Salute 4 Novembre 2026 14:50

PMA, riflettori sulla fertilità maschile: dall’età paterna all’epigenetica

L'infertilità di coppia è anche una questione maschile. L'età paterna, la qualità dei gameti, le alterazioni epigenetiche, gli stili di vita hanno un forte impatto sulla salute riproduttiva. Questi temi saranno al centro del Procreazione Symposium "Dai gameti alla nascita. Innovazione, sicurezza e migliori pratiche in PMA", promosso da IVI Institute, in programma a Napoli dal 5 al 7 novembre

di Marco Landucci
PMA, riflettori sulla fertilità maschile: dall’età paterna all’epigenetica

L’infertilità di coppia riguarda anche la componente maschile, il cui peso è spesso sottovalutato. Età, condizioni di salute e stili di vita dell’uomo possono influenzare la qualità degli spermatozoi, le possibilità di concepimento e, in alcuni casi, anche la salute della prole.

Sono alcuni dei temi al centro del Procreazione Symposium “Dai gameti alla nascita. Innovazione, sicurezza e migliori pratiche in PMA“, promosso da IVI Institute, in programma dal 5 al 7 novembre al Royal Continental Hotel di Napoli. L’evento riunirà esperti nazionali e internazionali per approfondire le più recenti evidenze cliniche, biologiche e tecnologiche nel campo della medicina della riproduzione.

Età avanzata e paternità

Tra i fattori determinanti, il simposio approfondisce l’impatto dell’età avanzata dell’uomo. “Gli studi sulla “selfish selection” (selezione spermatogoniale egoista)”, spiega Csilla Krausz, Professoressa associata di Endocrinologia all’Università di Firenze e Presidente della ISA (International Society of Andrology), “mostrano che, con l’avanzare dell’età, alcune cellule staminali nei testicoli sviluppano mutazioni che conferiscono loro un vantaggio competitivo di crescita rispetto alle cellule sane. Queste cellule mutate si moltiplicano in modo sproporzionato, arricchendo progressivamente il liquido seminale di spermatozoi portatori di alterazioni genetiche che potenzialmente possono essere trasmesse alla prole”.

Esiste una serie di malattie dominanti trasmesse dal gamete maschile che mostrano una forte associazione con l’età paterna, specialmente quando l’uomo supera i 50 anni. Queste patologie sono note come malattie ad effetto dell’età paterna (PAE, Paternal Age Effect).

Il ruolo dell’epigenetica

Un campo di ricerca tra i più innovativi esplora l’epigenetica, ovvero il sistema di regolazione che stabilisce quali geni attivare o silenziare senza alterare la sequenza genetica di base. Durante la produzione degli spermatozoi il patrimonio genetico maschile attraversa una riorganizzazione profonda nelle  prime fasi dello sviluppo embrionale.

“Tuttavia, questo assetto non è immutabile”, afferma Alberto Ferlin, Professore Ordinario di Endocrinologia presso l’Università di Padova. “Fattori esterni legati agli stili di vita – come il fumo di sigaretta, il consumo di alcol, un’alimentazione squilibrata, l’obesità, il diabete, l’esposizione a inquinanti e la stessa età paterna avanzata – possono indurre alterazioni epigenetiche mediate dallo stress ossidativo. Modificazioni che possono influenzare la fertilità e la salute a lungo termine della prole”.

Si tratta  comunque -avvertono gli esperti- di aspetti che devono essere ulteriormente approfonditi; le associazioni non dimostrano un rapporto diretto di causa-effetto e l’epigenetica non costituisce ancora uno strumento diagnostico di routine.

Integrità del DNA spermatico e poliabortività

Un ulteriore filone di ricerca riguarda l’integrità del DNA spermatico: quando questo è troppo frammentato o danneggiato, diventa più difficile concepire e aumenta il rischio di aborti ripetuti. Le cause possono essere molteplici e sovrapposte: età avanzata dell’uomo, patologie come il varicocele e le infezioni, fattori legati allo stile di vita (fumo, peso, disturbi metabolici o l’esposizione all’inquinamento).

“Nonostante esista una certa eterogeneità nelle metodiche analitiche e nei valori soglia, l’identificazione precoce di questi fattori apre la strada a interventi mirati: dal miglioramento dello stile di vita alla supplementazione antiossidante, fino alle tecniche avanzate di selezione degli spermatozoi in laboratorio (come la microfluidica o la separazione magnetica MACS)”, spiega Rossella Mazzilli, endocrinologa e androloga presso il Centro Genera Roma, parte del gruppo IVI Institute, IVI Roma e “Sapienza” Università di Roma.

La prevenzione è sempre il primo passo

“Il messaggio non è allarmare, ma invitare alla prevenzione”, conclude Elisabetta Trabucco, ginecologa, Direttore Clinico del centro Genera Napoli e Presidente del simposio, “La salute riproduttiva dell’uomo va monitorata e protetta ben prima del concepimento. Adottare stili di vita sani e riconoscere precocemente i fattori di rischio sono un pilastro fondamentale per la tutela della qualità dei gameti maschili e del futuro dei figli. La procreazione si affronta in due, con un approccio multidisciplinare e attento a entrambi i partner. È questo il cambiamento culturale che vogliamo promuovere: prendersi cura della fertilità prima che diventi un problema, riconoscendo nella prevenzione una parte essenziale della medicina della riproduzione”.