutto alla Legge 115 del 1987, che ha rappresentato un punto di svolta nella tutela delle persone con diabete. Più recentemente, il Parlamento ha approvato la normativa che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, mentre la cosiddetta legge Mulè ha introdotto un programma nazionale di screening pediatrico per la diagnosi precoce del diabete di tipo 1 e della celiachia. A questo quadro si aggiunge il disegno di legge 287, presentato dalla senatrice Daniela Sbrollini, attualmente all’esame del Parlamento, che punta a riconoscere l’attività fisica come strumento terapeutico e a consentirne la prescrizione nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. “L’esperienza italiana dimostra come l’alleanza tra ricerca scientifica e scelte legislative pionieristiche possa trasformare l’evidenza clinica in un modello organizzativo concreto ed efficace”, dichiara Giorgio Mulè, Vicepresidente della Camera dei deputati.”L’obiettivo è i ntercettare la malattia in fase precoce per minimizzare i rischi, sostenere le famiglie e garantire ai nostri bambini una qualità di vita migliore. L’Italia ha tracciato una strada avanguardistica che auspico possa diventare presto un punto di riferimento per le politiche sanitarie di tutta Europa”.

Prevenzione e stili di vita, la sfida per le nuove generazioni

La crescente diffusione di diabete e obesità tra i più giovani pone anche il tema della prevenzione e degli stili di vita. “La crescente diffusione di diabete e obesità tra i giovani ci pone di fronte all’urgenza di continuare a innovare profondamente il nostro sistema sanitario e sociale, per andare sempre più verso un approccio olistico orientato alla prevenzione, che metta al centro la persona”, sottolinea Daniela Sbrollini, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili. “In questa visione si inserisce il disegno di legge che ho presentato per consentire la prescrizione dello sport come un vero e proprio farmaco senza controindicazioni, che fa bene a tutte le età. Investire oggi nella prevenzione e nei corretti stili di vita significa tutelare i nostri ragazzi e garantire la sostenibilità del sistema sanitario”. Sul fronte parlamentare, l’attenzione è rivolta anche al rafforzamento degli strumenti di prevenzione e monitoraggio. Il nostro impegno come Intergruppo parlamentare è mantenere sempre centrale la tutela del benessere metabolico delle persone all’interno dell’agenda politica e legislativa, rafforzando la cultura e gli strumenti della prevenzione insieme alle istituzioni territoriali”, aggiunge Roberto Pella, co-presidente dell’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili. “L’Italia nel 2025 ha compiuto un passo storico, diventando il primo Paese al mondo ad adottare una legge parlamentare che riconosce l’obesità come una malattia. Sono quindi molto felice che possa ospitare in questi giorni il Congresso Europeo dell’EASD, per sottolineare ancora più marcatamente come investire oggi nella prevenzione e nella salute metabolica significa proteggere la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale”.

Ricerca, innovazione e diagnosi precoce

La ricerca resta il punto di connessione tra nuove conoscenze scientifiche e possibilità concrete di prevenzione e cura. “È una leva fondamentale per rafforzare la salute metabolica e trasformare le conoscenze scientifiche in strumenti concreti di prevenzione, diagnosi e cura”, spiega Andrea Lenzi, Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Il Congresso EASD rappresenta un momento prezioso di confronto internazionale, in cui le più recenti evidenze scientifiche possono tradursi in nuove prospettive per la salute delle persone e per i sistemi sanitari”. Di fronte alla crescita delle diagnosi, soprattutto nelle fasce più giovani, resta centrale anche la tutela dei diritti e l’accesso alle innovazioni. “Di fronte a questo preoccupante aumento di diagnosi, soprattutto tra i giovani, va ribadito il valore di norme capaci di mettere al centro la vita reale delle persone”, afferma Manuela Bertaggia, Presidente Fand – Associazione italiana diabetici Odv. “Come Fand, abbiamo sostenuto la nascita della storica Legge 115 del 1987, la prima al mondo a tutelare i diritti delle persone con diabete, e le nostre priorità quotidiane rimangono garantire equo accesso alle terapie e tecnologie più innovative, sostenere le famiglie fin dalla diagnosi precoce e combattere lo stigma”. Il quadro che emerge dal Congresso EASD mette quindi insieme due dimensioni della sfida diabetologica: da una parte l’aumento delle diagnosi e l’anticipazione dell’età di insorgenza, dall’altra una ricerca che amplia progressivamente gli strumenti disponibili. Per il diabete di tipo 1, le nuove strategie disease-modifying aprono alla possibilità di intervenire sul decorso della malattia. Per il tipo 2, l’evoluzione delle terapie e il crescente peso dell’obesità impongono invece un approccio sempre più precoce e integrato. La sfida, per i sistemi sanitari, sarà trasformare queste innovazioni in diagnosi tempestive, percorsi personalizzati e accesso equo alle cure, senza perdere di vista la prevenzione e la qualità di vita delle persone.

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