Salute 2 Novembre 2026 14:44

Alcol, anche bere moderatamente aumenta il rischio di morte prematura

Uno studio su oltre 7.200 pubblicazioni scientifiche mette in discussione l'idea che un consumo moderato protegga la salute: i rischi aumentano anche a basse quantità.

di Arnaldo Iodice
Alcol, anche bere moderatamente aumenta il rischio di morte prematura

Anche quantità di alcol considerate moderate possono aumentare il rischio di morte prematura, disabilità, tumori e malattie cardiovascolari. È quanto emerge da un ampio studio pubblicato sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs, realizzato da ricercatori statunitensi e canadesi attraverso una revisione di oltre 7.200 pubblicazioni scientifiche. L’analisi ha valutato gli effetti del consumo di alcol nel corso della vita, combinando le evidenze sulle singole patologie con i dati sanitari nazionali e utilizzando modelli statistici per stimare i rischi associati a differenti quantità di consumo.

Il risultato principale mette in discussione la convinzione che bere moderatamente possa proteggere la salute: non è stato rilevato alcun beneficio complessivo statisticamente significativo, nemmeno ai livelli più bassi di assunzione. Al contrario, i rischi aumentano progressivamente con la quantità consumata. “Anche un basso consumo di alcol comporta rischi per la salute”, ha sottolineato Kevin Shield, autore principale dello studio.

Oltre 7.200 pubblicazioni scientifiche per valutare i danni dell’alcol

La ricerca ha coinvolto esperti degli Stati Uniti e del Canada, impegnati in un’ampia valutazione delle evidenze disponibili sugli effetti dell’alcol sulla salute. Il gruppo ha esaminato oltre 7.200 articoli scientifici dedicati alle malattie e agli infortuni associati al consumo di bevande alcoliche. Le informazioni raccolte sono state utilizzate per determinare la relazione tra quantità di alcol assunta e probabilità di sviluppare specifiche patologie. Successivamente, le stime sono state integrate con grandi archivi di dati sanitari nazionali, così da ottenere una valutazione complessiva dell’impatto del consumo nel corso della vita.

Tra le condizioni considerate figurano le malattie cardiovascolari, le patologie epatiche, gli infortuni e diverse forme tumorali. In particolare, sono stati inclusi i tumori dell’esofago, della bocca e della mammella. L’approccio ha permesso di superare una valutazione limitata alle singole malattie, considerando invece la combinazione degli effetti negativi dell’alcol sull’organismo.

Secondo Katherine M. Keyes, coautrice dello studio e docente di Epidemiologia alla Columbia University, l’analisi fornisce le stime più complete finora disponibili negli Stati Uniti sui rischi di mortalità e morbilità attribuibili all’alcol. I risultati mostrano che anche consumi moderati sono associati a un aumento del rischio di morte prematura e disabilità.

Nessuna protezione cardiovascolare sufficiente a compensare i danni

Per anni il consumo moderato di alcol è stato associato a possibili benefici cardiovascolari, soprattutto in relazione alla prevenzione della cardiopatia ischemica. Anche la nuova analisi riconosce che quantità relativamente basse possono essere associate a una riduzione del rischio di alcune patologie, tra cui la cardiopatia ischemica e l’ictus. Si tratta, tuttavia, di effetti che devono essere valutati insieme alle conseguenze negative dell’alcol su altri organi e apparati.

Quando i ricercatori hanno considerato l’insieme delle condizioni associate al consumo, i potenziali vantaggi cardiovascolari sono risultati superati dai danni legati ai tumori, alle malattie del fegato, agli infortuni e alle altre patologie. Non è stato quindi individuato alcun effetto protettivo statisticamente significativo sulla salute generale, neppure tra le persone che consumano sette bevande alcoliche alla settimana.

Il risultato mette in discussione l’idea che bere moderatamente possa rappresentare una strategia per proteggere il cuore. Una valutazione circoscritta a una singola malattia può infatti restituire un quadro apparentemente favorevole, che cambia quando vengono considerati tutti gli effetti dell’alcol sull’organismo.

Rischi individuali e nuove evidenze: servono indicazioni più precise

Gli autori precisano che i risultati descrivono i rischi a livello di popolazione e non permettono di prevedere con esattezza la probabilità che una singola persona sviluppi una determinata patologia. Genetica, stile di vita, modalità di consumo e altre caratteristiche individuali possono infatti modificare significativamente gli esiti. Le stime sono state elaborate utilizzando le migliori evidenze disponibili sulle condizioni per le quali è già stata dimostrata una relazione causale con l’alcol, ma la conoscenza scientifica continua a evolversi. Tra gli ambiti che richiedono ulteriori approfondimenti figura anche l’eventuale associazione con il tumore del pancreas.

La ricerca solleva inoltre interrogativi sul modo in cui le evidenze scientifiche vengono utilizzate per elaborare le raccomandazioni federali statunitensi. In un editoriale di accompagnamento, Robert M. Vincent, ex amministratore associato della Substance Abuse and Mental Health Services Administration, ha ricordato che il rapporto era stato richiesto proprio per contribuire alla definizione delle linee guida alimentari 2025-2030, ma che le sue conclusioni sarebbero state ignorate.

Per Keyes e Shield, una maggiore precisione nella comunicazione dei rischi può aiutare le persone a compiere scelte più consapevoli. Il dato centrale resta che un consumo superiore a una bevanda alcolica al giorno è associato a un aumento dei rischi sia negli uomini sia nelle donne. Nel complesso, concludono i ricercatori, non emerge alcun livello di consumo capace di garantire un beneficio generale per la salute.

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