Il provvedimento, approvato con il voto unanime del Consiglio regionale del Veneto, punta a riconoscere e sostenere il ruolo di chi si prende cura di una persona fragile
Il Veneto fa un passo avanti sul riconoscimento e sul sostegno ai caregiver familiari. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge dedicata a chi quotidianamente si prende cura di una persona non autosufficiente o in condizioni di fragilità. Un provvedimento che arriva al termine di un percorso durato oltre tre anni e che ha coinvolto istituzioni, associazioni, caregiver ed esperienze territoriali già consolidate. Il testo nasce da una proposta presentata dalla consigliera regionale Chiara Luisetto (Pd) e, nel corso dell’iter legislativo, è stato oggetto di audizioni, confronti ed emendamenti. Il nuovo presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha quindi assunto la proposta come base di lavoro, contribuendo al percorso che ha portato al testo approvato dall’Aula. L’elemento politicamente significativo è il voto unanime: maggioranza e opposizione hanno approvato insieme una legge che punta a inserire il caregiver all’interno della rete dei servizi regionali, evitando di considerarlo semplicemente come una risorsa sostitutiva dell’assistenza pubblica.
Uno degli aspetti centrali del provvedimento riguarda la definizione della figura del caregiver. Il riconoscimento non viene infatti subordinato alla convivenza con la persona assistita né a uno specifico rapporto di parentela. La cura può essere prestata anche da una persona che non appartiene alla famiglia in senso stretto: un amico, un vicino di casa, una persona legata affettivamente alla persona fragile. Una scelta che riflette una trasformazione della rete familiare e sociale italiana, nella quale l’assistenza può essere sostenuta da una pluralità di soggetti e relazioni. La legge prevede inoltre il riconoscimento del ruolo del caregiver nell’ambito del Piano assistenziale individualizzato (Pai) e del progetto di vita, favorendo una maggiore integrazione tra chi presta assistenza quotidianamente e i servizi sanitari e sociali. Il principio è quello della complementarità: il caregiver entra nella rete assistenziale, ma non deve diventare il sostituto dei servizi.
Particolare attenzione viene dedicata ai giovani che si trovano a svolgere attività di cura nei confronti di un familiare o di una persona vicina. Il fenomeno dei giovani caregiver può avere conseguenze sul percorso scolastico, sulla socialità e sulle opportunità di ingresso nel mondo del lavoro. Per questo il provvedimento prevede interventi specifici, tra cui protocolli con scuole e università, supporto psicologico e misure finalizzate ad accompagnare la transizione dalla formazione al lavoro. L’obiettivo è evitare che il carico assistenziale finisca per compromettere le opportunità future di chi, spesso già in giovane età, si trova a svolgere un ruolo di cura.
Tra gli interventi previsti dalla legge ci sono anche misure rivolte alla quotidianità dei caregiver. Il provvedimento contempla attività di informazione e formazione, supporto psicologico, gruppi di auto-mutuo-aiuto e reti di vicinato. Vengono inoltre previste forme di sollievo sia programmate sia attivabili in situazioni di emergenza. Tra gli strumenti indicati figurano anche la domiciliarizzazione delle visite specialistiche, la telemedicina e il telemonitoraggio. Il tema è quello della sostenibilità del carico assistenziale. Il caregiver, secondo l’impostazione della legge, deve poter ricevere informazioni, formazione e sostegno e non essere lasciato solo davanti alla progressiva intensificazione delle attività di cura. Particolare attenzione viene riservata anche alla prevenzione del burnout, riconoscendo il rischio che un carico assistenziale prolungato possa incidere sul benessere della persona che presta assistenza.
La legge prevede inoltre strumenti di governance dedicati. Tra questi, un tavolo permanente presso la Giunta regionale, un fondo regionale per i caregiver e linee guida operative rivolte alle strutture territoriali. Il provvedimento interviene anche sul riconoscimento delle competenze maturate attraverso l’attività di cura, prevedendo criteri per la certificazione delle competenze acquisite. L’obiettivo è trasformare il riconoscimento del caregiver in un sistema strutturato di interventi e non limitarlo a una semplice definizione normativa.
L’approvazione veneta si inserisce nel più ampio dibattito nazionale sul riconoscimento del caregiver familiare, mentre alla Camera è in discussione il disegno di legge nazionale sul tema. Il confronto tra i due approcci riguarda, tra gli altri aspetti, la platea dei caregiver riconosciuti, il ruolo dei servizi pubblici, le misure di sostegno economico e la tutela della persona che presta assistenza. Nel dibattito sul provvedimento nazionale sono state espresse critiche da parte delle forze di opposizione e delle organizzazioni che chiedono un riconoscimento più ampio della figura del caregiver. Tra i punti contestati vi sono la definizione della platea dei beneficiari e l’impostazione delle misure economiche previste. Secondo i promotori della legge veneta, invece, il riconoscimento dovrebbe partire dalla realtà concreta della cura e dalla molteplicità delle situazioni presenti sul territorio, senza ridurre il caregiver alla sola persona convivente o al solo familiare.
Il provvedimento veneto si inserisce in un percorso regionale che negli ultimi anni ha visto diverse amministrazioni intervenire sul tema.Tra le esperienze considerate di riferimento c’è quella dell’Emilia-Romagna, che ha approvato una normativa organica sul caregiver familiare e ha contribuito ad alimentare il dibattito nazionale. Un percorso che, come ricordano i promotori dell’iniziativa veneta, affonda le proprie radici anche nell’attività di CARER, associazione che già nel 2013 aveva posto al centro il riconoscimento dei diritti di cittadinanza delle persone che svolgono attività di cura. La legge approvata in Veneto rappresenta dunque un ulteriore tassello di un quadro ancora frammentato, nel quale le Regioni hanno assunto un ruolo importante nel definire strumenti di riconoscimento e sostegno. Il tema, però, resta nazionale. L’invecchiamento della popolazione, l’aumento della non autosufficienza e la trasformazione delle strutture familiari rendono sempre più rilevante il ruolo di chi assiste quotidianamente una persona fragile. La questione non riguarda soltanto chi riceve assistenza. Riguarda anche chi quella assistenza la garantisce, spesso per anni, conciliandola con il lavoro, la famiglia e la propria vita personale. Ed è proprio su questo punto che il dibattito sul caregiver è destinato a concentrarsi: come riconoscere il valore sociale della cura senza trasferire sulle famiglie la responsabilità che spetta al sistema dei servizi
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