Contributi e Opinioni 17 settembre 2018

Etichette, materiali e allergeni, parla l’esperto: «Ecco come si è evoluta legislazione negli ultimi anni»

di Francesco Aversano, avvocato legislazione alimentare

di Avv. Francesco Aversano, esperto in diritto alimentare

Il mondo della legislazione alimentare ha avuto in questi anni delle trasformazioni radicali, a cominciare dalla nuova disciplina su etichettatura, presentazione e pubblicità degli alimenti, quindi all’insieme di regole destinate alla corretta informazione del consumatore. In questo caso parliamo del regolamento europeo n. 1169 del 2011, il quale ha puntato l’attenzione su aspetti non solo commerciali ma anche di natura sanitaria. Si pensi alle nuove indicazione su allergeni e intolleranze, che vanno obbligatoriamente comunicate ai consumatori in presenza di alimenti che contengono determinate sostanze individuate, dallo stesso regolamento, come allergeniche o che determinano intolleranze. Inoltre, il legislatore italiano, con il decreto legislativo 231 del 2017, ha introdotto nuove sanzioni amministrative (con richiami anche a quelle penali), rivolte a chi non effettua una corretta informazione alimentare o rende informazioni ingannevoli e fuorvianti.

Sono state poi emanate nuove regole sui materiali e oggetti a contatto con gli alimenti (i cosiddetti MOCA). Sia in sede europea che nazionale è stata data una grandissima attenzione alle questioni che riguardano la idoneità di tali materiali e oggetti, perché essi accompagnano le sostanze alimentari nel corso della vita produttiva e commerciale, dalla produzione al consumo.

Altra area di intervento legislativo è stata quella che dei controlli ufficiali. Nel 2017, infatti, è entrato in vigore (ma sarà applicabile solo dal 14 dicembre 2019) un regolamento epocale, che riformula tutte le modalità di controllo su alimenti, mangimi e prodotti vegetali, con risvolti importantissimi per la protezione del consumatore e la salvaguardia dell’ambiente. Si tratta del regolamento europeo n. 625 del 2017, il quale ha introdotto nuove modalità di vigilanza, ha rafforzato le tutele interne all’Unione Europea rispetto ai prodotti extra Ue, predisponendo controlli più serrati sui prodotti transfrontalieri (si pensi alla misura del “blocco ufficiale) e aumentando i poteri degli organi di controllo. Il provvedimento ha introdotto nuovi sistemi di cooperazione tra le varie autorità deputate al controllo, in una logica unitaria e più rigorosa rispetto al problema della sicurezza dei prodotti (in particolare quelli alimentari). La food safety, infatti, è una questione che non può essere più considerata solo a livello nazionale, ma allargata con pari attenzione e proporzione ai controlli nell’intera Unione europea da parte di tutti gli Stati membri. Questo, soprattutto perché siamo in presenza di una globalizzazione che ha profondamente condizionato anche il mercato agroalimentare e le attività degli operatori del settore.

Indubbiamente, uno degli strumenti fondamentali per la sicurezza alimentare è quello della tracciabilità. Si tratta di una procedura utile a individuare le criticità che si possono manifestare all’interno della filiera agroalimentare. La tracciabilità risiede nella possibilità di ricostruire e seguire il percorso di un alimento, di un mangime, di un animale destinato alla produzione alimentare o di una sostanza destinata o atta ad entrare a far parte di un alimento o di un mangime attraverso tutte le fasi della produzione, della trasformazione e della distribuzione. Per questo, sarà più agevole conoscere fasi e soggetti coinvolti effettivamente nella filiera; peraltro, sono imposti codici identificativi dei prodotti (il “lotto”) in modo tale che, in caso di non conformità, emergenza o allerta, il controllore sarà facilitato nell’intervenire sui prodotti in circolazione, approntando misure sull’intera partita presumibilmente non conforme, decidendo inoltre se operare sequestri, distruzioni o disporre ulteriori approfondimenti di natura analitica rispetto alle derrate che si presentano a rischio. Non va dimenticato che a livello verticale, la legislazione alimentare prevede anche una tracciabilità specifica per i materiali a contatto con gli alimenti ai sensi del reg. CE n. 1935/2004.

Ci troviamo insomma in un mondo, quello della filiera agroalimentare che è in profonda trasformazione; pertanto in capo agli operatori del settore sono aumentati gli adempimenti di autocontrollo e di sicurezza, quest’ultima intesa come insieme di fattori posti a protezione della salute e della corretta informazione del consumatore. La conformità della filiera, tuttavia, è una garanzia che determina equilibrio nel mercato, dunque la sua regolarità; ciò non potrà che avvantaggiare le imprese che operano in regime di leale concorrenza e qualità professionale nei rapporti di fornitura e che investono nelle attività di food safety. Del resto ciò potrebbe costituire addirittura un vantaggio competitivo per gli operatori corretti, essendo i costi della non sicurezza (si pensi ai danni d’immagine) molto più alti rispetto a quelli impiegati per la sicurezza.

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