Salute 2 Novembre 2026 15:00

Cannabis terapeutica contro l’insonnia, poche prove scientifiche sui benefici

Una revisione di nove studi clinici su 537 adulti non rileva miglioramenti significativi nella qualità e nella durata del sonno. Gli esperti chiedono nuove ricerche prima di raccomandarne l'utilizzo.

di Arnaldo Iodice
Cannabis terapeutica contro l’insonnia, poche prove scientifiche sui benefici

La cannabis terapeutica potrebbe non essere un rimedio efficace contro l’insonnia, ma le evidenze scientifiche disponibili sono ancora insufficienti per stabilirlo. È quanto emerge da una revisione pubblicata dalla Cochrane, condotta da ricercatori del Cochrane Associate Center dell’Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires e dell’Università di Manitoba. Gli autori hanno analizzato nove studi clinici che hanno coinvolto complessivamente 537 adulti di età compresa tra 18 e 76 anni, sottoposti a trattamenti per l’insonnia. Il confronto ha riguardato soprattutto prodotti a base di cannabis terapeutica e placebo, valutandone gli effetti sulla qualità e sulla durata del sonno e sulle prestazioni durante il giorno. I risultati non hanno evidenziato miglioramenti clinicamente significativi. La qualità complessiva delle prove è stata giudicata bassa o molto bassa. I ricercatori precisano che questo non dimostra l’inefficacia della cannabis, ma evidenzia l’impossibilità di confermarne i benefici.

Insonnia e trattamenti alternativi: cresce l’interesse per THC e CBD

L’insonnia è un disturbo che interessa milioni di persone e può manifestarsi con difficoltà ad addormentarsi, risvegli frequenti durante la notte o sensazione di mancato riposo al risveglio. Le conseguenze non riguardano soltanto la qualità della vita, ma possono compromettere il funzionamento quotidiano e aumentare il rischio di sviluppare disturbi d’ansia e depressione. Tra gli approcci terapeutici disponibili figura la terapia cognitivo-comportamentale, che interviene sui pensieri e sulle abitudini che ostacolano il sonno. In alcuni casi vengono utilizzati anche farmaci, tra cui antidepressivi e antipsicotici, sebbene la risposta ai trattamenti possa variare da paziente a paziente.

In questo contesto si è progressivamente diffuso l’interesse per la cannabis terapeutica, considerata una possibile alternativa per migliorare il riposo notturno. I prodotti regolamentati contengono quantità controllate di THC e CBD, due dei principali composti presenti nella pianta, e possono essere somministrati attraverso diverse formulazioni, tra cui compresse, spray e oli. La loro diffusione ha alimentato il dibattito sui possibili effetti nel trattamento dei disturbi del sonno.

Tuttavia, la popolarità crescente non è stata accompagnata da evidenze scientifiche altrettanto solide. La revisione ha cercato proprio di verificare se questi prodotti siano effettivamente in grado di produrre benefici misurabili nelle persone con insonnia, distinguendo le aspettative terapeutiche dai risultati documentati dagli studi clinici.

Nove studi clinici, nessun miglioramento significativo della qualità e della durata del sonno

Degli studi esaminati, otto hanno confrontato la cannabis terapeutica con un placebo, mentre uno ha valutato il trattamento rispetto all’amitriptilina, un antidepressivo talvolta utilizzato anche nei disturbi del sonno. La maggior parte delle ricerche ha riguardato persone con insonnia primaria, cioè non riconducibile ad altre condizioni patologiche. I risultati dei confronti con il placebo non hanno mostrato benefici clinicamente significativi in termini di qualità del sonno, soddisfazione per il riposo, numero complessivo di ore dormite o funzionamento durante il giorno.

L’analisi ha inoltre individuato alcuni possibili effetti indesiderati. Le persone trattate con cannabis terapeutica hanno manifestato più frequentemente disturbi lievi, in particolare vertigini e secchezza delle fauci, rispetto ai partecipanti che avevano ricevuto il placebo. Gli autori precisano tuttavia che anche queste osservazioni derivano da un numero limitato di studi e devono essere interpretate con cautela.

Qualche indicazione favorevole è emersa rispetto alla qualità della vita complessiva, ma la certezza delle prove è risultata molto bassa. I risultati erano infatti compatibili con scenari molto diversi, che andavano da un possibile peggioramento a un miglioramento sostanziale.

Secondo Lucia Varela, autrice principale della revisione e ricercatrice dell’Università di Manitoba, il problema centrale è che gli studi attualmente disponibili non consentono di stabilire con affidabilità se la cannabis terapeutica aiuti davvero le persone con insonnia. Non si tratta quindi di dimostrare che il trattamento non funzioni, ma di riconoscere che mancano dati sufficientemente robusti per confermarne l’efficacia.

Studi troppo brevi e campioni limitati: servono nuove evidenze prima di raccomandare la cannabis

Tra i principali limiti individuati dai revisori figurano le dimensioni ridotte dei campioni, i risultati non sempre coerenti e il rischio di distorsioni nella conduzione delle sperimentazioni. Anche le formulazioni di cannabis utilizzate erano differenti, rendendo difficile confrontare direttamente gli esiti e stabilire se alcuni prodotti possano offrire benefici maggiori rispetto ad altri. Un ulteriore problema riguarda la durata del monitoraggio: lo studio più lungo ha seguito i partecipanti per appena 12 settimane. Non è quindi possibile sapere se eventuali effetti sul sonno possano mantenersi nel tempo o se un utilizzo prolungato comporti ulteriori conseguenze.

Anche le caratteristiche dei partecipanti limitano la possibilità di estendere i risultati all’intera popolazione. Le donne rappresentavano il 72,66% del campione e la ricerca era concentrata soprattutto sui giovani adulti. Restano quindi interrogativi sull’efficacia del trattamento negli uomini, negli anziani e nelle persone che soffrono di insonnia associata ad altre patologie.

Per Luis Garegnani, autore senior dell’Universidad Hospital Italiano de Buenos Aires, le evidenze sono troppo deboli e incerte per formulare conclusioni definitive. Servono sperimentazioni cliniche più ampie, rigorose e prolungate prima di poter raccomandare la cannabis terapeutica contro l’insonnia.

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