Contributi e Opinioni 26 Marzo 2020

Coronavirus, il contributo dei medici veterinari. Lettera al Ministro

Di seguito la lettera inviata a Al Ministro della Salute, Assessori Regionali alla Sanità, Presidente dell’ISS, Direttori Generali ASL, Direttori Generali IIZZS, Direttori delle Scuole di Veterinaria delle Università, Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL.   Gentilissimi,             abbiamo atteso qualche settimana prima di decidere di scrivere questa lettera. La drammatica sequenza degli avvenimenti […]

di Aldo Grasselli - Segretario Nazionale Sivemp

Di seguito la lettera inviata a Al Ministro della Salute, Assessori Regionali alla Sanità, Presidente dell’ISS, Direttori Generali ASL, Direttori Generali IIZZS, Direttori delle Scuole di Veterinaria delle Università, Direttori dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL.

 

Gentilissimi,

            abbiamo atteso qualche settimana prima di decidere di scrivere questa lettera. La drammatica sequenza degli avvenimenti ha messo in secondo piano molte cose, compreso quella di chiedere di poter dare un contributo. Per il timore di essere male interpretati, sospettati di millantato credito, indicati come petulanti in un momento così doloroso.

            La spinta a scrivere questo appello nasce dalle numerosissime sollecitazioni che ci hanno fatto pervenire numerosi medici veterinari, di diversa estrazione sanitaria o scientifica (delle Università, degli IIZZSS, delle Regioni e delle ASL), per far notare che nei gruppi di analisi del rischio e nelle sedi decisionali dei vari livelli di gestione della crisi, raramente sono stati coinvolti i veterinari di sanità pubblica o i nostri più autorevoli virologi.

            La fase iniziale di questa epidemia è stata indubbiamente concitata e nessuno vuole sollevare critiche. Se però si considera il fatto che l’epidemia sembra consolidare la sua gravità e sta mettendo sotto stress via via tutto il territorio nazionale, considerato che in molte regioni c’è ancora modo di avviare una organizzazione più efficace, sollecitiamo le SSLL a prendere in considerazione la disponibilità di una intera categoria.

            I veterinari della pubblica amministrazione sono pronti a dare un significativo sostegno al nostro SSN nella lotta contro il SARS-CoV-2, il coronavirus che causa la COVID-19.

            In questo caso così drammatico riteniamo che in ogni Regione e in ogni Dipartimento di Prevenzione si debbano istituire Unità di Crisi che considerino operativamente il concetto One World-One Health-One Medicine, coinvolgendo anche i medici veterinari. Non solo come supporto logistico o come factotum in appoggio ai colleghi medici, ma come portatori di un bagaglio di esperienze nella gestione delle misure di polizia sanitaria e di prevenzione sul campo. Misure che i veterinari pubblici hanno organizzato e somministrato ciclicamente sul territorio, e con rimarchevole successo, nel corso delle innumerevoli epizoozie che non hanno lasciato traccia sulla nostra salute e sulla nostra economia per la tempestività e l’efficacia della strategia e della catena di comando attivata.

            Gli IIZZSS, che sono stati opportunamente coinvolti nell’effettuazione dei test per isolare SARS-CoV-2, o che forniscono i loro presidi e reagenti agli ospedali, sono in ogni territorio regionale dotati di esperienza epidemiologica di altissimo livello, che potrebbe essere tenuta in considerazione quanto prima per analizzare in modo georeferenziato i fenomeni in atto e trarre suggerimenti nel riformulare costantemente l’adattamento delle strategie di contenimento del contagio.

            L’intervento quotidiano in videoconferenza dalla Florida della collega virologa veterinaria Ilaria Capua come sempre ci fa onore, ma anche molti altri veterinari possono giocare un ruolo concreto sul territorio nazionale.

            Abbiamo appreso che la Regione Veneto intende requisire i ventilatori usati dai veterinari negli interventi in anestesia sugli animali. E’ un modo per prepararsi al peggio che ci fa capire che l’ottica con la quale viene intesa la potenzialità della professionalità veterinaria è stata individuata anche sul versante clinico.

            Ci permettiamo di segnalare però che le epidemie – e le zoonosi come questa – si battono solo sul territorio, laddove serpeggiano, impiegando misure di sanità pubblica e polizia sanitaria, non negli ospedali dove se il contagio non si ferma i medici sono costretti ad inseguire bisogni dai numeri insostenibili.

            La medicina veterinaria italiana è pronta a fare la sua parte.

            Ci auguriamo di vedere una organica iniziativa di sanità pubblica che metta a frutto anche le esperienze dei medici veterinari che, a vario titolo, hanno maturato una competenza scientifica e sanitaria e una esperienza di campo nella gestione di molte emergenze di natura virale, alcune delle quali altamente contagiose e zoonotiche.

            Distinti saluti.

 

Il Segretario Nazionale

Dott. Aldo Grasselli

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