Advocacy e Associazioni 3 Novembre 2026 12:25

Manovra 2027, dagli anziani non autosufficienti alle liste d’attesa: le misure per i più fragili e le richieste di modifica

Carta sanitaria da 300 euro per gli over 75, ampliamento della Prestazione universale, fondi per Alzheimer e demenze e risorse per aumentare le prestazioni sanitarie

di Redazione
Manovra 2027, dagli anziani non autosufficienti alle liste d’attesa: le misure per i più fragili e le richieste di modifica

Una Carta da 300 euro per le spese sanitarie degli over 75, una soglia ISEE più alta per accedere alla Prestazione universale destinata agli anziani non autosufficienti, 100 milioni per l’assistenza alle persone con Alzheimer e altre demenze e 300 milioni per aumentare le prestazioni sanitarie e contrastare le liste d’attesa. Sono alcuni degli interventi contenuti nel disegno di legge di Bilancio 2027, approvato dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, che prevede anche misure per il personale sanitario e un percorso sperimentale di accesso precoce ai farmaci destinati ai pazienti con patologie gravi e invalidanti.

Le disposizioni interessano direttamente cittadini, famiglie e associazioni dei pazienti, ma sono ancora proposte normative. Il provvedimento deve completare l’iter parlamentare e potrà essere modificato prima dell’approvazione definitiva.

Per la sanità, la Manovra aggiunge circa 2,37 miliardi di euro nel 2027 alle risorse già programmate, portando il finanziamento complessivo del Servizio sanitario nazionale a 146,3 miliardi. Una parte degli stanziamenti è destinata a interventi specifici, mentre le misure rivolte direttamente ai cittadini si concentrano soprattutto sulla popolazione anziana.

Carta sanitaria e non autosufficienza: cosa potrebbe cambiare nel 2027

La novità più immediata è la Carta sanitaria da 300 euro, finanziata con un fondo di 1,645 miliardi di euro per il 2027. Il contributo sarebbe destinato alle persone che abbiano compiuto 75 anni entro il 31 dicembre 2026 e che nel 2025 abbiano percepito trattamenti pensionistici o assistenziali complessivamente non superiori a 28mila euro annui, secondo le categorie individuate dalla disposizione.

La platea potenziale è stimata in circa 5,46 milioni di persone. La Carta potrebbe essere utilizzata per acquistare beni e prestazioni sanitarie, ma l’elenco delle spese ammesse non è ancora definito. Il disegno di legge rinvia a un successivo decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia, la disciplina delle modalità di utilizzo e l’individuazione degli esercizi commerciali, delle strutture sanitarie e dei professionisti presso cui spendere il contributo. Non si tratterebbe quindi di un aumento della pensione o dell’indennità di accompagnamento. Le somme sarebbero vincolate alle finalità sanitarie previste e non concorrerebbero alla formazione del reddito imponibile né al calcolo dell’ISEE.

La proposta ha ricevuto valutazioni differenti. L’Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI) la considera un possibile sostegno all’accesso alle cure e alla prevenzione, soprattutto per le persone anziane che rinviano le prestazioni per ragioni economiche. L’associazione auspica che tra le spese ammesse possano rientrare anche quelle odontoiatriche, richiamando il rapporto tra salute orale, alimentazione e qualità della vita. La possibilità di utilizzare la Carta per queste prestazioni dipenderà comunque dalla disciplina definitiva.

Di diverso avviso la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (FNOMCeO), che propone di destinare le risorse a un rafforzamento dei percorsi di tutela per i cittadini che non riescono a ottenere visite ed esami nei tempi previsti dal Servizio sanitario nazionale. Il presidente Filippo Anelli ha chiesto al Parlamento di utilizzare il finanziamento per rendere effettivo, nei casi previsti dalla normativa, l’accesso alle prestazioni in intramoenia o presso strutture private quando l’attesa nel pubblico supera i termini stabiliti.

La Federazione contesta anche il mancato coinvolgimento formale del Ministero della Salute nella definizione delle prestazioni acquistabili con la Carta, attualmente affidata dal disegno di legge a un decreto del Ministero del Lavoro, di concerto con quello dell’Economia. Anelli chiede che il concerto del Ministero della Salute venga espressamente previsto durante l’esame parlamentare.

Anche Anaao Assomed, attraverso il segretario nazionale Pierino Di Silverio, riconosce che il contributo potrebbe offrire un sollievo immediato agli anziani con redditi medio-bassi, ma teme che, senza un corrispondente rafforzamento dell’offerta pubblica, finisca per trasferire una parte delle prestazioni verso il mercato privato.

Accanto alla Carta sanitaria, la Manovra propone di prorogare fino al 31 dicembre 2027 la Prestazione universale per gli anziani non autosufficienti, stanziando 136 milioni di euro e innalzando da 6.000 a 12.000 euro la soglia ISEE per l’accesso. Il beneficio, introdotto sperimentalmente nel 2025, è destinato alle persone di almeno 80 anni, titolari dell’indennità di accompagnamento e con un bisogno assistenziale gravissimo riconosciuto dall’INPS. Comprende una quota corrispondente all’indennità di accompagnamento e una quota integrativa di 850 euro mensili, utilizzabile per remunerare personale domestico regolarmente assunto per l’assistenza oppure per acquistare servizi qualificati di assistenza sociale non residenziale.

L’ampliamento della soglia economica potrebbe consentire l’accesso a persone finora escluse per ragioni di ISEE, senza modificare gli altri requisiti. La quota integrativa continuerebbe a essere vincolata alle spese previste dalla normativa, da documentare secondo le istruzioni INPS. La relazione tecnica considera, per la stima della spesa del 2027, circa 20mila beneficiari e una durata media di erogazione di otto mesi. Si tratta di una previsione utilizzata per quantificare le risorse, non del numero di persone che riceveranno necessariamente il beneficio.

Alzheimer, assistenza territoriale e liste d’attesa

Per le persone con Alzheimer e altre forme di demenza, il disegno di legge prevede 100 milioni di euro nel 2027 destinati alle spese socioassistenziali connesse all’assistenza sanitaria. Lo stanziamento è compreso nell’incremento del finanziamento del Servizio sanitario nazionale e arriva mentre è in corso il percorso di aggiornamento del Piano nazionale demenze per il periodo 2027-2031.

Il testo individua la finalità delle risorse, senza stabilire nuovi contributi economici direttamente richiedibili dalle famiglie o specificare quali servizi saranno potenziati nei diversi territori. La destinazione effettiva dei finanziamenti dovrà quindi essere verificata attraverso le successive decisioni istituzionali.

La disponibilità di assistenza domiciliare, servizi diurni, interventi di sollievo e percorsi continuativi di presa in carico interessa direttamente le persone con demenza e i loro caregiver. Sul rafforzamento dell’assistenza territoriale si concentrano anche alcune delle osservazioni critiche rivolte alla Manovra.

Confcooperative Sanità, attraverso il presidente Mauro Abate, rileva che il provvedimento prevede risorse per aggiornare le tariffe di diverse prestazioni sanitarie, ma non finanziamenti specifici per l’adeguamento di quelle sociosanitarie. Secondo l’organizzazione, l’aumento dei costi del personale e della gestione rischia di mettere in difficoltà i servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali destinati ad anziani, persone con disabilità e pazienti cronici. La richiesta rivolta al Parlamento è di prevedere risorse nazionali per l’adeguamento delle tariffe sociosanitarie, nel rispetto delle competenze regionali.

La FNOMCeO richiama invece la necessità di accompagnare gli investimenti nelle strutture territoriali con risorse stabili per il personale. Senza professionisti e un’organizzazione capace di collegare medici di famiglia, specialisti, infermieri, servizi sociali e ospedali, osserva Anelli, le Case della comunità e l’assistenza domiciliare non potranno garantire una presa in carico continuativa.

Un altro intervento della Manovra riguarda le liste d’attesa. Il disegno di legge autorizza le Regioni e le Province autonome a incrementare nel 2027 la spesa per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario fino a 300 milioni di euro: 213 milioni destinati ai dirigenti medici e 87 milioni al personale sanitario del comparto. Le aziende sanitarie potrebbero così aumentare le attività assistenziali, nel rispetto dei limiti contrattuali, degli orari massimi di lavoro e dei periodi di riposo. La misura non consente tuttavia di stabilire in anticipo quante visite o quanti esami aggiuntivi saranno effettuati, né in quali territori si registreranno riduzioni dei tempi d’attesa.

Sulla capacità di questi interventi di produrre miglioramenti duraturi si sono espresse criticamente anche le organizzazioni dei medici. Anaao Assomed e FNOMCeO chiedono un piano più incisivo per assunzioni, condizioni di lavoro e valorizzazione professionale, ritenendo che il ricorso alle prestazioni aggiuntive non possa sostituire il rafforzamento stabile degli organici.

La questione interessa direttamente i pazienti che necessitano di controlli periodici, esami diagnostici o visite specialistiche tempestive, per i quali l’aumento dell’attività sanitaria potrebbe tradursi in una maggiore disponibilità di appuntamenti soltanto se le Regioni riusciranno a organizzare concretamente le prestazioni finanziate.

Farmaci, accesso precoce sperimentale per le patologie gravi

Tra le misure rivolte ai pazienti figura anche un percorso sperimentale, previsto per il triennio 2027-2029, per l’accesso precoce ad alcuni medicinali destinati al trattamento di patologie gravi e invalidanti prive di valide alternative terapeutiche, quando la cura non possa essere rinviata. Il disegno di legge riserva a questa finalità una quota fino a 70 milioni di euro annui del Fondo per i farmaci innovativi, senza incrementarne la dotazione complessiva. L’intervento potrebbe interessare persone affette da patologie per le quali le opzioni terapeutiche disponibili sono limitate, ma le condizioni di accesso e le procedure dovranno essere definite attraverso le disposizioni applicative previste. L’accesso anticipato non equivarrà automaticamente al riconoscimento della rimborsabilità definitiva del medicinale da parte del Servizio sanitario nazionale. Per le associazioni dei pazienti sarà quindi rilevante conoscere quali criteri verranno adottati per l’ammissione ai trattamenti e come sarà garantita la continuità terapeutica.

Il confronto sulle risorse e il passaggio parlamentare

Le diverse prese di posizione convergono soprattutto sulla necessità di valutare le misure economiche insieme alla capacità del Servizio sanitario nazionale di garantire cure e assistenza.

La Fondazione GIMBE, nell’analisi pubblicata il 2 novembre, rileva che il Fondo sanitario raggiungerebbe 146,3 miliardi nel 2027, ma la sua incidenza sul PIL scenderebbe dal 6,11% del 2027 al 5,87% del 2029. Secondo il presidente Nino Cartabellotta, l’incremento degli stanziamenti non sarebbe sufficiente a rafforzare strutturalmente il servizio pubblico, anche perché una parte delle risorse è destinata a coprire maggiori costi e interventi temporanei.