Salute 29 Settembre 2026 10:26

Allattamento al seno, il 40% non raggiunge l’obiettivo prenatale

Una ricerca pubblicata su JAMA Network Open propone di affiancare alla durata dell'allattamento indicatori centrati sulla persona, come il raggiungimento degli obiettivi prenatali e la soddisfazione.

di Arnaldo Iodice
Allattamento al seno, il 40% non raggiunge l’obiettivo prenatale

La durata dell’allattamento al seno non dovrebbe essere l’unico parametro utilizzato per stabilire se l’esperienza sia stata un successo. È questa la premessa di un nuovo studio condotto da ricercatori della Yale School of Medicine (YSM), che ha analizzato il raggiungimento degli obiettivi personali di allattamento e la soddisfazione dei genitori.

Lo studio, pubblicato su JAMA Network Open, ha utilizzato i dati di un’indagine nazionale condotta nel gennaio 2026 su 712 adulti con neonati a termine di età compresa tra 3 e 24 mesi, nati negli Stati Uniti. I partecipanti avevano tutti utilizzato un tiralatte dopo il parto. I ricercatori, guidati da Deanna Nardella, hanno chiesto se gli intervistati avessero raggiunto, non raggiunto o fossero ancora impegnati nel raggiungimento dei propri obiettivi prenatali di allattamento. Sono stati inoltre valutati soddisfazione e successo percepito attraverso una scala Likert a cinque punti.

Obiettivi personali al centro della valutazione

Secondo Deanna Nardella, i risultati incentrati sulla persona, tra cui il benessere e la salute emotiva dei genitori, sono necessari per comprendere in modo più completo l’esperienza dell’allattamento al seno e il supporto ricevuto. Per questo motivo, lo studio non ha considerato come riferimento il semplice raggiungimento di una determinata durata dell’allattamento, ma ha preso in esame gli obiettivi che le persone avevano stabilito durante la gravidanza. I ricercatori hanno riconosciuto inoltre che tali obiettivi possono modificarsi nel corso dell’esperienza. Alle partecipanti che non avevano raggiunto il proprio obiettivo è stato quindi chiesto se si sentissero soddisfatte oppure deluse dall’esito. Questo approccio consente di distinguere tra la durata effettiva dell’allattamento e la percezione che la persona ha avuto del proprio percorso. Rispetto a studi statunitensi condotti uno o due decenni fa, la prevalenza di obiettivi non raggiunti è risultata leggermente inferiore. Tuttavia, il fenomeno rimane rilevante.

Il 40% non aveva raggiunto l’obiettivo prenatale

Tra le partecipanti che avevano già interrotto l’allattamento al momento della compilazione del questionario, il 40% aveva un obiettivo prenatale che non era stato raggiunto. Tra queste, il 60% ha dichiarato di essere deluso dall’esito. Le persone che non avevano raggiunto il proprio obiettivo hanno inoltre riferito livelli significativamente più bassi di soddisfazione e di successo complessivo percepito rispetto all’allattamento al seno.

Per Nardella, questi dati indicano una possibile relazione tra il mancato raggiungimento degli obiettivi e la salute mentale ed emotiva nel periodo post-partum. “Questi risultati sottolineano il probabile impatto negativo del mancato raggiungimento degli obiettivi di allattamento al seno sulla salute mentale ed emotiva delle donne nel periodo post-parto, una relazione complessa e un importante fattore che contribuisce alla morbilità e alla mortalità post-parto”, ha affermato la ricercatrice. Il dato viene quindi inserito dagli autori in un quadro più ampio, nel quale l’esperienza dell’allattamento può avere ripercussioni anche sul benessere della persona, oltre che sull’alimentazione del neonato.

Un campione nazionale raccolto nel 2026

Per comprendere come siano cambiati gli esiti dell’allattamento centrati sulla persona nel tempo, il gruppo di Yale ha realizzato un’analisi secondaria dei dati di un’indagine nazionale del 2026. Le ricerche precedenti sull’interruzione non pianificata o indesiderata dell’allattamento avevano utilizzato dati del Centers for Disease Control and Prevention (CDC) raccolti tra il 2005 e il 2007 e dati dello Special Supplemental Nutrition Program for Women, Infants, and Children (WIC) del 2013.

Questi studi avevano rilevato che circa la metà delle donne, e in alcuni casi fino a tre quarti, interrompeva l’allattamento prima di quanto previsto o desiderato. Nel frattempo sono state introdotte o ampliate diverse misure di sostegno, tra cui la Baby-Friendly Hospital Initiative, l’Affordable Care Act e il PUMP Act. Nel gennaio 2026, i ricercatori hanno incaricato XandY Analytics di reclutare 712 adulti con neonati a termine di età compresa tra 3 e 24 mesi.

Il questionario era stato principalmente concepito per studiare l’uso reale del tiralatte. Le domande sono state adattate da strumenti del CDC, tra cui l’Infant Feeding Practices Survey-II, il National Immunization Survey e il Pregnancy Risk Assessment Monitoring System, e sottoposte alla valutazione di esperti di salute materno-infantile.

Persistono barriere individuali e sistemiche

Nel campione analizzato, la quota di obiettivi prenatali non raggiunti era inferiore rispetto a quella osservata nelle precedenti indagini nazionali. I ricercatori ipotizzano che il cambiamento possa essere in parte collegato a un maggiore sostegno della sanità pubblica all’allattamento e a politiche che hanno ampliato l’accesso al supporto, ai dispositivi e alle tutele sul posto di lavoro. Tuttavia, più di un terzo delle intervistate non aveva raggiunto il proprio obiettivo prenatale e quasi due terzi di queste si dichiaravano deluse.

La probabilità di non raggiungere l’obiettivo era inoltre maggiore tra le persone con problemi medici o disturbi mentali, con copertura Medicaid e con congedi parentali più brevi o assenti. Per gli autori, l’elevata frequenza di intenzioni e obiettivi prenatali suggerisce che il mancato raggiungimento possa essere legato anche a barriere sistemiche, e non soltanto alla motivazione individuale.

Indicazioni per ricerca e servizi sanitari

I risultati evidenziano quindi la necessità di affiancare agli indicatori tradizionali misure capaci di descrivere l’esperienza delle persone che allattano. Il raggiungimento dell’obiettivo personale, la soddisfazione e la percezione del successo possono infatti fornire informazioni che la sola durata dell’allattamento non consente di cogliere. Secondo i ricercatori, i dati sottolineano anche il ruolo dei sistemi sanitari, degli enti pagatori e delle politiche pubbliche nel sostenere le famiglie durante il percorso.

“Il nostro studio può fornire spunti per future strategie volte a mitigare gli obiettivi non raggiunti, tra cui ricerche di alto impatto sui servizi sanitari per identificare in modo affidabile le difficoltà legate all’allattamento al seno e fornire trattamenti accessibili, incentrati sulla persona e basati sull’evidenza per ogni famiglia”, ha affermato Nardella.

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