Advocacy e Associazioni 5 Novembre 2026 10:01

Oncologia pediatrica, Lazio tra le prime regioni per attrazione: il 35,9% dei bambini arriva da fuori

Il progetto F.A.R.O. di Peter Pan ODV ha sostenuto 224 famiglie nel secondo anno di attività, erogando servizi per circa 217mila euro e consentendo di evitare spese per 169mila euro

di Redazione
Oncologia pediatrica, Lazio tra le prime regioni per attrazione: il 35,9% dei bambini arriva da fuori

Quando un bambino riceve una diagnosi di tumore, la malattia coinvolge inevitabilmente tutta la famiglia. E quando le cure richiedono di raggiungere un centro specializzato lontano da casa, alle difficoltà cliniche si aggiungono quelle organizzative, economiche e psicologiche. È una realtà particolarmente evidente nel Lazio, tra le regioni italiane con il più alto indice di attrazione in oncologia pediatrica: il 35,9%. Una quota significativa dei bambini e degli adolescenti curati nella regione proviene infatti da altri territori italiani e dall’estero, soprattutto per raggiungere i centri di eccellenza della Capitale. Un flusso di mobilità sanitaria che aumenta la domanda di servizi di accoglienza e assistenza, non soltanto per i residenti, ma anche per le famiglie costrette a trasferirsi temporaneamente per accompagnare i figli durante il percorso terapeutico. È in questo contesto che si inserisce Progetto F.A.R.O. (Fuori dall’Ospedale: Aiuto, Risorse e Orientamento per bambini e adolescenti oncologici), promosso da Peter Pan ODV insieme ad Aimac, Fondazione Soleterre ETS, Fondazione Dynamo Camp ETS e Associazione I.R.E.N.E. ODV. Arrivato alla conclusione del secondo anno di attività, il progetto ha sostenuto 224 famiglie tra novembre 2025 e settembre 2026, più del doppio rispetto al primo anno. Un risultato che ha portato anche a una nuova conferma: l’iniziativa è stata rinnovata per un terzo anno. Il finanziamento arriva dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, attraverso il Fondo per l’assistenza dei bambini affetti da malattia oncologica.

Oncologia pediatrica, 224 famiglie sostenute e 169mila euro di spese evitate

Dei nuclei familiari coinvolti nel secondo anno, il 58% è di origine italiana. Soltanto uno su quattro, il 25%, risiede nel Lazio, mentre gli altri arrivano da fuori regione o dall’estero per accedere alle cure. Per rispondere a esigenze così diverse, il progetto ha attivato un presidio territoriale con funzioni di coordinamento, accoglienza e orientamento. Sono stati realizzati complessivamente 817 colloqui, oltre 500 dei quali con la presenza di un assistente sociale. Per le famiglie straniere sono stati garantiti anche servizi di mediazione culturale e orientamento, in alcuni casi di natura legale. Particolarmente rilevante il servizio di trasporto solidale: 123 famiglie hanno potuto usufruire di 3.350 trasferimenti da e verso i luoghi di cura, per un totale di oltre 40.800 chilometri percorsi. Un supporto concreto per chi deve affrontare quotidianamente spostamenti spesso complessi, soprattutto quando non dispone di una rete familiare o di risorse economiche sufficienti. Il sostegno psicologico ha coinvolto 54 famiglie, attraverso 841 colloqui strutturati e altri 151 incontri informali. Il segretariato socio-giuridico ha invece accompagnato 59 nuclei familiari nell’orientamento ai diritti e nell’accesso ai servizi disponibili. A questi interventi si aggiungono la riabilitazione psicomotoria domiciliare, realizzata dall’associazione I.R.E.N.E. ODV e rivolta a 85 famiglie, e le attività promosse da Fondazione Dynamo Camp ETS, che hanno coinvolto 104 nuclei offrendo occasioni di gioco, socialità e condivisione.

Il costo della malattia va oltre le spese sanitarie

Una delle novità del secondo anno di F.A.R.O. riguarda l’introduzione di indicatori di tipo costi-benefici, con l’obiettivo di misurare anche il valore economico dei servizi offerti. A fronte di circa 217mila euro di prestazioni erogate, l’analisi ha stimato in circa 169mila euro la spesa evitata dalle famiglie. Si tratta di costi che, senza il progetto, avrebbero dovuto sostenere direttamente, affrontare attraverso le liste d’attesa del sistema pubblico o, in alcuni casi, rinunciare alle relative prestazioni. A questo valore si aggiunge il contributo del volontariato, il cui valore economico figurativo è stato stimato in circa 54.600 euro. I dati restituiscono una dimensione spesso poco visibile dell’oncologia pediatrica: il costo della malattia non si esaurisce nelle prestazioni ospedaliere e nelle terapie, ma comprende anche trasporti, alloggio, sostegno psicologico, assistenza sociale e necessità di conciliare la cura con la vita quotidiana.

“La cura deve continuare anche fuori dall’ospedale”

“Anche fuori dalla corsia ospedaliera un bambino malato di tumore continua ad avere bisogno di cura, così come la sua famiglia”, sottolinea Roberto Mainiero, presidente di Peter Pan ODV. “Progetto F.A.R.O. risponde ai bisogni che nascono fuori dall’ospedale: il trasporto, la casa lontana, il sostegno psicologico, il tempo per il gioco e per la socialità. Sono bisogni fondamentali nel percorso verso la guarigione, che dovrebbero essere inclusi strutturalmente nei percorsi terapeutici, così come l’inclusione sociale e la qualità della vita dovrebbero essere riconosciuti come parte integrante della presa in carico”. Il progetto richiama così l’attenzione su un aspetto fondamentale dell’assistenza oncologica pediatrica: la necessità di affiancare alle cure ospedaliere una rete territoriale capace di sostenere i bambini e le loro famiglie durante tutte le fasi della malattia. Perché la presa in carico non può fermarsi alla terapia. Deve comprendere anche le condizioni che permettono a un bambino di continuare a vivere, giocare, mantenere relazioni e affrontare il percorso di cura senza che l’intera famiglia sia lasciata sola.

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