Salute 28 Settembre 2026 16:33

Trapianto di utero, il 70% delle pazienti ha avuto una gravidanza a termine

Lo rileva una revisione dei 60 trapianti eseguiti negli Stati Uniti dal 2016 al 2025. Sono nati 48 bambini e gli esiti chirurgici sono migliorati nel corso del decennio.

di Arnaldo Iodice
Trapianto di utero, il 70% delle pazienti ha avuto una gravidanza a termine

Il trapianto di utero si sta consolidando come una possibilità concreta per le donne con infertilità assoluta di origine uterina. È quanto emerge da una revisione nazionale condotta dai ricercatori della Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania e pubblicata su Obstetrics & Gynecology. Lo studio ha analizzato 60 trapianti di utero eseguiti negli Stati Uniti tra il 2016 e il 2025 nei quattro centri che offrono la procedura, raccogliendo dati chirurgici, riproduttivi, neonatali e sullo sviluppo nella prima infanzia.

Il 70% delle donne sottoposte a trapianto ha avuto almeno un parto a termine oppure era ancora incinta oltre la ventesima settimana alla conclusione dello studio. L’analisi rappresenta quasi l’intera esperienza statunitense con questa procedura e documenta anche un progressivo miglioramento degli esiti chirurgici. L’infertilità assoluta di origine uterina, che comprende l’assenza dell’utero dalla nascita o dopo un’isterectomia, interessa circa il 3% delle donne. La maggior parte delle pazienti analizzate aveva la sindrome di Mayer-Rokitansky-Küster-Hauser (MRKH), caratterizzata dal mancato sviluppo dell’utero; altre avevano subito un’isterectomia o presentavano un utero non in grado di sostenere una gravidanza.

Penn, dieci anni di esperienza con il trapianto

L’esperienza della Perelman School of Medicine ha avuto un ruolo rilevante nello sviluppo della procedura negli Stati Uniti. Sotto la guida di Kathleen E. O’Neill, professoressa associata di ostetricia e ginecologia alla Penn e direttrice del Programma di Trapianto Uterico, nel novembre 2019 è nato il primo bambino dopo un trapianto di utero eseguito presso l’ateneo. Si trattava di Benjamin Gobrecht, la cui madre era nata senza utero e aveva ricevuto l’organo da una donatrice deceduta attraverso il programma Gift of Life, nell’ambito dello studio clinico UNTIL sul trapianto di utero della Penn. Da allora, presso il centro sono nati otto bambini da sette trapianti, nella maggior parte dei casi effettuati utilizzando organi provenienti da donatrici viventi. Tre delle pazienti che hanno già avuto figli sani stanno inoltre cercando di concepire nuovamente.

Secondo O’Neill, i dati raccolti indicano che il trapianto rappresenta un metodo efficace per ottenere una gravidanza e avere figli e dovrebbe essere valutato, insieme all’adozione e alla maternità surrogata, dalle pazienti e dai loro medici nel percorso di scelta delle modalità per formare una famiglia. L’analisi nazionale consente inoltre di valutare l’evoluzione della tecnica al di là della singola esperienza di un centro.

Migliorano gli esiti chirurgici, 48 bambini nati

Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla revisione riguarda la progressiva riduzione delle complicanze chirurgiche. Dei 60 uteri trapiantati nel periodo compreso tra il 2016 e il 2025, 51 sono sopravvissuti oltre i primi 30 giorni successivi all’intervento, considerati una fase critica per la riuscita del trapianto.

Tra le donne che hanno ricevuto questi organi, oltre l’82% ha portato a termine almeno una gravidanza oppure era ancora incinta da almeno 20 settimane al termine del periodo di osservazione. Il miglioramento appare particolarmente evidente negli anni più recenti: dal 2020 si è verificato un solo fallimento dell’innesto chirurgico tra i 31 trapianti effettuati negli Stati Uniti, un dato che gli autori collegano ai progressi nelle tecniche chirurgiche e nell’assistenza alle pazienti. Anche per le donatrici viventi è stata osservata una riduzione delle complicanze maggiori che hanno richiesto ulteriori interventi. Queste sono passate dal 33% nel biennio 2016-2017 all’8% nel periodo 2024-2025. Nessuna ricevente o donatrice vivente ha riportato complicanze potenzialmente letali o è deceduta a causa della procedura durante il periodo analizzato.

Nel complesso, negli Stati Uniti sono nati 48 bambini da madri sottoposte a trapianto di utero. Nove donne hanno avuto due figli, indicando che un utero trapiantato può sostenere più di una gravidanza prima della sua rimozione. La possibilità di affrontare gravidanze successive rappresenta infatti un elemento rilevante della procedura, che prevede normalmente la rimozione dell’organo dopo il completamento del percorso riproduttivo per evitare l’esposizione prolungata all’immunosoppressione necessaria a mantenerne la funzionalità. I risultati, tuttavia, non eliminano le difficoltà ostetriche associate a queste gravidanze.

Prematurità e complicanze, ma sviluppo nella norma

La gravidanza dopo un trapianto di utero continua infatti a richiedere un monitoraggio particolarmente attento. Il 58% dei bambini inclusi nell’analisi è nato prematuro e durante la gravidanza sono state osservate con una certa frequenza complicanze come preeclampsia, diabete gestazionale e ipertensione. Per questo, spiegano i ricercatori, il successo riproduttivo della procedura deve essere considerato insieme ai rischi ostetrici che continuano a caratterizzare questo tipo di gestazione. Accanto agli esiti della gravidanza, lo studio ha preso in esame anche la salute e lo sviluppo dei bambini dopo la nascita. Tutti i bambini valutati hanno mostrato uno sviluppo normale al momento della dimissione dall’ospedale e a sei mesi di età. Tra i 29 bambini sottoposti a valutazione a tre anni, i ricercatori hanno riscontrato una crescita normale e nessun caso di ritardo della crescita. A due bambini è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico, mentre non sono stati identificati altri disturbi dello sviluppo.

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