Salute 29 Ottobre 2026 15:29

Neonati moderatamente prematuri e late preterm, la SIN punta su cure uniformi in tutta Italia

Una survey della Società Italiana di Neonatologia, condotta in 197 ospedali, fotografa le pratiche assistenziali e individua la necessità di percorsi condivisi e raccomandazioni specifiche

di Redazione
Neonati moderatamente prematuri e late preterm, la SIN punta su cure uniformi in tutta Italia

La prematurità non è una condizione che riguarda soltanto i neonati che necessitano di cure intensive fin dai primi istanti di vita. Anche nascere poche settimane prima del termine può comportare rischi clinici che richiedono attenzione, un’assistenza calibrata sulle caratteristiche del singolo neonato e un adeguato monitoraggio dopo la dimissione. Eppure, per i bambini moderatamente prematuri e per quelli definiti late preterm, le evidenze scientifiche disponibili sono ancora limitate e le modalità di assistenza non sempre rispondono a criteri pienamente uniformi. A fare il punto è la Società Italiana di Neonatologia (SIN), che ha promosso una survey nazionale per analizzare l’organizzazione dei servizi, le procedure adottate e gli approcci clinici riservati a queste categorie di neonati. I risultati, presentati in occasione del XXXII Congresso nazionale della SIN, in programma a Bari dal 28 al 30 ottobre 2026, costituiscono una base di partenza per sviluppare raccomandazioni specifiche e percorsi assistenziali condivisi su tutto il territorio nazionale.

Prematurità, 20mila neonati ogni anno tra 32 e 36 settimane

In Italia i nati pretermine rappresentano circa il 6,5% del totale. All’interno di questa popolazione, i neonati late preterm, venuti alla luce tra la 34ª e la 36ª settimana di gestazione, costituiscono circa il 5% di tutti i nati. I moderate preterm, nati tra la 32ª e la 33ª settimana, rappresentano invece lo 0,7%, mentre i bambini molto o estremamente prematuri, nati tra la 22ª e la 31ª settimana, sono circa lo 0,8%. Nel complesso, i neonati moderatamente prematuri e quelli late preterm sono circa 20mila ogni anno. Una popolazione numericamente rilevante, ma caratterizzata da differenze cliniche importanti. Tra la 32ª e la 36ª settimana di gestazione, infatti, le condizioni del neonato possono variare sensibilmente. Alcuni bambini presentano un’immaturità che richiede un’assistenza specialistica intensiva, mentre altri, pur essendo nati prima del termine, possono essere gestiti con un supporto più limitato, purché siano garantiti un’attenta valutazione clinica e il monitoraggio delle eventuali complicanze. È proprio questa eterogeneità a rendere complessa la definizione di protocolli assistenziali condivisi. I neonati moderatamente prematuri e late preterm si collocano spesso in una zona intermedia tra i percorsi destinati ai prematuri più gravi e quelli previsti per i neonati a termine sani. Una condizione che può rendere necessario adattare le procedure alle specifiche esigenze di ciascun bambino.

Anche la prematurità lieve può avere conseguenze sulla salute

La vicinanza alla data presunta del parto non esclude la possibilità di complicanze. Le evidenze epidemiologiche indicano che la nascita pretermine è associata a un rischio maggiore di alcune patologie croniche nel corso della vita rispetto alla nascita a termine. Il rischio tende a ridursi con l’avanzare dell’età gestazionale, ma può persistere anche nei late preterm. Per questo motivo, la gestione di questi neonati non può limitarsi alla valutazione delle condizioni cliniche nelle prime ore dopo la nascita. È importante considerare anche l’eventuale necessità di controlli successivi e di un follow-up adeguato, tenendo conto del grado di prematurità e dei fattori di rischio individuali. Nonostante la rilevanza clinica e numerica, questa popolazione è stata studiata meno rispetto ai neonati molto o estremamente prematuri. La disponibilità limitata di studi specifici, sia a livello nazionale sia internazionale, rende più difficile individuare le strategie assistenziali più appropriate e definire indicazioni condivise per le diverse fasi della presa in carico.

