In occasione della Settimana Mondiale dell’Allattamento, SIN e FNOPO convergono sulla necessità di rafforzare il sostegno alle famiglie attraverso pratiche assistenziali efficaci, continuità tra ospedale e territorio. UNICEF amplia lo sguardo al ruolo della famiglia e dei padri
L’allattamento al seno parte con percentuali elevate, ma con il passare dei mesi il quadro cambia. In Italia, nel 2025, tra i neonati sani e a termine, il 71% è stato allattato esclusivamente al seno, secondo i dati del Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento (PAA) della Società Italiana di Neonatologia (SIN). La percentuale scende al 48% a 2-3 mesi e raggiunge il 39,3% a 4-5 mesi, secondo la Sorveglianza 0-2 anni sui determinanti di salute dell’Istituto Superiore di Sanità. Si tratta di rilevazioni provenienti da fonti e momenti differenti del percorso, ma il dato evidenzia un elemento centrale: l’avvio dell’allattamento non garantisce automaticamente la sua prosecuzione. È soprattutto dopo la dimissione dall’ospedale che il sostegno alla madre e alla famiglia diventa determinante. È da questa consapevolezza che prende le mosse il messaggio della Settimana Mondiale dell’Allattamento 2026, dedicata al tema “Allattamento per un inizio di vita sostenibile: rafforzare ciò che funziona”. Un invito a non concentrarsi soltanto su ciò che ancora manca, ma anche sulle pratiche che hanno dimostrato di essere efficaci e che possono essere consolidate.
La Società Italiana di Neonatologia pone l’accento proprio sulla necessità di accompagnare la famiglia lungo tutto il percorso. L’assistenza ospedaliera alla coppia madre-neonato, sottolinea la SIN, deve prevedere quelle pratiche postnatali che favoriscono l’avvio dell’allattamento, ma anche creare le condizioni per un sostegno adeguato nel tempo. Nel 2023 è nato il Progetto Policy Aziendale per l’Allattamento della SIN, con l’obiettivo di promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento nei Centri di Neonatologia e di Ostetricia. Sono 115 i Punti Nascita che hanno aderito al progetto e 65 quelli accreditati come “Punti Nascita per l’allattamento”, dopo aver raggiunto gli obiettivi previsti. Tra questi, la definizione di una policy aziendale, l’istituzione di un gruppo di lavoro dedicato all’allattamento, il rooming-in per almeno 20 ore su 24 e il contatto pelle a pelle in sala parto. Sono pratiche che intervengono sul contesto assistenziale e non soltanto sulla scelta individuale della madre. Perché, come sottolinea il presidente della SIN Massimo Agosti, la conoscenza dei benefici dell’allattamento non è sufficiente se non è accompagnata da un sostegno concreto. “La consapevolezza dei benefici dell’allattamento, da sola, non basta perché una madre riesca ad allattare. È necessario che possa contare su un sostegno concreto e continuativo: da parte della famiglia, ma anche, e in modo determinante, da parte dei professionisti e dei servizi sanitari”. Un principio che attraversa anche il nuovo Position Statement 2026 sull’Allattamento realizzato dalla SIN insieme alla Società Italiana di Pediatria e ad AIBLUD. Il documento punta, tra gli altri obiettivi, a orientare il sostegno attraverso consulenze professionali individuali e a distinguere le reali controindicazioni all’allattamento dalle difficoltà e dalle barriere che possono ostacolarlo. “Le controindicazioni ad allattare sono realmente rare”, spiega Riccardo Davanzo, della Commissione Allattamento & BLUD della SIN, richiamando la necessità di non confondere le vere controindicazioni con le difficoltà, le barriere assistenziali e i falsi miti. La SIN richiama inoltre l’importanza del contatto pelle a pelle, del rooming-in e dell’accesso libero del partner o caregiver. Nelle Terapie Intensive Neonatali, il coinvolgimento attivo dei genitori viene inserito nella prospettiva della Family Centered Integrated Care e della Zero Separation, anche attraverso la Kangaroo Care.
