Il bilancio aggiornato al 20 ottobre 2026 per l’epidemia causata dal virus Bundibugyo è di 4.687 decessi. Segnalati casi importati anche in Kenya e Nigeria
L’epidemia di Ebola causata dal virus Bundibugyo continua a rappresentare una sfida per la sanità pubblica nella regione africana. All’ultima rilevazione, nella Repubblica democratica del Congo sono stati registrati 9.704 casi confermati e 4.687 decessi, con un tasso di letalità grezzo del 48,3%. I contagi risultano distribuiti in 66 zone sanitarie di otto province. A tracciare il quadro è l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che nel suo ultimo aggiornamento segnala un’espansione geografica dell’epidemia e la comparsa di casi importati in Kenya e Nigeria. Nella Repubblica democratica del Congo, in particolare, la trasmissione continua a livelli elevati.
Uno degli aspetti che preoccupano maggiormente l’Oms riguarda il numero di persone che muoiono prima di raggiungere un centro di trattamento. Dei 482 decessi segnalati dall’ultimo aggiornamento, 307 si sono verificati nelle comunità e 175 nelle strutture sanitarie dedicate. Il dato mette in evidenza le difficoltà nell’identificare tempestivamente i casi e nel garantire un accesso rapido alle cure. Intercettare precocemente le persone con sospetta infezione e indirizzarle verso strutture adeguate è fondamentale sia per migliorare le possibilità di assistenza sia per contenere il rischio di ulteriori contagi.
Il 6 ottobre il ministero della Salute del Kenya ha comunicato il primo caso di infezione da virus Bundibugyo importato e confermato in laboratorio. La persona era arrivata nel Paese dalla Repubblica democratica del Congo, attraversando l’Uganda. Al 20 ottobre, in Kenya erano stati segnalati nove casi complessivi, compreso un decesso. Gli altri otto riguardavano contatti noti del caso iniziale. Secondo l’Oms, al momento dell’aggiornamento non vi erano evidenze di una trasmissione più ampia nella comunità. Un nuovo caso importato è stato confermato il 20 ottobre anche in Nigeria, nel Territorio della Capitale Federale, ad Abuja. La persona contagiata era arrivata dall’Uganda ed è stata posta in isolamento, dove sta ricevendo assistenza medica. Le autorità stanno ricostruendo gli spostamenti effettuati e indagando sulla possibile fonte dell’esposizione. La presenza di casi in Paesi diversi da quello in cui l’epidemia è maggiormente concentrata rende necessario mantenere alta l’attenzione, senza però confondere la segnalazione di infezioni importate con la prova di una diffusione incontrollata sul territorio.
Di fronte all’evoluzione del quadro epidemiologico, l’Oms richiama la necessità di rafforzare la sorveglianza transfrontaliera, il monitoraggio nei punti di ingresso, l’individuazione tempestiva dei casi e il coordinamento delle attività di preparazione e risposta all’emergenza. L’obiettivo è individuare rapidamente eventuali nuove infezioni e contenere la trasmissione, attraverso la collaborazione tra le autorità sanitarie e i servizi coinvolti nella gestione dei casi e dei contatti. L’Organizzazione mondiale della sanità, sulla base della valutazione riportata nell’aggiornamento, sconsiglia l’introduzione di restrizioni ai viaggi e agli scambi commerciali con i Paesi interessati. La priorità resta il rafforzamento delle misure di sanità pubblica, della sorveglianza e della capacità dei sistemi sanitari di rispondere tempestivamente a nuovi casi.
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