One Health 27 Aprile 2026 16:52

Allergie respiratorie in aumento, Sima: Serve prevenzione ambientale”

Inquinamento atmosferico e cambiamenti climatici stanno modificando il quadro delle allergie respiratorie, non più un fenomeno solo stagionale. La SIMA richiama l’attenzione sulla necessità di strategie di prevenzione ambientale strutturale, oltre la sola gestione farmacologica dei sintomi

di Viviana Franzellitti
Allergie respiratorie in aumento, Sima: Serve prevenzione ambientale”

Le allergie respiratorie stanno diventando un problema sempre meno legato alla stagionalità tradizionale e sempre più influenzato da fattori ambientali complessi. A dirlo è la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima) che evidenzia come l’aumento dell’inquinamento atmosferico e gli effetti del cambiamento climatico stiano contribuendo ad allungare i periodi di esposizione ai pollini e ad aggravare i sintomi nei soggetti sensibili. Secondo l’analisi, la combinazione tra smog e allergeni rende le reazioni respiratorie più intense e persistenti, con impatti non solo clinici ma anche sociali ed economici, tra cui aumento delle assenze lavorative e riduzione della produttività. L’attenzione si sposta così dalla sola terapia alla necessità di interventi ambientali strutturali, in grado di agire sulle cause del problema.

Inquinamento e clima: il nuovo scenario delle allergie respiratorie

Il quadro delle allergie respiratorie è profondamente cambiato negli ultimi anni. L’esposizione a inquinanti atmosferici come particolato fine, biossido di azoto e ozono contribuisce ad aumentare l’infiammazione delle vie aeree, rendendo l’organismo più sensibile agli allergeni.

A questo si aggiunge il ruolo dei cambiamenti climatici, che stanno modificando la durata e l’intensità delle stagioni polliniche. Le pollinazioni iniziano prima e si protraggono più a lungo, ampliando il periodo di esposizione per milioni di persone. Il risultato è un aumento della durata dei sintomi e una maggiore pressione sui sistemi sanitari.

Verde urbano e pianificazione delle città sotto osservazione

Uno degli aspetti centrali riguarda la gestione del verde urbano. Secondo gli esperti di medicina ambientale, la scelta delle specie arboree nelle città può incidere direttamente sulla diffusione delle allergie.

Si sottolinea la necessità di privilegiare piante a basso impatto allergenico, evitando concentrazioni di specie ad alta produzione pollinica in prossimità di scuole, ospedali, uffici e aree densamente abitate. Una pianificazione più attenta del verde urbano può contribuire a ridurre l’esposizione ai pollini e, di conseguenza, la frequenza e l’intensità delle crisi allergiche.

Smog e pollini: un effetto combinato più aggressivo

Il problema non è solo la presenza dei pollini, ma la loro interazione con l’inquinamento atmosferico. Le particelle inquinanti possono modificare la struttura dei pollini, rendendoli più aggressivi per l’organismo umano.

Questo effetto combinato porta a una maggiore severità dei sintomi respiratori, con conseguenze che vanno oltre la salute individuale. L’impatto si riflette infatti anche sul piano economico e sociale, con un aumento dei costi sanitari e una riduzione della capacità lavorativa nelle fasce più esposte.

Dalla terapia alla prevenzione ambientale

L’approccio tradizionale basato esclusivamente sulla gestione farmacologica dei sintomi non è più sufficiente. La direzione indicata è quella di una prevenzione ambientale integrata, che agisca direttamente sui fattori che alimentano il problema.

Tra le priorità emergono la riduzione dell’inquinamento atmosferico, una pianificazione urbana più attenta e una gestione del verde coerente con la tutela della salute pubblica. L’obiettivo è ridurre l’esposizione agli allergeni e migliorare complessivamente la qualità dell’aria nelle aree urbane.

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