Una survey in 197 ospedali per fotografare le pratiche assistenziali

Per colmare almeno in parte questa lacuna conoscitiva, la SIN ha istituito una commissione dedicata, che ha elaborato un’indagine sulle modalità di assistenza ai neonati moderatamente prematuri e late preterm. La survey, condotta tra marzo e maggio 2026, ha coinvolto 197 ospedali italiani, con una copertura pari al 73% dei nati. L’obiettivo era ricostruire le procedure adottate nei reparti, valutare il grado di omogeneità delle pratiche cliniche e individuare gli ambiti nei quali sviluppare raccomandazioni più specifiche. Per i moderate preterm, assistiti nei reparti dotati di terapia intensiva neonatale (TIN), l’indagine si è concentrata in particolare sull’assistenza respiratoria e sul follow-up. L’intento è comprendere quali aspetti dei percorsi utilizzati per i prematuri più gravi possano essere differenziati in funzione delle caratteristiche di questi neonati. Per i late preterm, invece, l’assistenza può essere garantita anche in strutture prive di TIN, in relazione alle condizioni cliniche e alle necessità del bambino. La survey ha quindi preso in esame diversi momenti del percorso assistenziale: la gestione in sala parto, il contatto pelle a pelle, l’avvio precoce dell’allattamento al seno, il rooming-in, il ricorso agli esami di laboratorio e alla diagnostica per immagini, l’approccio ai problemi respiratori e le modalità di follow-up.

Rooming-in diffuso, ma restano differenze organizzative

I risultati mostrano una discreta omogeneità nell’approccio assistenziale complessivo. Tra le pratiche maggiormente diffuse figura il rooming-in, che consente al neonato di rimanere nella stessa stanza della madre durante la degenza, favorendo la vicinanza, l’avvio dell’allattamento e il coinvolgimento della famiglia nella cura. Un altro elemento significativo riguarda la sostanziale uniformità di diversi trattamenti tra le strutture di primo livello, prive di terapia intensiva neonatale, e quelle di secondo livello, dotate di TIN. Un risultato che assume particolare rilievo considerando che nei centri di primo livello l’assistenza è affidata a équipe pediatriche e non esclusivamente neonatologiche. Secondo la SIN, questa convergenza rappresenta un segnale della diffusione delle evidenze scientifiche nei diversi contesti assistenziali. Non mancano, tuttavia, differenze nell’organizzazione delle cure, riconducibili anche all’eterogeneità clinica dei late preterm. Dall’indagine emerge, in particolare, che molti professionisti tendono a considerare i neonati nati prima della 35ª settimana più simili ai moderatamente prematuri che ai bambini nati a termine. Una percezione che riflette la necessità di modulare l’assistenza in base all’età gestazionale e alle condizioni del singolo neonato, evitando di applicare in modo indistinto protocolli pensati per popolazioni differenti. La survey presenta alcuni limiti metodologici, legati soprattutto alla partecipazione volontaria dei centri. I risultati offrono comunque una fotografia ampia delle pratiche in uso negli ospedali italiani e possono contribuire a orientare le successive attività di ricerca e standardizzazione.

La SIN: “Percorsi condivisi per garantire cure adeguate in tutto il Paese”

“La conoscenza dello stato attuale delle cure e dell’atteggiamento nei confronti dei neonati moderate e late preterm è un passo rilevante per un approccio razionale al miglioramento della loro assistenza”, afferma il professor Massimo Agosti, presidente della Società Italiana di Neonatologia. “I dati raccolti con la survey ci offrono una fotografia più chiara delle pratiche cliniche nei nostri reparti. Solo partendo da questa consapevolezza potremo definire percorsi assistenziali standardizzati e raccomandazioni clinico-assistenziali ad hoc, al fine di ottimizzare le risorse e garantire a questi neonati e alle loro famiglie un’assistenza adeguata e uniforme su tutto il territorio nazionale”. La sfida, dunque, è trasformare i dati raccolti in indicazioni operative capaci di ridurre le differenze ingiustificate tra strutture e di rispondere alle specifiche esigenze dei neonati nati prima del termine. Un percorso che richiede di integrare le evidenze scientifiche con l’organizzazione dei servizi, valorizzando al tempo stesso la personalizzazione delle cure e la continuità assistenziale dopo la dimissione.

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