One Health 5 Novembre 2026 09:30

Caldo estremo e demenza, rischio più alto del 23% negli anziani più esposti

L'esposizione anche a pochi giorni di caldo pericoloso aumenta il rischio di demenza. L'incremento arriva al 26% nei quartieri socialmente svantaggiati e al 20% dove l'accesso all'aria condizionata è limitato.

di Arnaldo Iodice
Caldo estremo e demenza, rischio più alto del 23% negli anziani più esposti

Le giornate di caldo estremo possono aumentare il rischio di sviluppare demenza negli anziani, con conseguenze più marcate nelle comunità socialmente svantaggiate e nelle aree con minore accesso all’aria condizionata. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della Leonard Davis School of Gerontology negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia.

La ricerca ha analizzato la relazione tra esposizione prolungata al caldo esterno e insorgenza della demenza, valutando anche il ruolo delle condizioni socioeconomiche e delle risorse disponibili nei territori. Gli studiosi hanno seguito 28.512 adulti tra i 50 e gli 89 anni, senza demenza al momento dell’arruolamento, utilizzando i dati dell’Health and Retirement Study raccolti tra il 2000 e il 2020, incrociati con registrazioni meteorologiche e informazioni a livello di quartiere. Nell’arco di cinque anni, anche pochi giorni all’anno con un indice di calore di almeno 39,4 °C sono risultati associati a un rischio maggiore di sviluppare la malattia.

Il caldo estremo e le conseguenze sulla salute cognitiva

Le temperature elevate rappresentano una minaccia crescente per la salute cerebrale, soprattutto in una fase storica in cui il cambiamento climatico contribuisce a rendere le ondate di calore più frequenti, intense e prolungate. Gli anziani sono particolarmente vulnerabili perché, con l’avanzare dell’età, l’organismo perde parte della capacità di regolare efficacemente la temperatura corporea.

Anche alcuni farmaci possono interferire con i meccanismi di termoregolazione, aumentando le difficoltà nel fronteggiare condizioni climatiche estreme. Il calore può avere conseguenze sul cervello sia sul piano fisico sia su quello psicologico. Quando le temperature superano la soglia di tolleranza dell’organismo, il corpo deve impegnare maggiori risorse per mantenere stabile la propria temperatura. Questo sforzo può sottrarre energia ad altre funzioni, comprese quelle cognitive, rendendo più difficili attività come ragionare e concentrarsi. Diversi studi internazionali hanno già documentato associazioni tra esposizione alle alte temperature e peggiori prestazioni cognitive. In Cina, gli adulti di mezza età e gli anziani che hanno trascorso più giorni a temperature superiori a 30 °C hanno ottenuto risultati inferiori nei test cognitivi. Risultati analoghi sono stati osservati in donne anziane in Germania e uomini anziani a Boston.

Anche a Taiwan è emersa un’associazione significativa: un aumento di 1 °C della temperatura media nell’arco di tre anni è stato collegato a una probabilità maggiore del 25% di deterioramento cognitivo da moderato a grave nelle persone di almeno 60 anni. Resta inoltre da chiarire se l’esposizione ripetuta al calore possa produrre conseguenze durature sul cervello, contribuendo nel tempo all’insorgenza della demenza.

Come è stata misurata l’esposizione al caldo e quali sono i risultati

Per approfondire il rapporto tra temperature estreme e rischio di demenza, i ricercatori hanno combinato vent’anni di dati sanitari con informazioni meteorologiche dettagliate e caratteristiche socioeconomiche dei quartieri di residenza.

Un elemento centrale dello studio è stato l’utilizzo dell’indice di calore, che considera insieme temperatura e umidità per stimare la temperatura percepita dal corpo umano. Le rilevazioni meteorologiche giornaliere, con una risoluzione geografica di quattro chilometri, hanno permesso di ricostruire l’esposizione individuale al caldo nell’arco di cinque anni. Gli studiosi hanno distinto le giornate di estrema cautela, caratterizzate da un indice compreso tra 32,2 e 39,3 °C, da quelle di elevato pericolo, con valori pari o superiori a 39,4 °C. I risultati mostrano un’associazione tra maggiore esposizione al caldo pericoloso e incremento del rischio di demenza. Rispetto alle persone esposte a non più di 0,2 giornate di caldo estremo all’anno, gli anziani che ne hanno sperimentate da 0,4 a 1,8 hanno presentato un rischio superiore del 14%. Per chi ha affrontato almeno 7,2 giornate all’anno, l’aumento è arrivato al 23%. L

‘associazione è emersa anche tra coloro che hanno sperimentato condizioni di caldo estremo soltanto per pochi giorni ogni anno. I dati indicano quindi che non è necessariamente necessaria un’esposizione quotidiana o prolungata alle temperature più elevate perché emerga una differenza nel rischio osservato. L’analisi ha inoltre evidenziato che l’associazione persiste anche considerando le differenze individuali e territoriali, suggerendo l’importanza delle condizioni ambientali in cui gli anziani vivono.

Le disuguaglianze sociali e l’accesso all’aria condizionata

Il legame tra caldo estremo e demenza non appare uniforme sul territorio, ma risulta più marcato nelle comunità che dispongono di minori risorse per proteggersi dalle temperature elevate. In particolare, gli anziani residenti nei quartieri socialmente svantaggiati hanno mostrato un rischio di demenza superiore del 26% in relazione all’esposizione al caldo pericoloso.

Nelle aree caratterizzate da una diffusione limitata dell’aria condizionata centralizzata, l’incremento del rischio associato al caldo è stato invece del 20% rispetto alle comunità in cui questo sistema di raffreddamento è più diffuso. Un dato significativo riguarda l’assenza di differenze rilevanti in relazione al reddito individuale e al livello di istruzione: a incidere maggiormente sembrano essere le condizioni socioeconomiche e infrastrutturali del quartiere nel suo complesso. Secondo i ricercatori, la prevenzione della demenza dovrebbe quindi considerare anche l’esposizione ambientale al calore e le disuguaglianze nella possibilità di proteggersi. Gli interventi di sanità pubblica potrebbero concentrarsi sulle comunità con infrastrutture e risorse limitate, promuovendo sistemi di raffreddamento accessibili e forme adeguate di assistenza durante le ondate di calore.

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