Regione, gestori privati e sindacati Cgil e Cisl firmano un memorandum per contrastare la carenza di operatori sociosanitari nelle strutture per anziani, persone non autosufficienti e con disabilità
La carenza di personale qualificato è una delle sfide che il sistema sociosanitario deve affrontare per garantire continuità assistenziale e qualità delle cure, soprattutto nei servizi rivolti alle persone anziane, non autosufficienti e con disabilità. In Emilia-Romagna, la risposta passa anche dalla formazione di chi già lavora in queste strutture ma non possiede ancora la qualifica necessaria per diventare operatore sociosanitario (Oss). La Regione ha sottoscritto un memorandum con i gestori privati dei servizi e le organizzazioni sindacali Cgil e Cisl per aumentare stabilmente il numero di Oss qualificati. L’intesa prevede uno stanziamento regionale di 5 milioni di euro per avviare, dal 2027, percorsi formativi gratuiti destinati alle lavoratrici e ai lavoratori già occupati nei servizi sociosanitari e assistenziali. L’accordo punta a intervenire su una difficoltà strutturale che riguarda l’intero settore: ampliare il numero di professionisti qualificati, sostenere chi intende acquisire nuove competenze e favorire la permanenza del personale nei servizi. Un obiettivo che si inserisce in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescita dei bisogni assistenziali.
I percorsi formativi seguiranno il nuovo profilo nazionale dell’operatore sociosanitario e avranno una durata complessiva di mille ore, suddivise in 550 ore di formazione e 450 ore di tirocinio. La parte teorica comprenderà 225 ore a distanza e 225 in presenza, alle quali si aggiungeranno 100 ore di esercitazioni pratiche in presenza. L’organizzazione dei corsi sarà pensata per consentire la partecipazione anche a chi è già impegnato quotidianamente nell’assistenza. La possibilità di seguire una parte della formazione a distanza e la costruzione dei tirocini in collaborazione con i datori di lavoro sono tra gli strumenti individuati per rendere il percorso compatibile con le esigenze dei servizi e con quelle dei lavoratori. L’esperienza maturata sul campo potrà essere valorizzata nella progettazione delle attività formative. La sfida, infatti, non riguarda soltanto la disponibilità di risorse economiche, ma anche la possibilità concreta di frequentare i corsi senza compromettere l’organizzazione del lavoro e la continuità dell’assistenza alle persone.
Il memorandum assegna un ruolo attivo anche ai gestori privati, che si impegnano a favorire la conciliazione tra attività lavorativa e formazione attraverso gli strumenti previsti dalla contrattazione. Tra le misure indicate figurano il riconoscimento delle ore dedicate alla qualificazione e una gestione più flessibile degli orari, anche attraverso permessi retribuiti e non retribuiti. È inoltre previsto un contributo economico di mille euro, erogato dal datore di lavoro al momento dell’iscrizione al percorso formativo. Il sostegno è collegato all’impegno del lavoratore a rimanere in servizio per 24 mesi dopo aver conseguito la qualifica. L’intesa prova così a rispondere a due esigenze strettamente connesse: consentire a un numero maggiore di persone di acquisire le competenze richieste e favorire la stabilità occupazionale in un settore nel quale la carenza di personale rende più difficile assicurare risposte adeguate ai bisogni assistenziali.
L’assessora regionale al Welfare e Terzo settore, Isabella Conti, sottolinea il valore della collaborazione tra le parti coinvolte e la necessità di affrontare il problema con strumenti condivisi. “È un patto tra istituzioni, imprese e sindacati per affrontare insieme, con strumenti concreti, una delle principali sfide del nostro sistema sociosanitario: la carenza cronica di personale qualificato. La Regione mette a disposizione risorse importanti, i gestori si impegnano a sostenere le lavoratrici e i lavoratori durante la formazione e le organizzazioni sindacali accompagnano un progetto che punta a valorizzare le professionalità e a migliorare la qualità dei servizi”, è il senso del messaggio espresso dall’assessora nel presentare l’accordo. Conti evidenzia anche la portata della convergenza raggiunta tra istituzioni, gestori e sindacati, dopo un confronto che ha richiesto mesi di lavoro. L’obiettivo è trasformare una criticità consolidata in un’opportunità per ampliare le competenze disponibili, sostenere l’occupazione e rafforzare la capacità del sistema regionale di rispondere ai bisogni delle persone più fragili.
Alla base dell’intesa c’è l’evoluzione demografica, che rende sempre più rilevante la disponibilità di personale preparato nei servizi rivolti alle persone anziane e con disabilità. L’aumento dei bisogni di assistenza richiede infatti interventi che non si limitino al finanziamento delle prestazioni, ma comprendano anche investimenti sulle risorse umane e sulle competenze professionali. In Emilia-Romagna, il Fondo regionale per la non autosufficienza si avvicina nel 2026 ai 594 milioni di euro. Le risorse sostengono gli interventi rivolti alle persone non autosufficienti e il miglioramento della qualità dei servizi accreditati. La disponibilità di finanziamenti, tuttavia, deve confrontarsi con le difficoltà di reperimento del personale e con l’abbandono della professione, problemi che richiedono risposte coordinate anche a livello nazionale. In questo quadro, la formazione degli operatori già occupati rappresenta una delle strade per ampliare la platea dei professionisti qualificati senza disperdere l’esperienza maturata nei servizi. La riuscita dell’iniziativa dipenderà anche dalla capacità di organizzare i corsi in modo sostenibile per chi lavora e per le strutture che devono continuare a garantire l’assistenza.
Il memorandum prevede l’istituzione, all’interno dell’assessorato regionale al Welfare e Terzo settore, di un tavolo di monitoraggio con le parti sociali aderenti. Il gruppo di lavoro dovrà verificare l’applicazione delle misure concordate, seguire l’andamento dei corsi e osservare la distribuzione territoriale dei partecipanti. Alla firma hanno preso parte, oltre alla Regione Emilia-Romagna, Cgil Emilia-Romagna e Cisl Emilia-Romagna e le associazioni di categoria dei gestori: Legacoop Emilia-Romagna, Confcooperative Federsolidarietà Emilia-Romagna, Agci Imprese sociali Emilia-Romagna, Anaste Emilia-Romagna, Comitato regionale Aias Emilia-Romagna, Anffas Emilia-Romagna, Uneba Emilia-Romagna e Aiop Emilia-Romagna. Il monitoraggio consentirà di valutare se le misure previste riescano effettivamente a facilitare l’accesso alla qualifica, a sostenere la partecipazione dei lavoratori e a rafforzare la presenza di personale formato nei servizi. L’accordo rappresenta dunque un tentativo di affrontare la carenza di Oss attraverso una responsabilità condivisa tra istituzioni, gestori e sindacati. La posta in gioco non riguarda soltanto il numero di operatori disponibili, ma anche la possibilità di garantire continuità, competenza e qualità nell’assistenza alle persone anziane, non autosufficienti e con disabilità.
Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato