Una revisione internazionale coordinata dalle università di Exeter e British Columbia ha analizzato le ricerche sul gioco avventuroso nei bambini. I risultati suggeriscono che affrontare piccole sfide senza il controllo continuo degli adulti può avere effetti positivi sullo sviluppo: scopriamo quali
Lasciare che un bambino si arrampichi su un albero, corra lungo una discesa o esplori un ambiente naturale senza l’intervento continuo di un adulto potrebbe essere più importante di quanto si pensi. A indagare il rapporto tra gioco avventuroso e salute è una revisione sistematica internazionale che ha esaminato 74 studi su bambini dai 3 ai 12 anni, pubblicata sulla rivista scientifica PLOS ONE. La ricerca, condotta da studiosi dell’Università di Exeter e dell’Università della British Columbia, ha valutato sei dimensioni: attività fisica, benessere psicologico, aggressività, sviluppo cognitivo, competenze sociali e capacità di riconoscere i rischi. Nel complesso, le evidenze indicano associazioni positive tra il gioco avventuroso e diversi indicatori di salute e sviluppo, suggerendo che un ambiente troppo protettivo potrebbe limitare alcune importanti esperienze di crescita.
Il risky play, letteralmente gioco rischioso, comprende tutte quelle attività attraverso le quali i bambini sperimentano situazioni di incertezza e affrontano sfide commisurate alle proprie capacità. Non si tratta necessariamente di giochi estremi: arrampicarsi sugli alberi, saltare da una piccola altezza, correre, esplorare luoghi naturali, giocare vicino all’acqua o costruire strutture con materiali trovati all’aperto sono alcuni esempi. L’elemento centrale è la possibilità di sperimentare in autonomia, valutare le proprie capacità e confrontarsi con i propri limiti. A differenza delle attività organizzate dagli adulti, il gioco avventuroso lascia ai bambini maggiore libertà di decidere come muoversi, quali ostacoli affrontare e quando fermarsi. Questo permette loro di imparare attraverso l’esperienza diretta, sviluppando progressivamente consapevolezza e capacità di giudizio. È importante distinguere, tuttavia, tra rischio e pericolo: il primo può rappresentare una sfida affrontabile e proporzionata alle capacità del bambino, mentre il secondo comprende situazioni che possono provocare danni e che non è in grado di riconoscere o gestire.
Uno dei risultati più interessanti riguarda il movimento. La revisione ha individuato un’associazione positiva tra gioco avventuroso e attività fisica: 18 dei 23 studi che hanno analizzato questo rapporto hanno riportato risultati favorevoli. Arrampicarsi, correre, saltare e sperimentare percorsi diversi offrono occasioni di movimento che difficilmente si ritrovano nelle attività sedentarie o eccessivamente strutturate. Anche la possibilità di spostarsi autonomamente, senza la presenza costante di un adulto, è risultata associata a livelli più elevati di attività fisica. Camminare, andare in bicicletta ed esplorare gli spazi esterni permette infatti di aumentare il movimento nella quotidianità. Queste esperienze possono contribuire anche allo sviluppo delle abilità motorie, dell’equilibrio e della coordinazione.
Affrontare una situazione nuova, superare un ostacolo o riuscire a completare un’attività impegnativa può rappresentare un’importante esperienza di crescita. Il bambino impara a riconoscere le proprie capacità, a gestire l’incertezza e ad affrontare la possibilità di non riuscire al primo tentativo. Le ricerche esaminate suggeriscono possibili benefici anche sul piano psicologico, con associazioni positive rispetto all’autostima e al benessere emotivo. La possibilità di affrontare piccole paure in un contesto controllato può aiutare a sviluppare fiducia in sé stessi e capacità di gestire le emozioni. Non si tratta di eliminare la paura o di incoraggiare comportamenti imprudenti, ma di consentire ai bambini di confrontarsi gradualmente con situazioni nuove, senza che ogni difficoltà venga immediatamente rimossa dall’intervento adulto.
Il gioco libero all’aperto offre anche occasioni di interazione con gli altri bambini. Inventare attività, stabilire regole, collaborare per raggiungere un obiettivo e risolvere eventuali contrasti sono esperienze che contribuiscono allo sviluppo delle competenze sociali. Nel gioco avventuroso i bambini possono imparare a riconoscere i limiti dei compagni, negoziare le regole e trovare soluzioni condivise. La revisione ha preso in considerazione anche il rapporto tra queste attività e i comportamenti aggressivi, evidenziando risultati non sempre concordanti. In particolare, il gioco fisico movimentato, che comprende finte lotte e inseguimenti, può avere caratteristiche ed effetti differenti a seconda del contesto e delle modalità con cui viene praticato.
Un altro aspetto analizzato riguarda lo sviluppo cognitivo. Quando i bambini esplorano un ambiente, costruiscono un rifugio o cercano un modo per superare un ostacolo, devono osservare ciò che li circonda, immaginare soluzioni e prendere decisioni. Sono esperienze che possono stimolare creatività, autonomia e capacità di risolvere problemi. Il confronto con situazioni nuove permette inoltre di sviluppare una maggiore consapevolezza dei rischi. Valutare se un ramo può sostenere il proprio peso, scegliere un percorso più semplice o capire quando un’attività è troppo difficile sono esempi di apprendimento pratico. La capacità di riconoscere e gestire i rischi, infatti, non si acquisisce soltanto attraverso divieti e raccomandazioni, ma anche sperimentando situazioni adeguate all’età e alle proprie competenze.
Il messaggio della revisione non è quello di lasciare i bambini completamente liberi di esporsi ai pericoli, ma di trovare un equilibrio tra protezione e autonomia. Un ambiente sicuro non deve necessariamente essere un ambiente privo di qualsiasi sfida: offrire occasioni per arrampicarsi, correre, esplorare e sperimentare può favorire esperienze importanti per la crescita. Gli adulti mantengono un ruolo fondamentale nel predisporre condizioni adeguate, valutare i pericoli reali e proporre attività compatibili con l’età e le capacità dei bambini. La supervisione, quindi, non deve trasformarsi necessariamente in un controllo continuo di ogni movimento. Per crescere, dunque, i bambini hanno bisogno anche di sperimentare, sbagliare e misurarsi con piccole sfide, imparando progressivamente a conoscere sé stessi e l’ambiente che li circonda.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato