Uno studio pubblicato su npj Science of Food rileva microplastiche, BPA e plastificanti nelle infusioni preparate con bustine di plastica. Il tè sfuso mostra livelli di contaminazione inferiori.
Le bustine di tè in plastica possono rilasciare centinaia o migliaia di particelle di microplastica, oltre a bisfenolo A (BPA) e plastificanti, durante la preparazione dell’infuso. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica npj Science of Food, che ha analizzato quattro marche di tè in bustine di plastica acquistate in Turchia, confrontandole con 14 marche di tè sfuso. I risultati mostrano che, nelle condizioni sperimentali adottate, le bustine rilasciano in media tra 555 e 2.498 particelle di microplastica per tazza. I ricercatori hanno inoltre rilevato BPA e composti plastificanti in tutte le infusioni esaminate. Lo studio ha valutato anche la possibile esposizione dei consumatori alle sostanze individuate, stimando i rischi sulla base di parametri tossicologici. Sebbene l’assunzione prevista di microplastiche e plastificanti risulti generalmente trascurabile, la presenza di BPA solleva interrogativi, soprattutto per le persone più vulnerabili. Gli autori suggeriscono quindi di ridurre l’esposizione evitabile a queste sostanze.
Per valutare il rilascio di microplastiche e sostanze chimiche, il gruppo di ricerca ha sottoposto le bustine a un’infusione di tre minuti in acqua a circa 95 °C, simulando condizioni comuni di preparazione del tè. L’analisi ha riguardato quattro marche di bustine di plastica, mentre il confronto con il tè sfuso ha coinvolto 14 marche. I ricercatori hanno impiegato diverse tecniche analitiche: la microscopia per contare le particelle sospette, la spettroscopia infrarossa per identificare i polimeri in un sottogruppo di particelle e la cromatografia per misurare le sostanze chimiche presenti nelle infusioni.
Le bustine hanno rilasciato tra 555 e 2.498 particelle per tazza, con differenze significative tra le marche esaminate. Le particelle identificate sono risultate fibre di poliammide, un materiale compatibile con la composizione delle bustine analizzate. Un limite importante riguarda le dimensioni rilevabili: il metodo ha consentito di identificare soltanto particelle superiori a 100 micrometri. Le quantità misurate, pertanto, non comprendono le particelle più piccole, che potrebbero essere presenti nell’infuso.
L’analisi chimica ha inoltre rilevato BPA e plastificanti in tutti e quattro i campioni di tè preparato con bustine di plastica. I risultati confermano che il problema non riguarda soltanto il rilascio di frammenti visibili o misurabili, ma anche la migrazione di composti utilizzati nella produzione dei materiali plastici.
L’analisi delle foglie di tè sfuse ha evidenziato una concentrazione compresa tra 146 e 1.178 particelle di microplastica per chilogrammo. Considerando una porzione di due grammi di foglie, i valori corrispondono a circa 0,3-2,4 particelle. Si tratta di quantità apparentemente molto inferiori rispetto a quelle rilevate nelle infusioni preparate con bustine di plastica. Il confronto, tuttavia, deve essere interpretato con cautela. Le bustine sono state sottoposte a infusione in acqua calda, mentre le foglie sfuse sono state analizzate mediante digestione chimica diretta. I due procedimenti non sono quindi equivalenti e non permettono di quantificare con precisione la differenza tra le particelle effettivamente ingerite bevendo un tè preparato nei due modi.
Anche la composizione delle particelle individuate presenta differenze. Nel tè sfuso è stata rilevata una miscela di polimeri, anziché le sole fibre di poliammide identificate nelle bustine. Secondo gli autori, la contaminazione delle foglie può derivare da diverse fasi della filiera produttiva: dall’impiego di sacchi e fasci di plastica nelle attività agricole alla deposizione di polveri atmosferiche, fino al contatto con macchinari industriali contenenti componenti plastici. Durante l’appassimento, inoltre, le foglie restano esposte all’aria, favorendo il deposito di particelle trasportate dall’ambiente.
La valutazione del rischio condotta dai ricercatori indica che l’assunzione stimata di microplastiche e plastificanti attraverso il consumo medio giornaliero di tè è generalmente trascurabile. La principale criticità riguarda invece il bisfenolo A rilevato nelle infusioni preparate con bustine di plastica.
Secondo le stime dello studio, il BPA proveniente da una tazza di tè può rappresentare tra il 4,55% e il 21,70% del valore di riferimento per l’assunzione giornaliera tollerabile stabilito dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Questo dato non dimostra, da solo, un rischio concreto per la salute, ma evidenzia il contributo potenziale di una singola fonte all’esposizione complessiva.
Il BPA è una sostanza utilizzata nella produzione di alcuni materiali plastici ed è oggetto di attenzione per i suoi possibili effetti sul sistema endocrino. Gli autori sottolineano che l’esposizione attraverso il tè si aggiunge a quella proveniente da altre fonti alimentari e ambientali. Un consumo elevato della bevanda potrebbe quindi aumentare il contributo complessivo. Lo studio richiama in particolare l’attenzione sui gruppi vulnerabili, tra cui donne in gravidanza e bambini, senza tuttavia misurare direttamente effetti clinici o danni alla salute nei consumatori.
Per limitare il contatto con le sostanze derivate dalla plastica, i ricercatori suggeriscono di preferire il tè sfuso alle bustine realizzate con materiali plastici. Come alternativa, indicano l’impiego di infusori in ceramica o metallo, che consentono di preparare la bevanda senza ricorrere a una rete di plastica a contatto con l’acqua calda.
Il gruppo di ricerca propone inoltre di sciacquare le foglie di tè sfuse con acqua fredda prima dell’infusione, con l’obiettivo di ridurre la contaminazione ambientale superficiale. Si tratta di una precauzione suggerita dagli autori, ma la sua efficacia richiede ulteriori verifiche sperimentali.
Lo studio presenta infatti alcuni limiti che impediscono di trarre conclusioni definitive sull’esposizione reale dei consumatori. Il campione di bustine analizzato comprende soltanto quattro marche, mentre la soglia dimensionale adottata per le microplastiche esclude le particelle inferiori a 100 micrometri. Inoltre, il confronto con il tè sfuso non si basa su infusioni preparate con un protocollo equivalente e non comprende misurazioni dirette delle sostanze chimiche nell’infuso ottenuto dalle foglie.
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