Contributi e Opinioni 27 agosto 2018

Testamento solidale di moda tra le celebrities, ma di cosa si tratta?

L’opinione di Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro

Siamo generosi perché ci immedesimiamo nell’altro o perché stiamo ricambiando un favore? E, in particolare, cosa spinge le persone a inserire un lascito solidale nelle ultime volontà? Perché se possiamo mascherare le nostre reali intenzioni con i gesti, non è lo stesso per l’attività cerebrale. E una risposta concreta per spiegare come nell’ultimo quinquennio la pratica del testamento solidale abbia preso sempre più piede anche nel nostro Paese, arriva dalla scienza.

Secondo l’ultima indagine realizzata dal Comitato Testamento Solidale, di cui fanno parte 21 Organizzazioni – ActionAid, AIL, AISM, Fondazione Don Gnocchi, Lega del Filo d’Oro, Save the Children, Aiuto alla Chiesa che Soffre Onlus, Amnesty International, Amref, CBM, Cesvi, Greenpeace, Intersos, Istituto Pasteur Italia Fondazione Cenci Bolognetti, Operation Smile Italia Onlus, Fondazione Telethon, Fondazione Umberto Veronesi, Progetto Arca, Telefono Azzurro, Unicef, Università Campus Bio-Medico di Roma – con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato, dal 2012 ad oggi ad aumentare non sono solo le persone propense a compiere questo gesto di generosità, ma anche il valore economico dei lasciti solidali, registrando un incremento del 10%.

Nello specifico, secondo una ricerca svolta dal Dott. James Russell della Texas Tech University, durante l’atto decisionale di effettuare un lascito testamentario in beneficenza, sono due le regioni del cervello in cui si riscontra una maggiore attivazione: il precuneo ed il giro linguale. Due regioni cerebrali la cui attivazione, secondo quanto dimostrato anche da studi precedenti, è legata a funzioni specifiche: essere in grado di prendere una prospettiva esterna di sé stessi (ricordando, per esempio, la recente morte di una persona cara) e riuscire a provare empatia per gli altri (richiamando alla memoria ricordi vividi della propria vita). Il valore attribuito ad un lascito solidale è, dunque, la somma di due elementi: il donatore accoglie la prospettiva di qualcun altro e prova empatia per la sua condizione. Se uno di questi due elementi dovesse mancare, le persone non sarebbero propense a compiere gesti caritatevoli con un lascito solidale.

«Oggi è possibile riscontrare una maggiore informazione su questa forma di donazione e dall’ultima indagine GFK Eurisko del 2016 per Comitato Testamento Solidale è emerso che il 14% dei nostri connazionali è pronto a inserire nelle disposizioni testamentarie un lascito; il 3% ha già dato indicazioni, mentre l’11% è intenzionato a farlo – dichiara Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e Segretario Generale della Lega del Filo d’Oro – E adesso la scienza ci mostra cosa succede nella nostra mente quando decidiamo di inserire nelle ultime volontà un lascito solidale».

«Questi studi ci mostrano da quale emozione sono spinte le persone quando scelgono di sostenere, anche attraverso un ultimo gesto di generosità, chi ne ha più bisogno. I passi avanti fatti in questi anni grazie alla Campagna informativa promossa dal Comitato Testamento Solidale confermano che la direzione che abbiamo intrapreso da oltre cinque anni è quella giusta e che è importante far conoscere all’opinione pubblica a cosa si può contribuire con un lascito solidale e l’esempio di chi questo gesto lo ha già compiuto. Perché l’altruismo, lo dice la scienza, è contagioso» sostiene Bartoli.

 Infatti, da uno studio del professor Micheal Norton della Harvard Business School effettuato su un campione di oltre 600 persone a cui è stato chiesto per cosa e quanto spendeva durante l’anno e di valutare il proprio livello di felicità, i risultati hanno mostrato come chi ha speso di più per gli altri, ha anche riportato un maggiore livello di contentezza, differentemente da chi ha speso solamente per sé stesso che non aveva avuto alcun impatto sulla sua contentezza.

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