Ambiente 23 Maggio 2024 10:34

Cambiamenti climatici, SIMIT: “In estate rischio nuova ondata di infezioni tropicali”

Il riscaldamento globale e lo spostamento delle popolazioni possono provocare la diffusione di infezioni prima assenti alle nostre latitudini. Al prossimo G7 Salute, a ottobre ad Ancona, l’Italia porterà l’attenzione sulle esigenze poste dall’antibiotico-resistenza: ricerca, investimenti, sistemi di controllo

Cambiamenti climatici, SIMIT: “In estate rischio nuova ondata di infezioni tropicali”

Infezioni tropicali e antibiotico-resistenza: sono queste le minacce che ci troviamo oggi a fronteggiare come conseguenza della globalizzazione, sfide che saranno anche al centro del prossimo G7 che si terrà ad Ancona dal 9 all’11 ottobre. “Il cambiamento climatico cui assistiamo è ormai irreversibile. Da anni ci troviamo di fronte a una serie di infezioni tropicali che saranno sempre più presenti alle nostre latitudini, a causa dei frequenti spostamenti di popolazione e del riscaldamento globale. Possiamo ipotizzare con ragionevolezza che i casi di Dengue, Zika, West Nile, Chikungunya già diffusi in passato si presentino nuovamente, soprattutto nella stagione estiva, con sempre maggiore frequenza. Servono pertanto sistemi di sorveglianza attivi sulla circolazione dei microrganismi, diagnosi precoci, oltre che una prevenzione vaccinale”, spiega il Prof. Claudio Mastroianni, Past President della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT), intervenuto in occasione del secondo appuntamento dell’anno del progetto “La Sanità che vorrei…”, promosso dalla SIMIT, in collaborazione con altre società scientifiche (in questa occasione AMCLI, SIMA, SIMM, SIMeVeP, ISAC-CNR), associazioni di pazienti, rappresentanze della società civile e delle imprese (Assobiotec, Farmindustria, CARB-X), decisori politici, istituzioni.

L’approccio One Health nella Salute Globale 

L’incontro scientifico-istituzionale “La tutela della salute umana in un mondo che cambia: l’approccio One Health nella Salute Globale nel corso dell’epidemia da AMR” ha visto il susseguirsi di tre tavole rotonde. Tra queste quella intitolata “Come cambia l’approccio alla salute fra infezioni tropicali, eventi estremi, fenomeni migratori” si è soffermata proprio su questi rischi. Sandro Fuzzi, Membro Comitato ONU per i cambiamenti climatici e associato di ricerca del CNR ISAC (Istituto Scienza Atmosfera e Clima), di Bologna, ha rilevato che le stime attuali ci portano per il 2050 a identificare a causa del cambiamento climatico 14,5 milioni di morti addizionali, con un danno economico stimato in 12mila 500 miliardi di dollari; inoltre,  mezzo miliardo di persone saranno esposte a patologie provocate da vettori (dati del World Economic Forum, Quantifying the Impact of Climate Change on Human Health, January 2024.). Il Prof. Prisco Piscitelli, Vicepresidente SIMA, la Società Italiana Medicina Ambientale, ha ricordato che nel 2023, dalla primavera all’autunno scorsi, in Italia vi sono stati 350 casi di West Nile, distribuiti in quasi tutte le regioni. Le isole di calore urbano e le piantumazioni utili ad assorbire il “climate change” sono solo alcune delle contromisure attuate. Numeri che fanno eco alle cifre segnalate dall’ISS, che ha contato 197 casi di infezione da virus Dengue dall’inizio dell’anno al 13 maggio 2024.

L’antibiotico-resistenza

L’altra faccia della globalizzazione a cui dobbiamo prestare attenzione è l’antibiotico-resistenza. L’Italia resta il primo Paese europeo per numero di infezioni e di morti, con più di 10 mila decessi l’anno stimabili come causati da microrganismi resistenti agli antibiotici. Come indicato dall’OMS, nel 2050 l’antibiotico-resistenza potrebbe diventare la prima causa di morte a livello globale, con 10 milioni di decessi. “L’antibiotico-resistenza già uccide più di un milione di persone nel mondo – ha spiegato Damiano De Felice di CARB-X, realtà internazionale no profit impegnata nello sviluppo di nuovi antibiotici, vaccini e strumenti diagnostici sulla base di un partenariato pubblico-privato capace di investire 100 milioni di euro nella ricerca di nuove molecole –. La resistenza dei batteri agli antibiotici è un fenomeno naturale, ma stiamo perdendo la capacità di innovare e non stiamo investendo nella manutenzione continua dell’armamentario antibatterico, che invece è necessaria. Siamo felici di constatare l’accresciuto interesse delle istituzioni per questo tema: a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU convocherà una riunione di alto livello, mentre a novembre un altro appuntamento si terrà in Arabia Saudita. È molto importante dunque che l’Italia lo abbia identificato come uno dei temi portanti del G7, che, cadendo a ottobre, sarà un ponte tra gli altri due consessi internazionali. Sarà un momento importante per incentivare la comunità scientifica e le aziende – conclude – a investire nella ricerca su nuovi antibiotici e per identificare altri strumenti diagnostici e di prevenzione”.

 

 

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