L'Associazione Luca Coscioni denuncia differenze territoriali nell'accesso all'aborto farmacologico: dal 2020 è possibile effettuare la procedura senza ricovero e fino a 9 settimane, ma l'applicazione concreta delle indicazioni resta disomogenea
Nel mondo circa il 45% degli aborti avviene ancora in condizioni non sicure. A ricordarlo è l’Organizzazione mondiale della sanità in occasione della Giornata internazionale dell’aborto sicuro. Secondo l’OMS, tra il 4,7% e il 13,2% delle morti materne è riconducibile ogni anno a un aborto non sicuro, per un numero stimato tra 13.865 e 38.940 decessi. L’aborto, sottolinea l’OMS, è un intervento sanitario molto sicuro quando viene effettuato con un metodo raccomandato, adeguato all’epoca gestazionale e da personale adeguatamente formato. Al contrario, le difficoltà di accesso a cure tempestive, sicure, accessibili e rispettose possono aumentare il rischio di ricorrere a procedure non sicure.
In Italia il quadro normativo è definito dalla legge 194 del 1978, che disciplina l’interruzione volontaria di gravidanza. Negli ultimi anni, accanto alla procedura chirurgica, si è progressivamente affermato il metodo farmacologico. Un passaggio importante è arrivato nel 2020, con l’aggiornamento delle linee di indirizzo del Ministero della Salute. L’IVG farmacologica può essere effettuata fino a 63 giorni, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale, in strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate agli ospedali e autorizzate dalle Regioni, nei consultori o in day hospital. Le nuove indicazioni hanno quindi superato il precedente vincolo del ricovero ospedaliero ordinario. Anche l’AIFA, con la modifica delle modalità di impiego del mifepristone, ha rimosso il requisito del ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla verifica dell’espulsione del prodotto del concepimento. Per l’Associazione Luca Coscioni, tuttavia, la possibilità prevista dalle linee ministeriali non sarebbe ancora garantita in maniera omogenea sul territorio nazionale.
È questo il tema rilanciato dall’Associazione Luca Coscioni in occasione della Giornata internazionale dell’aborto sicuro, attraverso la campagna “Aborto senza ricovero”. “L’aborto farmacologico è sicuro, il ricovero non è necessario”, sottolinea l’associazione, chiedendo che le modalità previste dalle indicazioni nazionali siano effettivamente disponibili nei diversi territori. L’obiettivo, spiega l’Associazione Luca Coscioni, è garantire alle donne la possibilità di scegliere tra le modalità assistenziali previste e applicare il principio dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, evitando che l’organizzazione dei servizi dipenda dalle differenti impostazioni regionali. Tra le richieste della campagna ci sono la possibilità di accedere all’aborto farmacologico entro le prime 9 settimane di gestazione, effettuare la procedura in consultorio o in ambulatorio e assumere il secondo farmaco a domicilio.
La questione riguarda anche l’organizzazione concreta dei servizi. Secondo l’Associazione Luca Coscioni, la disponibilità dell’IVG farmacologica senza ricovero rimane disomogenea e questo può creare differenze nell’accesso alla prestazione, soprattutto nelle aree caratterizzate da una maggiore presenza di obiettori di coscienza. Un esempio recente arriva dalla Campania. La Regione ha approvato il 23 aprile 2026 il modello organizzativo per l’IVG farmacologica in regime ambulatoriale, fino a 9 settimane, prevedendo la possibilità di effettuare la procedura presso ambulatori specialistici, consultori familiari e a domicilio. Il provvedimento ha dato attuazione alla precedente delibera regionale del 2023. La stessa Regione ha sottolineato che il nuovo percorso introduce la possibilità della seconda somministrazione del trattamento farmacologico a domicilio e dell’IVG in day service, senza ricovero ordinario.
Accanto all’organizzazione dei servizi, l’Associazione Luca Coscioni pone il tema della disponibilità dei dati sull’applicazione della legge 194. L’associazione chiede informazioni più tempestive, dettagliate e facilmente consultabili sull’accesso all’IVG e sull’organizzazione dei servizi, ritenendo che dati maggiormente disaggregati possano contribuire a fotografare le differenze territoriali e a individuare le criticità. La disponibilità di informazioni aggiornate è infatti un elemento importante per valutare come le prestazioni previste dalla normativa vengano effettivamente erogate nei diversi territori.
La Giornata internazionale dell’aborto sicuro riporta così al centro un tema che riguarda contemporaneamente salute pubblica, organizzazione sanitaria e accesso ai servizi. A livello globale, la priorità indicata dall’OMS è ridurre gli aborti non sicuri garantendo alle persone che ne hanno bisogno un’assistenza basata su metodi sicuri, informazioni corrette e personale formato. In Italia, dove il quadro normativo consente da anni l’accesso all’IVG farmacologica senza ricovero ordinario, il tema posto dall’Associazione Luca Coscioni riguarda soprattutto la concreta uniformità dell’offerta sul territorio nazionale: non soltanto la possibilità prevista dalle norme, ma la sua effettiva disponibilità nei servizi sanitari.
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