Il nuovo monitoraggio dell’ISS fotografa la situazione delle arbovirosi in Italia dal 1° gennaio al 22 settembre. Per il West Nile 368 casi hanno avuto forma neuroinvasiva. Focolai di Dengue in Toscana e Puglia
Sono 700 i casi confermati di West Nile Virus (WNV) registrati in Italia dall’inizio dell’anno al 22 settembre 2026. Di questi, 368 hanno sviluppato una forma neuroinvasiva e 54 persone sono decedute, compreso un caso importato. È il quadro che emerge dall’ultimo aggiornamento del sistema di sorveglianza nazionale delle arbovirosi dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Rispetto al precedente monitoraggio, i casi confermati di West Nile sono aumentati da 657 a 700. Nello stesso periodo del 2025 erano stati segnalati 680 casi e 48 decessi.
West Nile, 368 forme neuroinvasive
Il dato che continua a richiamare l’attenzione è quello relativo alle forme più gravi dell’infezione. Dei 700 casi confermati, 368 hanno interessato il sistema nervoso, manifestandosi quindi come forme neuroinvasive. La letalità, calcolata sulle forme neuroinvasive autoctone segnalate e confermate, è pari al 14,6%, sostanzialmente in linea con quella registrata nello stesso periodo del 2025, quando era del 14,9%. Il virus West Nile viene trasmesso principalmente attraverso la puntura di zanzare infette. Nella maggior parte delle persone l’infezione può decorrere senza sintomi o con manifestazioni lievi, mentre in una quota di casi può interessare il sistema nervoso e provocare forme neuroinvasive.
Sul fronte della Dengue, dall’inizio dell’anno al 22 settembre sono stati confermati 312 casi. Di questi, 47 sono autoctoni, mentre gli altri sono associati a viaggi all’estero. Non sono stati registrati decessi. L’ISS segnala inoltre la presenza di due focolai autoctoni che sono attualmente oggetto di attività di sorveglianza e contrasto al vettore. Il primo riguarda 26 casi confermati, tutti associati a un’esposizione avvenuta in un comune della provincia di Livorno, in Toscana. Il secondo focolaio comprende 13 casi confermati, tutti sintomatici, con esposizione in alcuni comuni della provincia di Lecce, in Puglia. Per entrambi i focolai sono in corso ulteriori indagini epidemiologiche e interventi di contrasto al vettore, con l’obiettivo di interrompere la trasmissione.
Nel periodo compreso tra il 1° gennaio e il 22 settembre 2026 sono stati inoltre notificati 28 casi confermati di Chikungunya, 3 casi di infezione da virus Zika e 15 casi di virus Usutu. Per Chikungunya e Zika non sono stati segnalati decessi.
I dati confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione sulle arbovirosi, malattie virali trasmesse principalmente da zanzare e, in alcuni casi, da altri vettori. La presenza di casi autoctoni di Dengue dimostra inoltre che la trasmissione locale può verificarsi anche in Italia quando sono presenti contemporaneamente il virus, una persona infetta che può introdurlo o alimentarne la circolazione e un vettore competente. La sorveglianza epidemiologica, l’identificazione tempestiva dei casi e le attività di controllo delle zanzare rappresentano quindi strumenti essenziali per limitare la diffusione delle infezioni e prevenire l’insorgenza di nuovi focolai.
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