Contributi e Opinioni 7 Dicembre 2022 10:06

Aggressioni ai sanitari senza fine, se le leggi non bastano a fermare la violenza

di Massimo Misiti, segretario Collegio Chirurghi

C’è un libro che s’intitola “L’utilità dell’inutile”, e che mi permetto di consigliare a chi si occupa di sanità. Un volume che, forse, si potrà rivelare poco interessante per chi avverte la necessità di vetrine mediatiche, che, fortunatamente, durano quanto il tempo di un fiammifero, col risultato di fare andare in secondo piano chi, invece, svolge un’attività pratica di tutela della salute ed è tutti i giorni in trincea senza armi. Mi riferisco ai medici e ai sanitari che operano tutti i giorni nei pronto soccorso italiani e che dovrebbero essere tutelati da una legge, la 113 del 2020, cui ha poi fatto seguito il Decreto del Ministero della Salute del 13 gennaio 2022 con cui è stato istituito l’osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e sociosanitarie pubblicato sulla GU il 18.02.2022, i quali continuano ad essere vittime sacrificali di un sistema che non funziona.

Di fatto, il numero dei medici aggrediti in servizio, e non solo, è in continuo aumento. Si tratta di violenze esercitate, per lo più, da parenti di pazienti esasperati dalle lunghe attese nell’erogazione delle prestazioni che non dipendono dalla volontà dei sanitari. Gli ennesimi episodi che si sono verificati all’ospedale “Jazzolino”, di Vibo Valentia, ed in quello di Locri, sono solo gli ultimi di una lunga serie. Alla luce di questi accadimenti, mi chiedo quanti colleghi saranno ancora disposti a prestare servizio senza le adeguate garanzie e tutele. Quanti lavoratori di altri settori, invece, a quest’ora sarebbero già scesi in piazza a protestare per una situazione diventata insostenibile? I medici no!

Loro continuano a recarsi in corsia per onorare la propria professione, seppure tra mille difficoltà di gestione, burocratiche e, a questo punto, anche sociali. È indubbio che la situazione, ormai diventata normalità, sia esasperata dalle precarie e difficili condizioni in cui versa la sanità calabrese, ma, oserei dire, nazionale in genere. Ma questo non può e non deve rappresentare un alibi che giustifichi le aggressioni, le minacce, il clima teso e irrespirabile che gli operatori sanitari vivono quotidianamente. A cosa è servito istituire un osservatorio che è evidentemente cieco e inerme davanti a questi accadimenti? La L. 113/2020 prevede, infatti, un aumento di pena in caso di lesione agli operatori sanitari e l’istituzione di un Osservatorio nazionale, un osservatorio “romano” ricco di rappresentati di sigle, che non conosce le periferie, che vive grazie alle conoscenze e non alla conoscenza, ma che non tutela chi presta la propria opera in campo sanitario in tutte le regioni italiane.

Non servono le inutili giornate di sensibilizzazione come quella “Nazionale di Educazione e Prevenzione dei fenomeni di Violenza”, necessitano ristrutturazioni delle aree di accoglienza per i parenti dei pazienti che arrivano nell’area di emergenza, che sono poi quelli che creano problemi, e servono presidi di polizia per queste aree, con sorveglianza h24 e registrazione degli utenti; e di ciò, all’epoca è stata fatto richiesta, ma è caduta nel nulla di fatto.

Da quando sono stati eseguiti degli studi analitici sulla violenza sui sanitari, vedi Anao Assomed del 2020, non è cambiato nulla. Non è stato alzato il livello di tutela e sicurezza negli ambienti sanitari. Medici ed operatori continuano costantemente non solo a combattere con le diverse patologie per aiutare i propri pazienti, ma allo stesso tempo devono sbattere i pugni per chiedere di avere mezzi e strutture adeguati alla professione e sperare di non incorrere in parenti di utenti furibondi pronti a menar le mani per sfogare la propria rabbia verso chi, a ben vedere, non sempre ha colpe dirette sull’esito non immediato e risolutivo delle cure prestate!

 

 

 

Dr Massimo Misiti
Segreteria Collegio Italiano Chirurghi

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