Salute 29 Settembre 2026 17:30

Ictus, quasi raddoppiati i casi tra i 20 e i 54 anni in meno di 30 anni

Uno studio della University of Cincinnati mostra un aumento dell’incidenza di ictus nei giovani adulti tra il 1993 e il 2020, mentre tra gli anziani il fenomeno ha seguito una traiettoria opposta

di Viviana Franzellitti
Ictus, quasi raddoppiati i casi tra i 20 e i 54 anni in meno di 30 anni

L’ictus sta diventando più frequente anche nelle fasce di età considerate tradizionalmente meno esposte. È quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori della University of Cincinnati sui dati del Greater Cincinnati/Northern Kentucky Stroke Study. L’analisi ha preso in esame 2.076 primi ictus verificatisi in adulti tra 20 e 54 anni in una regione di cinque contee degli Stati Uniti, attraverso sei periodi di osservazione dal 1993-94 al 2020. I risultati sono stati pubblicati il 23 settembre 2026 sulla rivista Neurology, la rivista dell’American Academy of Neurology. L’obiettivo era valutare come fossero cambiati nel tempo l’incidenza dell’ictus, la mortalità a 30 giorni e la presenza dei principali fattori di rischio.

L’incidenza dell’ictus è aumentata nei giovani adulti

Nel periodo considerato, il tasso di ictus tra gli adulti di 20-54 anni è passato da 33,90 a 62,18 casi ogni 100.000 persone-anno, con un incremento che ha portato l’incidenza a quasi raddoppiare. Nello stesso arco temporale, negli adulti più anziani è stata invece osservata una riduzione, da 618,78 a 453,04 casi ogni 100.000 persone-anno. Il confronto evidenzia quindi una divergenza nelle due fasce di età: mentre l’ictus è diventato meno frequente tra gli anziani, la sua incidenza è cresciuta tra i giovani adulti.

Il dato non significa che l’ictus sia diventato una malattia prevalentemente giovanile. La frequenza assoluta resta molto più elevata con l’avanzare dell’età, ma lo studio documenta un cambiamento importante nella distribuzione temporale del rischio. Gli autori sottolineano inoltre che l’analisi riguarda una specifica popolazione statunitense e non consente automaticamente di estendere i risultati a tutti i Paesi.

A crescere sono soprattutto gli ictus ischemici

L’aumento osservato nei giovani adulti sembra essere stato determinato soprattutto dagli ictus ischemici, cioè quelli provocati dall’interruzione del flusso sanguigno verso una parte del cervello. In questa fascia di età il tasso è passato da 23,8 a 47,3 casi per 100.000 persone-anno tra il 1993-94 e il 2020, anche in questo caso quasi raddoppiando. I ricercatori non hanno invece rilevato un aumento analogo per le altre principali forme di ictus considerate nello studio, cioè l’emorragia intracerebrale e l’emorragia subaracnoidea. Il risultato concentra quindi l’attenzione soprattutto sui fattori che possono contribuire allo sviluppo della malattia ischemica anche in età relativamente giovane.

Più ipertensione, diabete, fibrillazione atriale e uso di sostanze

Parallelamente all’aumento dell’incidenza, tra i giovani adulti colpiti da ictus sono diventati più frequenti diversi fattori di rischio cardiovascolare. Nel corso dei periodi analizzati sono aumentate la presenza di ipertensione, diabete, fibrillazione atriale e uso di sostanze, tutte condizioni associate al rischio di ictus. Particolarmente marcato è stato il cambiamento relativo all’uso di sostanze: tra i giovani colpiti da ictus la frequenza è passata dal 4,6% nel 1993-94 al 40,2% nel 2020, con una parte consistente dell’aumento attribuita dai ricercatori al consumo di marijuana. Il dato, tuttavia, non dimostra che questi fattori siano la causa dell’aumento dell’incidenza: lo studio non disponeva infatti di informazioni comparabili su persone della stessa età che non avevano avuto un ictus. Gli autori indicano quindi l’associazione temporale come un elemento da approfondire con ulteriori ricerche.

La mortalità a 30 giorni è invece diminuita

Accanto all’aumento dei casi emerge un secondo risultato, di segno opposto: la mortalità entro 30 giorni dall’ictus è diminuita. Dopo l’aggiustamento per età, sesso e razza, il tasso di mortalità è passato dall’11,7% nel 1993-94 al 9,4% nel 2020. La riduzione è risultata principalmente associata alle forme emorragiche, per le quali il rischio di morte a breve termine è sceso nel periodo osservato. Questo significa che, mentre sono aumentati i giovani che vanno incontro a un primo ictus, una quota maggiore di chi viene colpito sopravvive alla fase acuta. Per gli autori, il risultato rende ancora più importante considerare le possibili conseguenze a lungo termine dell’ictus in una popolazione che si trova spesso ancora nel pieno dell’attività lavorativa, familiare e sociale.

Perché il fenomeno richiede ulteriori studi

Lo studio non identifica una singola causa dell’aumento degli ictus nei giovani adulti. I dati mostrano piuttosto una crescita dell’incidenza che coincide con una maggiore presenza di alcuni fattori di rischio, ma non permettono di stabilire quanto ciascuno di essi abbia contribuito alla tendenza osservata. Un ulteriore limite è rappresentato dal fatto che i dati provengono da una regione di cinque contee dell’area di Greater Cincinnati e Northern Kentucky. Il risultato, però, sposta l’attenzione sulla necessità di riconoscere e gestire precocemente i fattori di rischio cardiovascolare, anche prima dell’età tradizionalmente associata all’ictus. La ricerca mostra infatti due fenomeni simultanei: da una parte un aumento dei primi ictus tra i 20 e i 54 anni, dall’altra una riduzione della mortalità a breve termine. Comprendere perché queste due tendenze si stiano verificando contemporaneamente sarà uno degli obiettivi delle prossime ricerche.

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