Se la neonatologia pone l’attenzione sull’avvio dell’allattamento e sulla qualità dell’assistenza ospedaliera, la FNOPO amplia la prospettiva alla continuità del percorso nei primi 1000 giorni di vita. Per Paola Lubinu, consigliera della Federazione Nazionale degli Ordini della Professione Ostetrica, il tema della SAM 2026 individua una precisa direzione assistenziale. “Lo slogan non è soltanto una dichiarazione di intenti, ma indica una direzione politica e assistenziale ben precisa e richiama i sistemi sanitari alla responsabilità di monitorare i risultati, verificarne l’efficacia e consolidare i percorsi che generano salute”. In Italia, i dati della Sorveglianza 0-2 anni dell’ISS mostrano un aumento dell’allattamento esclusivo nella fascia 4-5 mesi: dal 30% rilevato nel 2022 al 39,3% nel 2025. Un dato positivo, ma che si accompagna a differenze territoriali ancora importanti. La percentuale di bambini allattati esclusivamente al seno a 4-5 mesi varia infatti in modo significativo tra le diverse aree del Paese. Per Anna Domenica Mignuolli, consigliera FNOPO, il risultato conferma l’importanza degli interventi realizzati negli ultimi anni “Questo successo dimostra l’efficacia degli investimenti fatti negli anni in termini di counseling competente, sostegno alle famiglie e iniziative per rendere i servizi alleati dell’allattamento”. Il sostegno, però, deve iniziare prima della nascita e proseguire dopo il parto. In questo percorso rientrano gli incontri di accompagnamento alla nascita, che rappresentano momenti importanti per fornire informazioni e orientare le scelte delle famiglie, e gli ambulatori della Gravidanza a Basso Rischio Ostetrico. “Gli ambulatori della Gravidanza a Basso Rischio Ostetrico, gestiti direttamente dalle ostetriche, garantiscono continuità assistenziale e salute di prossimità”, sottolinea Mignuolli.
“È fondamentale la presa in carico precoce alla dimissione ospedaliera e la continuità delle cure attraverso visite domiciliari in puerperio da parte dell’ostetrica di comunità”. È in questo punto che le indicazioni della SIN e quelle della FNOPO si incontrano: l’assistenza alla nascita e l’avvio dell’allattamento devono essere collegati a una rete capace di accompagnare la famiglia anche una volta rientrata a casa.
Il passaggio dal 71% dei neonati sani e a termine allattati esclusivamente al seno alla nascita al 48% a 2-3 mesi e al 39,3% a 4-5 mesi non può essere letto soltanto come una questione di scelta individuale. Le difficoltà possono essere molteplici: problemi nell’avvio dell’allattamento, dolore, dubbi sulla quantità di latte, mancanza di informazioni, rientro al lavoro, assenza di una rete familiare o territoriale, condizioni sociali e organizzative che rendono più difficile proseguire. Per questo la promozione dell’allattamento si intreccia con la qualità e la continuità dell’assistenza. “Promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento non significa semplicemente invitare una donna ad allattare. Significa costruire intorno a lei un ecosistema sicuro, dove possa essere accompagnata in modo competente, continuativo e rispettoso delle sue scelte e dei suoi bisogni”, sottolinea Mignuolli. La FNOPO richiama inoltre l’importanza dell’implementazione del modello degli Ospedali e delle Comunità Amici dei Bambini e delle Bambine, secondo il modello OMS/UNICEF. Per Lubinu, investire sulle pratiche già efficaci significa dare continuità al lavoro realizzato. “Investire in ciò che funziona significa dare continuità a queste pratiche, un counseling qualificato, la protezione della maternità, la creazione di ambienti di lavoro favorevoli e reti di supporto comunitario”.
Il concetto di sostenibilità richiamato dalla SAM 2026 non riguarda soltanto l’ambiente. Coinvolge anche la capacità dei sistemi sanitari di garantire continuità, accessibilità ed equità. “Come evidenziato da OMS e UNICEF, questi interventi generano benefici sanitari, sociali ed economici insostituibili”, osserva Mignuolli. “La sostenibilità, infatti, non è solo ambientale, ma riguarda la tenuta dei sistemi sanitari, la protezione sociale e la giustizia d’accesso ai servizi”. È una prospettiva che trova spazio anche nella programmazione nazionale della prevenzione. La FNOPO sottolinea infatti come il nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 inserisca la promozione della salute nei primi 1000 giorni tra i Programmi Predefiniti. La promozione dell’allattamento diventa così parte di un percorso più ampio che va dal periodo preconcezionale ai primi due anni di vita e nel quale la professionalità ostetrica assume un ruolo centrale.
Se SIN e FNOPO mettono in evidenza il ruolo dei professionisti e dei servizi, UNICEF amplia ulteriormente la prospettiva: l’allattamento riguarda l’intera famiglia. In occasione della Settimana per l’Allattamento, l’UNICEF Italia richiama in particolare il ruolo dei padri, con un messaggio semplice: “Non esiste un papà perfetto, ma esiste un papà presente”. Nel 2025, secondo i dati diffusi dall’UNICEF Italia, circa 30 mila bambini e bambine sono nati in territori con Ospedali riconosciuti dall’UNICEF come Amici delle Bambine e dei Bambini e quasi 20 mila famiglie sono state raggiunte dalle Comunità Amiche. Sono inoltre circa 10 mila gli operatori e le operatrici con competenze specifiche attraverso i percorsi UNICEF. “L’allattamento non riguarda soltanto la mamma e la bambina o il bambino: è un’esperienza che coinvolge l’intera famiglia e che può essere sostenuta attraverso una rete di persone presenti e partecipi”, sottolinea il presidente dell’UNICEF Italia Nicola Graziano. Il padre può contribuire alla cura della madre, occuparsi delle attività domestiche, partecipare alla cura del bambino, sostenere l’allattamento anche fuori casa e proteggere lo spazio emotivo della famiglia. Ma può anche costruire direttamente la relazione con il proprio figlio attraverso il contatto pelle a pelle, il gioco, il canto, la lettura e le coccole. Per rafforzare questo coinvolgimento, UNICEF Italia ha realizzato la brochure “Sostenere l’allattamento, da papà” e una mini guida destinata al personale sanitario, con l’obiettivo di promuovere una genitorialità partecipata.
La dimensione territoriale è un altro elemento centrale dell’azione UNICEF. In Italia le Baby-Friendly Initiatives comprendono 36 Ospedali e 12 Comunità riconosciuti Amici delle Bambine e dei Bambini e 4 corsi di laurea Amici dell’Allattamento. A questi si aggiungono oltre 1.050 Baby Pit Stop, spazi pensati per accogliere i genitori che desiderano allattare o accudire il proprio bambino quando si trovano fuori casa. Sono numeri che raccontano una rete costruita progressivamente e che si collega al principio della SAM 2026: rafforzare ciò che funziona. Perché sostenere l’allattamento non significa soltanto fornire una raccomandazione alla madre. Significa costruire intorno alla famiglia condizioni favorevoli, servizi competenti e una rete capace di intervenire nei momenti in cui emergono difficoltà.
Il messaggio che arriva dalla SIN, dalla FNOPO e dall’UNICEF converge quindi su un punto: l’allattamento non può essere considerato un evento circoscritto al momento della nascita, ma un percorso che richiede sostegno nel tempo. Il 71% registrato tra i neonati sani e a termine alla nascita e il 39,3% rilevato a 4-5 mesi fotografano momenti differenti, ma richiamano entrambi la necessità di comprendere cosa accade lungo il percorso e quali condizioni possano favorire la continuità. Da una parte ci sono le pratiche assistenziali: contatto pelle a pelle, rooming-in, presenza dei genitori, counseling e consulenza professionale. Dall’altra la continuità territoriale: ostetriche, visite domiciliari, servizi di prossimità e comunità. Infine, la rete familiare e sociale, con un ruolo sempre più riconosciuto anche ai padri. “La SAM 2026 chiama a raccolta tutti gli attori, professionisti sanitari, istituzioni, comunità e famiglie, per consolidare una rete stabile, integrata e coordinata”, sottolinea Lubinu. Un impegno che, nelle parole della presidente FNOPO Silvia Vaccari, riguarda diritti fondamentali di mamme e bambini. “Si tratta di tutti quei diritti fondamentali per mamme e bambini, per la salute. Del diritto all’informazione, alla partecipazione, all’accesso equo, alla protezione, alla possibilità di usufruire di un Sistema che assicuri continuità, che accompagni e non abbandoni”. Perché garantire un inizio di vita sostenibile significa, prima di tutto, fare in modo che una famiglia non si trovi sola proprio nel momento in cui il percorso comincia.
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