Il virus Shamonda è stato rilevato anche in bovini nel Lazio e in Lombardia e in bufali in Campania. Una circolare del ministero della Salute aggiorna il quadro epidemiologico e indica le misure di sorveglianza veterinaria
Nuove positività al virus Shamonda negli allevamenti italiani e ulteriori approfondimenti sulla possibile presenza dell’agente virale nel latte. Il Ministero della Salute fa il punto sulla diffusione dell’infezione dopo la prima segnalazione di un caso umano in Francia e pubblica una circolare con indicazioni per rafforzare la sorveglianza veterinaria e umana. Dopo i primi rilevamenti dell’estate 2026 in allevamenti di bovini da latte nelle province autonome di Trento e Bolzano e in alcuni animali introdotti in Italia dalla Francia, ulteriori positività sono state riscontrate nei bovini in Lazio e Lombardia e nei bufali in Campania. Il documento ministeriale ricostruisce la situazione epidemiologica, chiarisce quali manifestazioni cliniche osservare negli animali e richiama l’attenzione sul monitoraggio dei Culicoides, insetti considerati i principali potenziali vettori del virus.
Le analisi genomiche hanno identificato due varianti del virus Shamonda, denominate Shav-Eu1 e Shav-Eu2, originate da eventi di riassortimento genetico. La variante Shav-Eu1 è stata rilevata in Italia, Francia, Germania meridionale, Svizzera, Austria, Spagna e Portogallo. La variante Shav-Eu2 è stata invece identificata nella Germania nord-occidentale, nei Paesi Bassi e nella Francia nord-occidentale. Il ministero sottolinea la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla circolazione virale e sui possibili vettori, anche attraverso le attività di sorveglianza già attive sul territorio.
Uno degli aspetti sui quali si concentrano gli approfondimenti riguarda il rilevamento di RNA virale nei campioni di latte. In Campania, le indagini diagnostiche sono state avviate anche attraverso l’analisi di campioni individuali prelevati da animali sintomatici. La presenza di RNA virale è stata riscontrata nel latte e nel sangue. Il ministero precisa, tuttavia, che questo risultato non equivale alla dimostrazione della presenza di virus infettante e, sulla base delle conoscenze disponibili, non documenta una trasmissione attraverso il latte o i prodotti lattiero-caseari. Il Centro di referenza nazionale per le malattie esotiche degli animali (Cesme) sta proseguendo gli approfondimenti sperimentali per chiarire la persistenza del virus nelle diverse matrici, la sua eventuale infettività e la sensibilità ai trattamenti di trasformazione. Un elemento rilevante è che, finora, i tentativi di isolamento del virus dal latte di bufala non hanno dimostrato la presenza dell’agente infettante. I risultati disponibili, quindi, non consentono di affermare che il latte rappresenti una via di trasmissione dell’infezione.
Per quanto riguarda la trasmissione negli animali, la circolare indica negli insetti del genere Culicoides la principale, se non esclusiva, via di trasmissione del virus Shamonda. Le informazioni attualmente disponibili non documentano una trasmissione diretta significativa tra animali, fatta salva la possibile trasmissione verticale. In Campania, positività sono state riscontrate in diverse specie di Culicoides raccolte nei pressi degli allevamenti. Un dato che rende importante proseguire il monitoraggio entomologico, anche nell’ambito delle attività già previste per la febbre catarrale degli ovini, nota come Bluetongue. L’obiettivo è verificare la presenza e la distribuzione dei potenziali vettori nelle aree in cui vengono osservati animali con manifestazioni cliniche compatibili con l’infezione.
La circolare invita Regioni e Province autonome a sensibilizzare i servizi veterinari delle aziende sanitarie locali, i veterinari liberi professionisti e gli operatori degli allevamenti, soprattutto durante i periodi di maggiore attività degli insetti vettori. L’attenzione deve riguardare bovini e bufalini, ovini e caprini e, in presenza di manifestazioni neurologiche, anche gli equini.
I principali segnali da monitorare sono:
In presenza di quadri sospetti, i servizi veterinari, in collaborazione con gli Istituti zooprofilattici sperimentali e sulla base delle indicazioni tecniche del Cesme, potranno procedere agli approfondimenti diagnostici.
Il virus Shamonda non rientra tra le malattie elencate nella normativa dell’Unione europea e non è quindi soggetto a obbligo di notifica né a specifiche misure ufficiali di controllo. Restano, tuttavia, gli obblighi generali degli operatori di informare un veterinario in caso di mortalità anomala, segni di malattia grave o riduzione significativa della produzione per cause non determinate. È inoltre possibile procedere a una notifica volontaria all’Organizzazione mondiale per la salute animale (Omsa). Il ministero ha affidato al Cesme il coordinamento della raccolta dei dati e la tracciabilità delle segnalazioni e degli accertamenti, con l’obiettivo di aggiornare costantemente il quadro epidemiologico. Negli allevamenti viene inoltre raccomandato di ridurre, per quanto possibile e nel rispetto delle misure di biosicurezza, le condizioni che favoriscono la presenza degli insetti vettori, come i ristagni d’acqua e gli accumuli di effluenti liquidi. Potranno essere valutate anche misure di disinfestazione dei mezzi di trasporto e interventi ambientali. La circolare chiarisce che si tratta di interventi generali per ridurre l’esposizione ai vettori, non di misure specifiche contro il virus Shamonda. Se attività analoghe sono già state programmate o attuate, non è ritenuto necessario prevedere automaticamente ulteriori interventi. Il quadro resta in evoluzione: mentre proseguono gli approfondimenti sul latte e sulla circolazione dei vettori, la sorveglianza veterinaria è considerata essenziale per individuare tempestivamente eventuali nuovi casi e migliorare la conoscenza della diffusione del virus.
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